L’ultima volta di Allen, Pierce e Garnett sullo stesso parquet?

Sul cronometro 32 secondi al termine di Gara-5 tra Brooklyn Nets e Miami Heat. Ray Allen segna il canestro del sorpasso Heat, decisivo per via dell’inerzia della gara, ormai totalmente dalla parte di Miami. Inutili gli assalti finali, con Garnett, Pierce e Joe Johnson (molto discutibile un mancato fischio sul numero 34 di Brooklyn a 5 secondi dal termine); Brooklyn dovrà vedere da casa le Finali della Eastern Conference. E’ nel momento in cui l’attacco dei Nets annaspa sotto la dura pressione degli Heat, che Garnett, Pierce e Allen stanno, con tutta probabilità, condividendo il loro ultimo istante su un parquet NBA, da professionisti. Se la carriera di Pierce e Allen sembra poter ancora durare per qualche stagione, non si può dire lo stesso per Kevin Garnett. The Revolution ha infatti vissuto una stagione d’agonia, in cui fisicamente non è mai stato in grado di dare un serio apporto alla squadra, in considerazione del fatto che, anche offensivamente, KG è sembrato essere un giocatore finito. Le voci su un suo ritiro sono insistenti, perché uno come lui non si è abituati a vederlo in certe condizioni, e francamente, nessuno si augurerebbe per lui un’altra stagione da carne da macello, nonostante abbia un contratto che lo lega per un altro anno ai Nets. Se tutto andrà come si aspettano i maggiori analisti della NBA, è proprio ieri, Mercoledì 14 Maggio 2014, che Kevin Garnett, Paul Pierce e Ray Allen, si sono incrociati per l’ultima volta in campo.

BORN IN THE 70’s – I tre figli degli anni ’70, Allen (’75), Garnett (’76) e Pierce (’77), fino al loro incontro in quel di Boston, hanno avuto carriere piuttosto simili. Talenti prodigiosi, sono stati scelti in posizioni altissime, in prestigiosi Draft NBA; Garnett, 5°, da liceale, nel Draft 1995, Allen, nella stessa posizione nell’anno successivo, uscito dopo tre leggendarie stagione a Uconn, e Pierce 10° nel 1998, dopo aver giocato per i Kansas Jayhawks. Se il primo e l’ultimo sono rimasti legati per più di dieci stagioni ad una sola franchigia, perdente, come erano quelle di Minnesota, fino all’anno di grazia 2003/2004, e Boston, per Allen le cose sono andate lievemente in maniera diversa. Dopo essere stato scelto da Minnesota nel ’96, era stato immediatamente scambiato a Milwaukee per Stephon Marbury; ai Bucks, molto competitivi in quel periodo, Allen è rimasto per cinque stagioni, raggiungendo una finale di Conference insieme a Glenn Robinson, Sam Cassell e Tim Thomas. Successivamente venne scambiato, un po’ per sua volontà, un po’ perché i Bucks avevano deciso di lanciare un promettente Michael Redd come guardia titolare, ai Seattle Supersonics. Nelle cinque stagioni nella Rain City, oltre a grandi prestazioni realizzative, Allen aveva ottenuto ben poco, nonostante un corredo notevole formato da Rashard Lewis, Luke Ridnour e Chris Wilcox. Se a questo aggiungiamo la voglia di Garnett di lasciare Minnesota, franchigia sempre più allo sbando ed incapace di replicare i fasti della fugace era Garnett/Cassell/Sprewell, e quella dei Celtics di far rinascere una grande franchigia, da troppo tempo lontana dai palcoscenici più nobili della Lega, è facile capire come il sodalizio per i tre arrivasse nel momento perfetto.

