MY All-Star Game: selezione delle riserve e simulazione del grande evento NBA

L’All-Star Game è alle porte. La partita delle stelle si disputerà domenica 16 febbraio a New Orleans, Louisiana. Settimana scorsa sono stati resi ufficiali i quintetti delle due Conference, ottenuti attraverso le votazioni sul sito della NBA. Toccherà invece ai coach votare per comporre le panchine, che verranno rese note giovedì. MY-Basket ha deciso di anticipare l’evento: Filippo Antonelli ha scelto la panchina della Western Conference, Claudio Pavesi quella della Eastern. La partita è stata poi simulata utilizzando NBA 2K14. Andiamo a vedere com’è andato l’All-Star Game di MY-Basket!

WestAS

Western Conference All-Stars (Filippo Antonelli)

BACKCOURT – Il voto popolare ci ha assegnato Kobe Bryant in quintetto, ma la stella dei Lakers non sarà della partita. Potrebbe per la verità partecipare al vero All-Star Game e uscire dopo 2 minuti (come fece nel 2008), ma ai fini della nostra simulazione avrebbe poco senso includerlo. Anche se per questioni di ruolo il suo posto dovrebbe essere preso da Harden, vado con Chris Paul per due semplici motivi: merita di partire dall’inizio per difendere il titolo di MVP vinto nella scorsa edizione ed è arrivato terzo tra le guardie nei voti del pubblico. James Harden, naturalmente, resta la prima scelta per il backcourt in panchina. Al suo fianco, considerando che Russell Westbrook non dovrebbe essere a disposizione (un giornalista sostiene che rientrerà in campo il 3 febbraio, ma le notizie ufficiali lo riportano ancora out until All-Star break), la scelta ricade sui playmaker delle due squadre che contendono ad OKC il primo posto nella Western Conference: Tony Parker e Damian Lillard.

FRONTCOURT – L’unione tra ali e centri nelle votazioni ha fatto sì che Dwight Howard rimanesse fuori dal quintetto. E se rimanesse fuori anche dalla panchina? La prima scelta nel reparto lunghi è ovviamente LaMarcus Aldridge, ingiustamente escluso dal quintetto nonostante la sua stagione da assoluto fuoriclasse. A questo punto un breve excursus per citare i due esclusi eccellenti oltre ad Howard, ovvero Anthony Davis e Dirk Nowitkzi: Davis avrà comunque a disposizione il Rising Stars per mettersi in mostra, Dirk potrà beneficiare di una settimana di riposo. Risulta infatti difficile, ancora una volta, tenere fuori Tim Duncan dai dodici migliori giocatori della sua Conference e la stagione di DeMarcus Cousins, centro dei Sacramento Kings, va premiata con una convocazione nella partita delle stelle. L’ultimo posto, a conti fatti, lo merita Zach Randolph, un po’ per la fenomenale cavalcata dei Grizzlies negli scorsi Playoffs, un po’ perché quest’anno ha tenuto Memphis ad una vittoria dal 50% senza Marc Gasol e sta viaggiando a 17 punti e 10.5 rimbalzi di media. Menzione doverosa per qualche altro giocatore che avrebbe potuto meritare la chiamata, come le ali piccole Chandler Parsons, Andre Iguodala e Nicolas Batum.

CHIAVI DELLA PARTITA – Sulla carta il nostro roster è di gran lunga superiore a quello della Eastern Conference. I problemi maggiori, paradossalmente, potrebbero sorgere nelle fasi iniziali della gara, quando sono in campo i quintetti scelti dal pubblico. Se da un lato il quintetto atipico della Eastern ci permetterà di non concedere alcuna seconda opportunità di tiro sugli errori degli avversari, Kevin Love e Blake Griffin saranno però costretti a rincorrere Carmelo Anthony e LeBron James per il campo. Qualora la Eastern non dovesse approfittare di questa situazione, allora la partita dovrebbe volgere in nostro favore già dalle prime rotazioni. Un’altra chiave della gara è legata al massiccio utilizzo del doppio-play: non avendo ali piccole di ruolo in panchina, Harden sarà il sostituto di Durant, mentre Curry, Paul, Parker e Lillard si contenderanno gli spot di playmaker e guardia. In una partita di questo tipo, poter utilizzare due playmaker contemporaneamente sul parquet per 48 minuti non può che far accrescere a dismisura lo spettacolo. Blake Griffin si sta già preparando per schiacciare nel canestro i numerosi lob che gli verranno serviti. E il “selezionatore” della Eastern, il mio amico Claudio Pavesi, si ritroverà a saltare in piedi ad ogni azione.

