MERCATO NBA – Derrick Rose ancora senza casa

29 aprile 2012. Quella data la ricordano bene in molti. Derrick Rose, i Chicago Bulls, l’intera NBA. È quel maledetto giorno in cui Rose cadde a terra e pianse dal dolore e dalla frustrazione. Si era rotto il legamento crociato del ginocchio. Un infortunio destinato a cambiare i destini della Lega.

Era passato solo un anno da quando era stato nominato MVP della Regular Season e aveva portato Chicago al primo posto ad Est alle finali di Conference contro i Miami Heat, perse poi 4 – 1. 10 anni prima, Allen Iverson era eletto MVP della Regular Season, aveva portato i Sixers al miglior record ad Est e perso le Finals contro i Lakers proprio per 4 – 1. Troppe coincidenze.

Tra queste coincidenze, che quella serie era stato il punto massimo della carriera per entrambi i giocatori. Perché di Iverson sappiamo del successivo declino. Ma sappiamo anche di quello di Rose, che perse due stagioni per i più svariati infortuni, condannò Chicago a puntare su Jimmy Butler, salvo poi retrocedere e cederlo questa notte. Ma andiamo con ordine. Quello che prima era un grande giocatore, prima di tutto uno scorer e un atleta assurdamente evoluto, divenne una stella cadente condannata dagli infortuni a camminare sulle uova. E ogni anno, lottando contro questo demone, ad allenarsi per tornare forte come prima di quel 29 aprile 2012. Ma Derrick, ci hai provato tante volte; hai avuto un andamento altalenante, di grnadi prestazioni seguite da flop.

Fino a diventare, in questi Knicks, un giocatore di complemento con contratto in scadenza, destinato poi a non tornare. Almeno, i piani ora sarebbero questi. Phil Jackson se n’è andato, e con lui le possibilità di vedere Rose di nuovo in blu arancio. Quello che prima era un giocatore da massimo salariale, titolare in quasi tutte le franchigie NBA, ora sembra relegato al ruolo di chioccia, di playmaker di riserva per far crescere il futuro o addirittura fare il cambio a chi ne ha di più nel motore. Ma chi lo vuole, in fondo, un Derrick Rose che un girono va a segno e il giorno dopo manca totalmente gli obiettivi di squadra? Che sparisce nel nulla per due giorni per poi tornare alla partita successiva, senza avvisare la franchigia dei Knicks dei suoi problemi di famiglia?

Le squadre interessate c’erano, o almeno così sembrava. A inizio regular season, i Minnesota Timberwolves di coach Thibodeau, disposti a cedere Rubio per avere un play degno di tale nome. L’arrivo di Jeff Teague sembra aver fatto cambiare idea alla dirigenza di Minnesota. Poi c’erano gli Spurs e i Dallas Mavericks. Ma da quelle parti, tutto tace per ora. I Clippers, ma Teodosic sembra avere scongiurato questo arrivo di Rose con Gallinari. Infine, i Milwaukee Bucks. Per i Bucks vale la pena aprire un capitolo, perché Rose era voglioso di unirsi a loro, data soprattutto la vicinanza della città alla sua Chicago e alla sua famiglia. I Bucks, però, hanno subito rinnegato l’interesse per il giocatore, forse per la grande crescita di Malcom Brogdon e, quindi, la scarsa necessità di un playmaker.

Al momento in cui queste righe vengono scritte Derrick Rose, un tempo considerato il presente e il futuro immediato della NBA, è ancora senza squadra e difficilmente la troverà alle sue condizioni. Il destino gioca davvero brutti scherzi.

Certo che se non fosse successo niente, quel maledetto 29 aprile 2012, la musica sarebbe molto, molto diversa.