IL SODALIZIO – Nell’Estate del 2007 Danny Ainge piazza il colpo del successivo quinquennio. Scambia Jeff Green per Ray Allen e manda una nidiata di mezze calzette, più Al Jefferson, a Minnesota, in cambio di Kevin Garnett. Una manna dal cielo ed un’iniezione di adrenalina per Paul Pierce, che negli ultimi anni si era distinto più per le critiche alla dirigenza che per le prestazioni in campo. Ne nasce una squadra fenomenale, dovuta all’altissimo livello dei giocatori, all’amicizia granitica che lega le tre stelle e alla fame di raggiungere quel titolo che fino ad allora era stato ingiustamente fuori dalla portata dei tre All Star. E’ l’epoca dei Big Three, che, dopo un brevissimo periodo di assestamento, chi scrive ha avuto l’onore di vedere la prima partita in assoluto di quel gruppo a Roma, contro i Toronto Raptors di Sam Mitchell e Bargnani, e già allora fu un gran vedere, giunge sino al titolo NBA, vinto contro i rivali di sempre, i Lakers. Una cavalcata fenomenale, terminata in appena una stagione, risultato impossibile anche per una squadra costruita a tavolino come i Miami Heat del 2010/2011. Paradossalmente, però, gli anni ancor più indimenticabili per Boston sono i successivi, quelli in cui, pur non vincendo un altro titolo, chiedere ai vendicativi Lakers per eventuali delucidazioni, si è creato un vero e proprio “stile Celtics”, che stava ad indicare un basket duro, difensivo, di cuore, ancora prima che tecnico, spumeggiante, bello a vedersi. E’ chiaro che in un contesto del genere, uno come Ray Allen, esemplificazione dell’estetica della pallacanestro, si potesse trovare peggio di Garnett e Pierce, due animi pugnaci, sempre pronti a dar battaglia, indipendentemente dalle condizioni in cui si trovassero. Ad ogni modo le premesse per il fattaccio dell’Estate del 2012 sembravano non esserci.

IL TRADIMENTO E LA FINE DI UN’EPOCA – La notizia sconvolgente arriva l’11 di Luglio. Ray Allen lascia i Celtics per approdare ai Miami Heat, la squadra che, qualche mese prima, aveva impedito dopo 7 durissime gare ai Celtics di tornare alle Finals NBA. Sgomento per i fans, lo staff tecnico biancoverde, ma soprattutto per i compagni di battaglie, Pierce e Garnett. Arcinota la reazione di Kevin Garnett, schifato al punto da troncare di netto ogni rapporto con il compagno di cinque anni di battaglie. Eppure la storia non finisce qui. I Celtics sono in disfacimento, mentre Ray Allen segna una delle triple che passeranno alla storia del gioco, in gara 6, allo scadere, contro San Antonio. Una beffa per la Celtics Nation. Ma se lo sceneggiatore era sembrato piuttosto duro, facendo finire la storia dei Big Three così amaramente, quello che ha scritto le pagine di questi playoff, sembra essere addirittura sadico. Dopo il terremoto in casa Celtics, che manda Garnett, agli sgoccioli della carriera, e il capitano di una vita, Paul Pierce, ai Brooklyn Nets, arriva l’ultima reunion. Nets contro Heat. Ultima chance, ultima occasione per KG e Pierce di vendicarsi. Dopo un secco due a zero per i padroni di casa, arrivano tre gare importanti dei Nets, ma se la numero quattro viene portata a casa da Miami grazie ai 49 di Lebron, la cinque, probabilmente l’ultima di Kevin Garnett da professionista, viene chiusa da una tripla dell’ex fratello, ora traditore, Ray Allen, nel suo classico stile. Inesorabile.

Tralasciando giudizi di valore, è evidente che sono gli ultimi istanti di una generazione NBA che ha fatto innamorare i fan del post Michael Jordan, quelli degli anni ’90 per intenderci. Perdere Garnett, Steve Nash, e prima o poi Pierce, Allen, Duncan, Nowitzki e Kobe Bryant, sarà una botta dura per chi si è avvicinato al Gioco grazie a loro; quindi, per quanto dura sia stata questa capitolazione di KG e Pierce, in pochi si potranno dire tristi di aver visto per un’ultima volta un pezzo di storia della NBA insieme sul parquet.