Lunghi della Western Conference: statistiche a confronto

La fine della Regular Season rappresenta sempre un ottimo momento per riflettere su prestazioni e statistiche riguardanti le varie squadre e i rispettivi giocatori. In un periodo cestistico in cui lo “small-ball” sta prendendo notevolmente piede come arma tattica importante per dare il cambio di ritmo decisivo alle partite è quindi interessante vedere qual è stato l’impatto dei lunghi veri e propri all’interno delle proprie squadre. Per facilitarne la lettura il lavoro uscirà in due articoli distinti, dividendo in questo modo i lunghi per Conference. Ho scelto di analizzare alcuni lunghi della Western Conference non potendo parlare di tutti per motivi di spazio. Ne viene certamente fuori un quadro che dimostra non solo l’importanza di un lungo di alto livello soprattutto in termini difensivi e di spaziature offensive, ma anche la grande qualità e varietà di interpretazione che il ruolo propone nella NBA moderna. Oltre a quelle dei lunghi descritti qui sotto sono state degne di nota anche le stagioni di Robin Lopez e LaMarcus Aldridge (23.2 punti e 11.1 rimbalzi) a Portland, Andrew Bogut (10 rimbalzi di media ed un infortunio che rischia di tenerlo fuori dai Playoffs) e David Lee nei Golden State Warriors , Enes Kanter a Utah (12.3 punti e 7.5 rimbalzi, raddoppiando le medie dell’anno scorso), il solito strepitoso Dirk Nowitzki a Dallas e la coppia Timofey Mozgov (29 rimbalzi come season high)-Kenneth Faried (13.6 punti e 8.5 rimbalzi con anche un gran buzzer vs Golden State) ai Denver Nuggets.

Legenda Statistiche
P, R, A, S: punti, rimbalzi, assist, stoppate
OffRtg: numero di punti segnati dalla squadra col giocatore in campo su 100 possessi
DefRtg: numero di punti concessi dalla squadra col giocatore in campo su 100 possessi
REB%: percentuale di rimbalzi che un giocatore cattura quando è in campo
eFG%: percentuale di tiro aggiustata considerando nella valutazione i tiri da 3 1.5 volte di più rispetto quelli da 2

San Antonio Spurs: Tim Duncan

DuncanHa 37 anni, quasi 38. Da qualche stagione si dice che sarà la sua ultima ad altissimo livello ed invece continua a giocare ed incidere come pochi altri nella Lega. Ha finito la passata stagione battendo le mani sul parquet per un tiro fondamentale sbagliato in gara 7 delle Finals ed è tornato più carico che mai per la Regular Season. I numeri parlano per lui: 15.2 punti, 9.7 rimbalzi, quasi il 60% da sotto e il 40% dalla media, DefRtg 100.7, OffRtg 107.4, 18.8% di rimbalzi catturati quando è in campo. Numeri di una stella assoluta che non sente l’età, numeri di un lungo che dopo aver dominato durante tutta la carriera vuole prendersi l’ultimo anello. Vicino a Duncan, quando a gioca da ala forte, è anche molto importante l’apporto del centrone brasiliano ex Tau Vitoria Tiago Splitter. Splitter è fondamentale soprattutto per le sue abilità difensive (con lui in campo gli Spurs concedono solo 96 punti su 100 possessi) e anche in attacco è in grado di consentire la giusta presenza e le giuste spaziature.

Statistiche: 15.2p, 9.7r, 3a, 1.9s, 100.7 DefRtg, 107.4 OffRtg, 18.8% REB%, 49% eFG%

Oklahoma City Thunder: Serge Ibaka

Il lungo naturalizzato spagnolo è di fatto considerato la terza stella di una contender come gli Oklahoma City Thunder dalla trade che ha portato James Harden a Houston. Ibaka, che può giocare sia da 4 con vicino centri difensivi come Perkins e Steven Adams sia da 5 in quintetti più perimetrali con Durant ala forte, in questa stagione non ha minimamente deluso le attese mostrando grandissimi miglioramenti in ogni aspetto del gioco, letture comprese. Ibaka ha consolidato il suo jumper dalla media (in ogni zona oscilla tra il 40 e il 50%), è difficilmente marcabile sotto canestro (>60%) e ha aggiunto al suo repertorio un tiro dall’arco abbastanza affidabile (quasi 40%). Dopo aver citato l’impatto offensivo non si può non menzionare la parte difensiva che è quella dove il numero 9 fornisce certamente l’apporto maggiore con quasi 3 stoppate di media, concede solo il 37.5% ai propri avversari nel pitturato e grazie al suo notevole atletismo è capace di marcare i piccoli avversari in caso di cambio difensivo e di difendere il ferro con successo. Inutile dire che per lo spagnolo i 15.2 punti e gli 8.7 rimbalzi di media rappresentano il top della sua giovane carriera NBA.

