Miami Heat, Amnesty Clause per Mike Miller: il giocatore è stato fondamentale per la vittoria di due titoli NBA

Da qualche settimana si discuteva della possibilità di utilizzare l’Amnesty Clause sul contratto di Mike Miller (quasi 13 milioni nei prossimi due anni) o su quello di Joel Anthony (poco meno di 8 milioni nei prossimi due anni): alla fine la motivazione economica ha prevalso su qualsiasi ragionamento tecnico. È chiaro che Joel Anthony è un giocatore che a poco o nulla può servire ad una squadra NBA, ma la scelta di rinunciare a Miller farà risparmiare parecchi soldi in più di Luxury Tax a Miami. Non è stata, comunque, una scelta facile: è impossibile non riconoscere il ruolo svolto da Mike Miller nei primi due anelli conquistati in carriera da LeBron James.

Miller, fin dai suoi anni in NCAA con i Florida Gators, si è sempre distinto per le straordinarie capacità realizzative. Le sue qualità lo hanno portato ad essere il Rookie of the Year nel 2001 e il Sixth Man of the Year nel 2006. Con la maglia dei Memphis Grizzlies ha segnato 18.5 punti di media nella stagione 2006/2007, a 26 anni. La carriera di Miller ad alti livelli non è durata tanto a causa degli infortuni che non gli hanno mai dato tregua e lo hanno costretto, a soli 30 anni, a rivedere drasticamente le sue ambizioni di minutaggio in NBA. È in quest’ottica che, nell’estate del 2010, quella di LeBron e Bosh, i Miami Heat lo firmano per cinque stagioni a quasi sei milioni all’anno (col suo precedente contratto era giunto vicino a quota 10 milioni).

Nella prima stagione dei Big Three in Florida, Miller è tutt’altro che protagonista: segna meno di 5 punti di media in regular season, gioca solo metà stagione e scende a 2.6 punti a partita nei Playoffs. Nelle sei partite delle Finals perse contro Dallas, segna solo 21 punti (7/23 dal campo) in 93 minuti complessivi. In pochi possono però immaginare che il riscatto è dietro l’angolo. In regular season continua a non incidere, ma imprime a fuoco il suo marchio sul secondo titolo della storia degli Heat con 23 punti (7/8 da tre) nella decisiva gara 5 di finale contro OKC; nelle precedenti quattro gare aveva segnato 8 punti.

L’esterno agli ordini di Spoelstra si dimostra animale da Playoffs anche nella stagione da poco terminata. Contro Indiana chiude la serie con 3/6 dall’arco nonostante il minutaggio limitato. Nelle Finals diventa una pedina fondamentale: inizia la serie con 8/9 da tre nelle prime tre partite, convincendo Spoelstra a promuoverlo in quintetto a partire da gara 4. Curiosamente, dopo i 29 punti portati dalla panchina nelle prime tre gare, ne segna solamente 8 nelle successive quattro giocando in quintetto. Ma il suo marchio è nuovamente presente e visibile nel secondo titolo consecutivo di Miami: in gara 6 segna uno strabiliante canestro dall’arco nel quarto quarto senza una scarpa, poi cattura il primo dei due rimbalzi offensivi che permettono agli Heat una rimonta incredibile con due triple negli ultimi 30”. LeBron e compagni vincono il titolo in gara 7.

Miller, in tre stagioni con gli Heat, ha giocato tre finali NBA e ha contribuito attivamente alle due vittorie nel 2012 e nel 2013. Miami si priva di un giocatore che ha saputo essere decisivo nonostante i problemi fisici gli impedissero di rendere al meglio. Non sarà tanto difficile rimpiazzarlo da un punto di vista di impatto nell’arco dell’intera stagione, il problema sarà appunto trovare un altro giocatore in grado di esprimere il proprio talento nei momenti in cui si decide tutto. Miller ha dimostrato di possedere ampiamente questa qualità e, anche per questo, non verrà facilmente dimenticato dai tifosi di Miami.

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