Love, i Cavs e la trade che potrebbe essere l’errore del secolo

Qualche giorno fa si vociferava che i Cavaliers ed i Timberwolves avessero raggiunto un’accordo verbale sulla trade che permetterà l’approdo a Cleveland di Kevin Love, in cambio di Andrew Wiggins, Anthony Bennett ed una futura scelta al primo giro. Adesso Adrian Wojnarowski, una delle più autorevoli fonti sulla pallacanestro a stelle e strisce, ha confermato lo scambio, ed in più Love ha promesso di firmare un’estensione di 5 anni dal valore di 120 milioni di dollari. La trade verrà ufficializzata con ogni probabilità il 23 agosto, ovvero una volta che saranno trascorsi i primi 30 giorni del contratto da rookie di Wiggins.

Questo è solo l’ultimo tassello dell’effetto domino scaturito dalla Decision 2.0 di LeBron. Non a caso dei 20 migliori free agent solo 6 si erano accasati prima che James scegliesse di tornare in Ohio. Già il fatto che il nativo di Akron avesse omesso Wiggins dalla sua lettera con cui ha annunciato il ritorno aveva fatto intendere che il rookie più chiacchierato dell’anno potesse cambiare presto franchigia. Da un lato c’era appunto Andrew, un prodigioso 19enne con un futuro luminoso davanti a lui e già in grado di avere un impatto positivo nella lega, soprattutto dal punto di vista difensivo. Dall’altro c’era Love, un 25enne che nella scorsa stagione ha viaggiato con una media spaziale di 26.1 punti e 12.5 rimbalzi, facendo registrare anche il terzo miglior PER della NBA.

La tesi di chi è favorevole a questo scambio è molto semplice: James è prossimo ai 30 anni, anche in questa stagione la Eastern Conference si prospetta abbordabile e con due tra i migliori giocatori della lega Cleveland sarebbe di diritto una delle favorite per arrivare alle Finals. In più, l’enorme talento offensivo di Love, ed in particolare la sua capacità di fare centro con continuità da oltre l’arco, si sposerebbe molto bene con lo stile di gioco di LeBron. Ed è anche difficile immaginare che Wiggins, per quanto possa diventare tranquillamente una stella della lega, riesca ad un certo punto della sua carriera a viaggiare con una media di 26+12. Messa così, i Cavaliers sarebbero stati dei pazzi a non fare questo scambio, ma ci sono tanti altri aspetti sa considerare. 

Come già detto, Andrew ha il potenziale per essere un giocatore speciale, di quelli che raramente si vedono, e la possibilità di giocare al fianco di James lo avrebbe potuto aiutare tantissimo a progredire in tempi brevi. Ma soprattutto bisogna considerare che con l’arrivo di Love i Cavaliers non risolveranno affatto il loro problema più grande, ovvero la fase difensiva, in particolare quella interna. Logica vorrebbe che non si cedesse un talento come Wiggins, se in cambio si ottiene qualcosa che non va a mettere una pezza al grande punto debole della squadra, ma anzi va solo ad accentuarlo. In questo senso Anderson Varejao potrebbe essere l’uomo ideale per l’area dei Cavaliers, ma ormai va per i 32 anni e nelle ultime 4 stagioni è apparso in sole 146 partite su 321. E’ difficile aspettarsi che possa rimanere in buone condizioni per tutta la stagione, ed alle sue spalle Cleveland non ha molto da proporre, dopo aver scambiato Tyler Zeller per fare spazio a LeBron. Tristan Thompson potrebbe andare bene per giocare dei minuti da centro, ma nei playoffs sarebbe condannato ad un enorme sofferenza contro gente come Noah, Valanciunas e Hibbert, solo per nominare lunghi della Eastern. 

Insomma, per quanto Love sia un grandissimo giocatore, nei fatti rimane un difensore di bassissimo livello, per non dire terribile. Ci si potrebbe anche aggiungere che, al di là delle statistiche pazzesche, ha dimostrato ben poco, non essendo mai riuscito a trascinare i suoi Timberwolves ai playoffs, anche quando sulla carta avevano un roster più che adeguato per qualificarsi. Ma a Cleveland non gli si chiederà di certo di fare il leader, per quello c’è James. Questa trade avrebbe avuto decisamente un senso se i Cavaliers avessero avuto a roster un centro come Marc Gasol, Noah o Bosh, in grado di coprire le lacune difensive del compagno di reparto ed allo stesso tempo di dare un importante contributo offensivo. Proprio il tanto bistrattato Chris Bosh sarebbe stato il giocatore ideale in una situazione come quella di Cleveland: offensivamente Love sarà anche superiore, ma è anni luce dall’essere un giocatore vincente come quello degli Heat, che ha ricoperto un ruolo fondamentale nel back-to-back, grazie alla sua capacità di difendere efficacemente il pitturato, combinata a quella di aprire il campo in attacco. 

E’ strano che uno come James abbia dato il suo assenso per questa trade: una una Eastern Conference non irresistibile, i Cavs sarebbero potuti comunque essere tra i favoriti anche senza Love, anzi forse con Wiggins e Bennett avrebbero avuto un maggiore equilibrio. Non dimentichiamoci che LeBron nel 2010 ha vinto con questa franchigia la bellezza di 66 partite, quando i migliori compagni di squadra che aveva erano Mo Williams e Zydrunas Ilgauskas. Adesso ha attorno molto più talento, che avrebbe potuto indirizzare e far crescere attraverso la sua leadership. Ed invece adesso i Cavaliers si ritrovano con un futuro fenomeno ed un possibile giocatore di buon livello in meno, ma con un Kevin Love che, per quanto sia una stella conclamata e offensivamente devastante, non fa altro che accentuare la più grande debolezza di questa squadra.