Statistiche: 15.2p, 8.7r, 1.1a, 2.7s, 101.1 DefRtg, 108.2 OffRtg, 14.7% REB%, 54.7% eFG%

Sacramento Kings: DeMarcus Cousins

I Kings hanno dei problemi? Vero. I Kings sono arrivati lontanissimi dai Playoffs? Vero anche questo. Ma i Kings hanno una stella assoluta dal talento immenso che in questa stagione è esplosa del tutto: DeMarcus Cousins. A preoccupare del ragazzo, nelle stagioni passate, era più il carattere che le abilità tecniche ma in questa annata ha spazzato via ogni dubbio. Top in carriera per punti e rimbalzi (22.7 e 11.7), capacità di dominare in ogni partita e contro ogni avversario con discreta continuità, preciso dalla media, difficile da contenere sotto canestro (55%) e solidissimo a rimbalzo. Capace di portare a termine 15 partite con più di 30 punti e 48 partite con più di 20, non andando in doppia cifra di rimbalzi in sole 18 occasioni (top rimbalzi: 20 vs Nets). I Kings, ora, hanno la loro stella e dovranno costruire intorno a Cousins se vorranno un futuro migliore.

Statistiche: 22.7p, 11.7r, 2.9a, 1.3s, 105.1 DefRtg, 103.2 OffRtg, 20.8% REB%, 49.6% eFG%

Los Angeles Clippers: DeAndre Jordan

Il giocatore dei Clippers che più di tutti ha beneficiato della cura Rivers è stato DeAndre Jordan. Il centrone da 10 milioni di dollari a stagione sotto la guida di Del Negro era sembrato un giocatore dal grandissimo potenziale, ma con troppe lacune tecniche, mentali e difensive. Con Doc Rivers, che ha dichiarato di volerne fare un difensore di primo livello, DeAndre è salito di tono facendo vedere quali sono le sue doti. A rimbalzo si affida molto all’atletismo ma è sempre dominante (13.7 di media), in difesa è molto più presente (notevole il dato della percentuale concessa all’avversario con 37.8% in the paint) anche se spesso va in difficoltà nella posizione sui giochi a due. In attacco è un grande finalizzatore soprattutto sopra il ferro e a rimbalzo offensivo (10.5 punti e 68% da sotto). Le fortune dei Clippers in Regular Season sono passate dai miglioramenti di DeAndre e ai Playoffs il numero 6 è chiamato ad un’ulteriore prova di maturazione per diventare uno dei centri più importanti della Western Conference.

Statistiche: 10.5p, 13.7r, 0.9a, 2.5s, 102.1 DefRtg, 111.4 OffRtg, 21.4% REB%, 67.5% eFG%

New Orleans Pelicans: Anthony Davis

Avete in mente quando prima del Draft di due anni fa si diceva che il lungo dei Kentucky Wildcats campioni NCAA sarebbe stato dominante entro qualche anno? Ecco, previsione sbagliata. Ma non sulla parte del “dominare”, bensì sulla dimensione temporale del “qualche anno”, perché sta già dominando dalla seconda stagione. I Pelicans non faranno i Playoffs, nonostante tramite trade e free agency abbiano cercato di allestire un roster competitivo, ma AD ha sempre dimostrato di essere già un giocatore di élite su entrambi i lati del campo venendo pure convocato per il suo primo ASG. La sua Regular Season è da 20.8 punti di media, 10 rimbalzi, 62% nella restricted area (meno preciso dalla media dove comunque è nettamente migliorato rispetto alla scorsa stagione) con picchi da 40 punti e 21 rimbalzi contro Boston o da 30 punti e 8 stoppate contro Utah. Inoltre, grazie al suo atletismo e ad una apertura “alare” notevole, ha anche quasi 3 stoppate di media a partita. Il futuro è suo ed ha già iniziato a prenderselo.

Statistiche: 20.8p, 10r, 1.6a, 2.8s, 107.1 DefRtg, 105.4 OffRtg, 16.7% REB%, 52% eFG%

Memphis Grizzlies: Marc Gasol

E’ stato il miglior difensore della passata stagione NBA in cui i Grizzlies sono giunti fino alla finale di Conference. In questa stagione, con la grande novità di Joerger in panchina al posto di Hollins, Marc si è subito infortunato gravemente al ginocchio e i Grizzlies sono andati in difficoltà perdendo partite su partite. Rientrato il centro spagnolo, però, è tornato il sereno e con un incredibile record di 34 vittorie e 13 sconfitte è arrivata un’altra qualificazione ai Playoffs a scapito dei Phoenix Suns. Marc è fondamentale in difesa dove guida la squadra con intelligenza ed è capace di tenere i piccoli sul cambio (anche se in questa stagione la sua DefRtg è calata da 95.4 a 102.2) e in attacco è un eccellente passatore oltre che affidabile come realizzatore. La sua presenza è fondamentale per i Grizzlies al pari di quella del suo compagno di reparto Zach Randolph che si è dimostrato ancora una volta un rebus per le difese avversarie (17.2 punti di media) e il solito grandissimo rimbalzista pur non avendo un grande atletismo (10 di media), risultando anche decisivo nello scontro diretto per i Playoffs sul campo dei Phoenix Suns con una prestazione da 32 punti e 9 rimbalzi.

