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Mercato NBA – Chi resta ancora, non solo tra i giocatori secondari

Con la firma di Ty Lawson (Kings, un anno non garantito), di Kevin Seraphin (Pacers, biennale con team option da 3.9 milioni di dollari) e di Elton Brand (Sixers, annuale al minimo salariale) resta il 28% dei giocatori ancora senza squadra. Ma non si tratta di nomi di secondo piano, tutt’altro.

I GRANDI ESCLUSI – Lance Stephenson e Josh Smith rispondono a questa descrizione. Perché fino all’anno scorso nessuno si sarebbe mai immaginato rimanessero senza squadra. Parliamo del più giovane a raggiungere le 1000 stoppate (Smith) e di un mastino in difesa che ha aiutato i Pacers ad arrivare in finale di Conference per due anni (Stephenson). Ma parliamo anche di due ex compagni di squadra ai Clippers, che hanno avuto pessimi trascorsi sia lì che lontani da LA. La differenza è che Smith è tornato ai Rockets e ha confermato di essere in parabola precipitosamente discendente, mentre Stephenson è stato autore di un buon finale di stagione con Memphis, a quota 14.2 punti al 47% dal campo con 4.4 rimbalzi di media. Prestazioni che, nonostante tutto, i Grizzlies non hanno voluto nuovamente, non esercitando la team option sul suo contratto e lasciandolo vacante.

Voci: per Smith si parlava di un interesse da parte dei Cleveland Cavaliers, negli scorsi giorni, anche se la voce sembra ormai sfumata. Per Stephenson, invece, gli spasimanti sembravano non mancare. Cina e Europa prima, poi si parlava della firma ormai certa a New York con un annuale al minimo salariale e infine una quasi altrettanto certa alla medesima cifra ai Nets, nella sua natale Brooklyn. Ma l’unica certezza avuta è il workout che ha effettuato con i Pelicans ai primi giorni di settembre. Ora, con Jrue Holiday fuori servizio per un po’ (vicinanza alla moglie per un’operazione, ndr), può FORSE avere la sua occasione.

COSA COMBINI, JR? – Bisogna aggiungere qualcosa, alla tormentata estate del buon Smith? Tira e molla con i Cavaliers che sembra infinito, poi le voci di interesse da parte di Miami, Lakers e Minnesota. La situazione, dopo il rinnovo di James, sembrava in discesa. Ma in verità le due parti non si sono ancora incontrate. La cosa che Cleveland (ora nell’occhio del ciclone, visto che non ha rifirmato il coaching staff di Tyronn Lue)si augura è che, vedi Tristan Thompson l’anno scorso, tutto si risolva al meglio.

 

PLAYMAKER

Mario Chalmers cerca ancora squadra. Dopo una prima parte di stagione sfavillante a Memphis, si è infortunato al tendine di Achille ed è stato tagliato. Alla fine di agosto ha comunicato di essere fisicamente pronto per riprendere a giocare e aspetta notizie dalle squadre. Si parlava di lui agli Warriors o ai Knicks, voce ancora prepotente nelle discussioni di mercato. Ma stuzzica l’idea di rivedere l’alascano al fianco di LeBron, come già Chris Andersen (ironia della sorte, altro ex Grizzlie della passata stagione) ha fatto.

Norris Cole – Stupisce che uno come Cole, professionista con la P maiuscola, sia ancora free agent. Da quando è arrivato a New Orleans, ha dato una grossa mano per il rush finale dei playoff 2015 e ha tenuto una media di 10.6 punti in 26 minuti di media, con 3.7 assist. Certo non è ancora pronto per un ruolo da titolare, ma può essere una riserva preziosa per squadre che vogliono play veloci e con QI elevato. Tra queste squadre, ci sono anche qui, come per Chalmers, i Cavaliers (in attesa della scelta di Mo Williams di ritirarsi) e i Knicks. Ma, su tutti, sembra vivo l’interesse dei Minnesota Timberwolves, in cerca di un play veloce che faccia da cambio a Ricky Rubio.

Kirk Hinrich – Hinrich è un altro di quelli che lascerà i Bulls dopo una storia di addii e ritorni che prosegue dal 2010, e che quest’anno non ha visto il comeback visto il rinnovo con Atlanta. L’unica paura nel firmarlo riguarda gli infortuni e la ormai veneranda età di 35 anni. I suoi 16 minuti di media a 1.6 assist e 3 punti sono ricercati però da alcune squadre. I soliti Cavaliers e i Knicks, vogliosi di ridare a Derrick Rose uno dei suoi più fidati cambi.

Andre Miller – Sempre i Cavaliers su di lui, ma dipende ancora da cosa farà. Infatti, il Professore non sa se proseguire a giocare o ritirarsi.

 

GUARDIE

Caron Butler – L’ala aveva esercitato la sua Player Option del contratto per rimanere a Sacramento, salvo poi subire il taglio a metà luglio. Dopo un pettegolezzo di firma per New York, per la quale Butler sembra molto interessato a giocare, si è proposta anche una fine carriera a Washington. In ogni caso, per ora nulla di fatto.

Kevin Martin – Come Miller, un altro che lascia San Antonio. Ma Martin non vuole ritirarsi. È ancora giovane e uno dei tiratori più ricercati della Lega. Sembrava ci fosse interesse da parte di New York a inizio luglio, ma i Knicks hanno scelto di scommettere su Courtney Lee. L’unica notizia che riguarda un giocatore prima sul taccuino di Maverick, Kings e Bulls riguardava una voce di invito al training camp proprio da parte di Chicago. Ma ora, un upgrade di interesse dei Grizzlies (che cercano un tiratore affidabile dal perimetro) rischia di mettersi in mezzo ai piani dei Bulls.

 

ALI

Tayshaun Prince – Ex Timberwolves, l’ultimo membro attivo del micidiale quintetto Pistons che vinse l’anello del 2005 non ha ancora intenzione di smettere, e farebbe comodo a squadre che necessitano di un veterano – chioccia.

Thomas Robinson – Non è facile, per uno scelto con la quinta assoluta, essere scartato da tutte le squadre. Soprattutto perché Thomas Robinson ha mostrato lampi notevoli di talento, e a Portland era un importante uomo della second unit. Ma si sa anche che Robinson non abbia mai avuto un carattere facile, e la NBA di questa estate ci ha già mostrato quanto i cattivi ragazzi non vengano cercati molto dai GM. Si parlava di lui a San Antonio o a Detroit: ma sono pettegolezzi di inizio mercato, non di vero interesse.

Carl Landry – Lavoratore, uomo di grinta e dedito alla squadra. Il nativo di Milwaukee, dopo essere stato tagliato dai Sixers, è braccato dai Lakers, dagli Spurs e dai Pacers, più la sua vecchia squadra (Houston Rockets). Sicuro uomo da training camp, non sembra possa avere problemi a ritagliarsi un posto a roster.

Donatas Motejunas – Il lituano è ancora nel limbo. Ormai ceduto a Detroit allo scadere della deadline, non ha passato le visite mediche in una situazione che lui stesso ha voluto reclamare alla NBPA. Fatto sta che ora è free agent, e i Rockets gli hanno offerto una qualyfing offer da 3.2 milioni di dollari che il lituano deve solo firmare, per poter continuare la sua finora buona avventura in NBA (6.2 punti in 16 minuti di gioco, con 2.9 rimbalzi in 37 gare giocate).

 

ALTRI FREE AGENT

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Gary Neal

Kendrick Perkins

Dorell Wright