Ma quale esordiente, Damian Lillard è il giocatore più clutch dell’intera NBA

Con i tifosi tutti in piedi a sperare nel miracolo con soli 9 decimi di secondo sul cronometro, Damian Lillard non li ha delusi. Ha sfruttato un doppio blocco ed ha preso il pallone dalla stessa posizione in cui Brandon Roy punì allo scadere i Rockets nel 2008. A quel punto il finale è apparso scontato: ha segnato sulla sirena la tripla che ha spedito Houston a casa e Portland nel secondo turno dei playoffs per la prima volta dal 2000.

In questi 14 anni i Blazers hanno dovuto ingoiare bocconi amarissimi: dopo una ricostruzione abbastanza rapida, culminata con l’arrivo di Brandon Roy, sono tornati ad essere competitivi, ma non sono mai riusciti ad andare oltre il primo turno. Poi gli dei del basket si sono abbattuti su Rip City, con gli infortuni che hanno tolto dalla scena una stella assoluta come Roy, e Portland si è ritrovata a dover ricostruire nuovamente. Ha aspettato LaMarcus Aldridge, ha pescato il jolly con Damian Lillard, ha rinforzato la panchina ed è riuscita finalmente a spezzare la maledizione del primo turno.

In 12 mesi per i Blazers è cambiato tanto. Nonostante la scorsa stagione da sole 33 vittorie, si respirava ottimismo per la nuova annata: con Lillard al timone, Aldridge in formato MVP ed un supporting cast di buon livello, Portland è andata ogni oltre previsione, stupendo tutti con la sua pallacanestro a ritmo elevatissimo e riuscendo ad abbinare spettacolo a vittorie, equazione tutt’altro che scontata. Sul 3-1 i tifosi hanno iniziato a sognare, ma non appena i Rockets hanno accorciato le distanze, la paura e l’ansia di essere buttati di nuovo fuori ha iniziato ad assalirli. Quando Parsons si è ritrovato tra le mani in maniera roccambolesca il pallone del sorpasso, l’incubo sembrava essersi concretizzato per i Blazers, ma Lillard ha scacciato tutti i fantasmi ed ha fatto esplodere l’urlo che per troppi anni era rimasto in gola a Portland.

Adesso la squadra aspetta la vincente della serie tra Spurs e Mavericks con la consapevolezza di essere tornati a giocare le semifinali dopo una vita e di potersela giocare senza troppe pressioni. E con un Lillard così tutto è possibile. Stiamo parlando di uno che al suo secondo anno nella lega, ma soprattutto all’esordio assoluto nei playoffs, sta giocando come un veterano, guidando la sua squadra al successo con personalità, carattere e grandi giocate. In particolare, quando la palla scotta, Damian è sempre pronto a buttarla in fondo al cesto. Al momento è probabilmente il giocatore più clutch di tutta la NBA.

Affermare ciò basandosi solo su come ha deciso la serie in gara 6 sarebbe troppo facile. Prendiamo ad esempio gara 1 con i Rockets: con i suoi sotto di 3 a 32’’ dal termine, Batum ha rimesso il pallone nelle mani di Lillard, che ha fatto saltare Jones ed ha infilato la tripla del palleggio. E nell’overtime, pur tirando con 1/4 dal campo, negli ultimi 44 secondi non ha tradito i Blazers, segnando 5 punti consecutivi e conducendo la squadra alla vittoria, nonostante l’uscita per falli di Aldridge. P

er chi non lo ha seguito attentamente nelle ultime due regular season, quello che ha fatto Lillard in gara 1 e 6, ma praticamente per tutta la serie, può apparire qualcosa di epico. Invece per Damian è la normalità: per tutto l’anno è stato clutch ogni volta che è servito, mostrando di avere realmente il ghiaccio che gli scorre nelle vene nei momenti cruciali. Basti pensare che durante la regular season, negli ultimi 5 minuti delle partite in cui il vantaggio di una squadra non ha mai superato i 5 punti, Lillard è stato eccezionale: ha segnato il 47.3% dei suoi tentativi dal campo e addirittura il 44.2% da oltre l’arco per 148 punti totali. Stavolta, però, non erano partite di regular season, bensì di playoffs: si alza il livello, ma Damian Lillard è sempre il giocatore a cui affidare il pallone quando bisogna metterlo dentro al cesto.