Statistiche: 14.5p, 7.2r, 3.6a, 1.3s, 102.2 DefRtg, 101.5 OffRtg, 13.1% REB%, 47% eFG%

Minnesota Timberwolves: Kevin Love

La stagione di Kevin Love è stata assolutamente positiva con 26.2 punti, 12.5 rimbalzi e 4.4 assist di media, 64 doppie doppie e 3 triple doppie con vette da 45 punti contro i Clippers e da 19 rimbalzi in 5 diverse occasioni. Nonostante la sua grande stagione ed un roster costruito per entrare nelle prime 8, però, il numero 42 guarderà anche quest’anno i Playoffs da casa. Le capacità offensive non si discutono essendo Love praticamente capace di segnare da qualsiasi posizione ed in qualsiasi modo (quasi 40% dall’arco…), deve invece migliorare dal punto di vista difensivo dove molte volte è passivo e dove l’accoppiata con Pekovic (assente per infortunio in quasi 30 incontri ma autore comunque di 17.4 punti e 8.7 rimbalzi di media) non è certamente ben assortita (al contrario della fase offensiva). Risalta soprattutto il dato della DefRtg nelle vittorie e nelle sconfitte, con un notevole sbalzo di 12.3 punti subiti per 100 possessi tra le une e le altre (dall’ottimo 97.8 durante le vittorie al non splendido 110.1 nelle sconfitte). Dopo l’ennesima ottima stagione personale ma senza risultati di squadra Kevin rimarrà a Minnesota? A due anni dalla scadenza naturale del contratto potrebbe essere arrivato per lui il momento di cambiare aria…

Statistiche: 26.2p, 12.5r, 4,4a, 0.5s, 103.9 DefRtg, 108.7 OffRtg, 19% REB%, 52.6% eFG%

Houston Rockets: Dwight Howard

Per alcuni atteggiamenti e comportamenti non è più amato come in passato e la Los Angeles gialloviola non lo sopporta dopo essere stata sedotta e abbandonata, ma piano piano il numero 12 a Houston sta tornando uno dei centri più dominanti della Lega. Dopo una stagione difficoltosa ai Lakers, a causa degli stessi problemi fisici che lo avevano limitato nell’ultima stagione in maglia Magic, Dwight sta tornando a quelli che sono i suoi altissimi standard aiutando una squadra come Houston a volare ai piani alti della Western Conference. Messo da parte il progetto di convivenza tecnica con Asik, ora al fianco di Dwight gioca un lungo meno ingombrante come Terrence Jones che permette ad Howard di esprimersi al suo meglio. Con 18.4 punti e 12.3 rimbalzi il centrone è in linea con le medie di carriera, ma, rispetto alla passata stagione, sta tornando a mostrare le sue grandiose qualità difensive e qualche scelta migliore in attacco, essendo anche il roster dei Rockets più funzionale alle sue caratteristiche. Dwight ha disputato partite da 35 punti e 19 rimbalzi come quella contro i Pistons, ha superato i 30 punti in 5 occasioni e i 20 rimbalzi altrettante volte (season high: 26). Howard e Harden sono riusciti a riportare a Houston il fattore campo in una serie Playoffs, chissà se riusciranno anche a riportare alle porte del successo la franchigia compiendo una missione fallita, più per sfortuna che per demeriti, dal duo McGrady-Yao Ming.

Statistiche: 18.4p, 12.3r, 1.8a, 1.8s, 102 DefRtg, 110 OffRtg, 20.5% REB%, 59.5% eFG%

Honorable Mention – Los Angeles Clippers: Blake Griffin

Nell’immaginario collettivo Blake Griffin è “quello che sa solo schiacciare”. Mai affermazione è risultata più falsa ed errata ed è proprio per questo che il numero 32 merita di essere citato a parte in questa lista. Blake è un giocatore completo, atletico e dominante e in questa stagione, grazie anche alla sapiente guida di Doc Rivers, migliorato praticamente in qualsiasi aspetto del gioco. Non è ancora un difensore di primo livello, ma è in costante miglioramento ed è in grado di usare la sua velocità e il suo atletismo per marcare qualsiasi tipo di avversario e per rimediare ad errori di posizione e lettura. Dal punto di vista offensivo in questa stagione ha dimostrato di avere un buon tiro dalla media, percentuali ai liberi finalmente decenti, discreti movimenti in post, capacità di passaggio e di palleggio oltre alle solite splendide giocate sopra il ferro. Un Blake così ai Playoffs e i luoghi comuni saranno spazzati via per sempre. I 24.1 punti sono il suo massimo in carriera, come anche i dati della OffRtg (111.1) e della DefRtg (101.5).

Statistiche: 24.1p. 9.5r, 3.9a, 0.6s, 101.5 DefRtg, 111.1 OffRtg, 15% REB%, 53.3% eFG%