Quintetto: Stephen Curry (Golden State Warriors), Chris Paul (Los Angeles Clippers), Kevin Durant (Oklahoma City Thunder), Kevin Love (Minnesota Timberwolves), Blake Griffin (Los Angeles Clippers).
Panchina: Tony Parker (San Antonio Spurs), Damian Lillard (Portland Trail Blazers), James Harden (Houston Rockets), LaMarcus Aldridge (Portland Trail Blazers), Zach Randolph (Memphis Grizzlies), Tim Duncan (San Antonio Spurs), DeMarcus Cousins (Sacramento Kings).

EastAS

Eastern Conference All-Stars (Claudio Pavesi)

BACKCOURT – I voti hanno deciso per la presenza di Kyrie Irving e Dwyane Wade in quintetto, scelta discutibile almeno per quanto riguarda il primo dato che in questa stagione non sta propriamente lasciando a bocca aperta. Le qualità di Irving restano in ogni caso indiscutibili e rendono l’ex giocatore di Duke uno dei giocatori più talentuosi di questa selezione. Pronti ad aiutare la squadra dalla panchina ci saranno John Wall (a mio avviso meritevole del posto di Irving in quintetto) e Jeff Teague. Quest’ultimo ha dominato in lungo e in largo sfiorando triple doppie, segnando “trentelli”, superando spesso la doppia cifra negli assist e segnando tiri decisivi, purtroppo però il fatto di giocare in una squadra priva di nomi altisonanti come Atlanta non lo aiuta ad accrescere la sua popolarità. A completare il backcourt troviamo Lance “Born Ready” Stephenson, tuttofare degli impressionanti Pacers, e Arron Afflalo dei Magic. Avete capito bene, proprio Afflalo, giocatore che non solo difende alla grande ma che sta viaggiando a 20 punti, 4 assist e 4.5 rimbalzi di media, cifre che lo hanno aiutato a responsabilizzarsi e a diventare il vero leader emotivo dei Magic.

FRONTCOURT – Il frontcourt regala qualche imprevisto. Il nuovo sistema di votazione ha eliminato la presenza del centro vero e proprio integrandolo alle ali, ecco perché i votanti hanno deciso che i tre “lunghi” del quintetto saranno Paul George, LeBron James e Carmelo Anthony. Di conseguenza avremo in panchina qualche vero lungo come Roy Hibbert e Chris Bosh, due giocatori la cui convocazione è più che ovvia considerando il fatto che sono le chiavi, soprattutto difensive, del successo di Indiana e Miami, le due migliori squadre della Eastern Conference. L’ultimo posto sarebbe andato di diritto ad Al Horford ma l’ex Florida Gators è infortunato quindi toccherà al compagno di squadra Paul Millsap sostituirlo. Il sottovalutato lungo ex Utah non giocava così bene dal 2010/11 ed è uno dei motivi per cui Atlanta, anche senza Horford, continua a restare al terzo posto nella Eastern Conference giocando una fantastica pallacanestro.

