Marco, facci sognare: ecco perché Belinelli può essere un fattore delle Finals

Ancora qualche ora di attesa, dopodiché avranno inizio le Finals 2014, in cui andrà in scena il rematch tra Heat e Spurs. Miami vuole vincere per centrare il threepeat ed entrare in una ristrettissima elite della NBA; San Antonio vuole cancellare l’onta subita lo scorso anno, quando si vide strappare dalle mani un titolo che sembrava già vinto in gara 6. Ovviamente è inutile star qui a ripetere che per gli Spurs saranno importanti diversi fattori: le condizioni di Tony Parker, la salute di Manu Ginobili, l’incisività su LeBron di Kawhi Leonard e la vena realizzativa di Danny Green. Ma come sempre nelle Finals può sempre esserci un giocatore fondamentale, il classico X-Factor, che nessuno si aspetta. Per i texani, quel giocatore può essere proprio Marco Belinelli. Lungi da noi voler fare i “nazionalisti” come fanno la stragrande maggioranza dei siti di informazione, che prima lo denigravano e adesso lo esaltano anche solo se gioca 20 secondi. Il Beli sta viaggiando con soli 5.7 punti di media in questa post-season e finora non è mai stato un fattore, anzi, è stato l’unico giocatore in rotazione a far registrare un plus/minus negativo (-42 in 296 minuti): a differenza di Mavericks e Thunder, però, gli Heat possono offrirgli un matchup favorevole. Andiamo a vedere perché Marco può essere un protagonista delle Finals. 

ATLETISMO – Qualcuno di voi starà già storcendo il naso, perché Beli ha un tasso di atletismo inferiore alla media NBA, ma più che sufficiente per competere con i giocatori che gli Heat gli contrapporranno. Se Miami metterà Ray Allen o Shane Battier su di lui, Marco ha sicuramente una velocità di piedi maggiore per mettere palla a terra e batterli, nel caso in cui dovessero correre per contestargli un tiro da oltre l’arco. Gli Heat potrebbero anche optara per Norris Cole o Mario Chalmers: nessun problema anche in questo caso, perché Belinelli nel corso della regular season ha dimostrato di essere in grado di produrre molti punti anche tirando in testa ad avversari più piccoli. 

PICK AND ROLL – Il p&r degli Spurs lavora principalmente per costruire una buona conclusione ai tiratori. La scorsa stagione i texani potevano contare su Ginobili e Parker, ma adesso ci sono anche Mills e Belinelli. Quest’ultimo sotto la guida di Thibodeau ai Bulls ha imparato a gestire il pallone per diversi minuti ed è diventato un giocatore di pick and roll più che discreto. Il che potrebbe essere importante contro gli Heat: a differenza di quanto accaduto contro i Thunder, le rotazioni difensive degli Heat saranno per forza di cose un po’ più lente, se dovessero decidere di aiutare contro il p&r. Per questo motivo il Beli può avere un impatto anche dal punto di vista dell’impostazione. 

DIFESA – Marco è un buon difensore, a patto che davanti si trovi giocatori non troppo più atletici e alti di lui. Ha avuto problemi nella sua metà campo contro le guardie veloci e fisiche di Mavericks e soprattutto Thunder, ma con gli Heat si può accoppiare meglio. Questo perché gli Spurs tipicamente aiutano sui blocchi per le triple di Allen, mentre Beli può tenere tranquillamente il passo di due giocatori come Battier e Lewis. La sua rapidità di piedi, unità alla sua pressione difensiva, può giocare un ruolo importante. Inoltre, può anche impostare l’azione da dietro, nel caso in cui prenda il rimbalzo o recuperi il pallone, il che non è da sottovalutare. 

In conclusione, è vero che Belinelli ha faticato in questa post-season, ma allo stesso tempo può venir fuori nel momento più importante, per aiutare gli Spurs a conquistare il titolo e coronare così una stagione pazzesca a livello individuale. Il Beli ha già affrontato gli Heat nei playoffs con i Bulls, non sfigurando affatto: insomma, sa come si affrontano i campioni in carica ed è pronto a fare la sua parte.