CHIAVI DELLA PARTITA – L’Ovest ha generalmente più talento e più centimetri ma questo non spaventa. La sola presenza di LeBron James potrebbe rendere una squadra dell’oratorio competitiva a livello NBA, al suo fianco poi ci sarà Paul George, uno dei pochi giocatori in NBA in grado di segnare contro chiunque e difendere contro chiunque, per cui gli accoppiamenti non fanno così paura. L’atletico backcourt guiderà le transizioni sfruttando il quintetto basso per poi sfruttare i blocchi e i rimbalzi offensivi dei lunghi entrati dalla panchina per rendere la nostra selezione di stelle totalmente imprevedibile. Inoltre la possibilità di schierare un lungo perimetrale come Bosh rende le opzioni dell’Est quantomeno infinite. Una cosa curiosa è che cinque dei sette panchinari da me selezionati sono al loro primo ASG e potrebbero pagare un po’ l’emozione. Non dimentichiamoci che questo è l’All-Star Game quindi è fondamentale lo spettacolo. Non a caso in questa squadra troviamo i migliori ball-handler e alcuni dei migliori tiratori, schiacciatori e stoppatori della NBA. Spero che il mio collega/rivale Filippo Antonelli prepari la videocamera. Come se non bastasse abbiamo anche la maglia più bella e originale tra le due. Abbiamo vinto in partenza.

Quintetto: Kyrie Irving (Cleveland Cavaliers), Dwyane Wade (Miami Heat), Paul George (Indiana Pacers), Carmelo Anthony (New York Knicks), LeBron James (Miami Heat).
Panchina: John Wall (Washington Wizards), Jeff Teague (Atlanta Hawks), Lance Stephenson (Indiana Pacers), Arron Afflalo (Orlando Magic), Paul Millsap (Atlanta Hawks), Chris Bosh (Miami Heat), Roy Hibbert (Indiana Pacers).

 New_Orleans_Arena_2011

TABELLINO

West All-Stars 114-107 East All-Stars (24-30, 53-55, 80-76)

West: Curry 18, Paul 13, Durant 18, Love 2, Griffin 22, Parker 8, Lillard 2, Harden 15, Aldridge 4, Randolph 10, Cousins 0, Duncan 2.
East: Irving 11, Wade 7, George 18, Anthony 13, James 31, Wall 10, Teague 3, Stephenson 0, Afflalo 3, Millsap 2, Bosh 4, Hibbert 5.

MVP: Blake Griffin – 22 punti, 9/9 da due, 2 rimbalzi

I COMMENTI DEGLI ALLENATORI

Filippo Antonelli, Western Conference: «È sempre poco elegante sostenere di aver avuto ragione, ma in questo caso sono costretto. La partita è andata esattamente come avevo previsto: impossibile marcare LeBron, difficoltà iniziali nel punteggio e, alla lunga, vittoria. Così è stato: nel secondo tempo i canestri di Steph Curry ci hanno permesso, finalmente, di trovare un vantaggio che non abbiamo più mollato. E, come avevo anticipato nel pre-partita, con il doppio play in campo per quasi tutta la gara Blake Griffin ha potuto scatenarsi, tanto da non sbagliare neppure un tiro e da vincere il premio di MVP della gara. Un premio che, ne sono sicuro, sa di dover condividere con Curry, Paul, Parker e Lillard. Sono particolarmente soddisfatto dalla prova di Zach Randolph, che dalla panchina ci ha dato grande quantità. È stata proprio la panchina il punto debole del mio avversario: ha segnato solo 27 punti contro i 41 della nostra».

Claudio Pavesi, Eastern Conference: «Ci tengo a fare i complimenti a LeBron James per la grande partita che sono certo sarebbe potuta essere anche migliore se non fosse stata condizionata dai falli nei primi due quarti. Purtroppo quando si è incendiato Steph Curry non abbiamo avuto scampo e le due triple di Harden sul finale sono state un tocco da fuoriclasse. Bravi loro. Se ho qualcosa da recriminare riguardo l’arbitraggio? Certo, ci sarebbe molto da dire sotto questo punto di vista ma non è nel mio stile. D’altronde era un All-Star Game quindi l’importante è che il pubblico si sia divertito. Ciò nonostante ammetto che sarà difficile sopportare gli sfottò di coach Filippo Antonelli fino all’anno prossimo».

Photos: skullcandy.com (Western), sacbee.com (Eastern), kpel965.com (New Orleans Arena)