NBA Draft 2013: i playmaker

Il Draft è alle porte e noi vogliamo essere pronti. Dopo le ali piccole e le guardie facciamo un salto in regia per visionare i playmaker che saranno scelti il 27 giugno. Tra certezze, dubbi e talenti provenienti dalla cara vecchia Europa, quello dei playmaker è uno dei settori più ricchi del Draft di quest’anno quindi non perdiamo altro tempo e andiamo subito alla scoperta delle point guards.

LA CERTEZZA

Trey Burke, Michigan Wolverines, Sophomore
trey-burkeHa due anni di esperienza collegiale quindi sa cosa voglia dire giocare tanti minuti ad alto livello e soprattutto ha le qualità del leader, più di chiunque altro in questo Draft. In questo suo secondo anno a Michigan ha guidato i Wolverines alla finale NCAA, a pochi minuti dal titolo, mentre in regular season ha fatto incetta di premi individuali vincendo ogni titolo possibile. Molti dicono che Burke è troppo basso per fare la differenza anche in NBA ma questo ragazzo è velocissimo e molto tecnico, il suo crossover è letale, ai livelli di Iverson o Marbury, inoltre ha una lucidità tale da consentirgli di effettuare scarichi veloci e precisi ogni volte che la difesa collassa su di lui durante le sue penetrazioni. Burke sarà anche basso ma è fisicamente molto sviluppato e riesce a sopportare perfettamente tutti i colpi che le difese avversarie gli infliggono ma non è finita qui, la sua dote più letale infatti è l’arresto e tiro, il ragazzo dell’Ohio infatti riesce a passare dal palleggio al tiro in sospensione in una frazione di secondo e con percentuali altissime, anche negli ultimi secondi di gara. Non ci credete? Chiedete a Kansas.
Dovrebbe essere chiamato tra le prime cinque scelte e sono certo che farà benissimo indipendentemente da dove giocherà.

IL DUBBIO

Michael Carter-Williams, Syracuse Orange, Sophomore
Michael Carter-WilliamsUn talento così grande da far lacrimare gli occhi, un playmaker di due metri con mani così educate ed eleganti che Chopin al suo confronto può essere considerato un barbaro. Dove sono allora i dubbi? Questo ragazzo al momento porta a spasso un fisico troppo longilineo e leggero per poter reggere i ritmi della NBA, ma su questo ci si può lavorare, i veri problemi riguardano il tiro e l’atletismo. Carter-Williams non è un saltatore e non possiede la velocità che solitamente contraddistingue un playmaker di vent’anni, anzi chiamiamolo pure lento, specie sul primo passo, inoltre il suo tiro da lontano non è affidabile e difficilmente prende tiri in corsa. Il fatto è che Syracuse gioca un sistema particolare in cui a MCW non era richiesto un particolare movimento, un sistema che in NBA non può esistere. Va detto che l’ex Syracuse è probabilmente il point man con maggior potenziale nel Draft e una sua chiamata tra la dieci e la quindici, pur essendo rischiosa, è secondo me più che leggitima.

GLI OUTSIDERS

Shane Larkin, Miami Hurricanes, Sophomore
Shane LarkinL’anno scorso Larkin lo conoscevano solo i veri appassionati di NCAA dato che Miami era ben poca roba e il numero 0 di coach Larranaga non era che l’ennesimo freshman con buon potenziale. Quest’anno gli Hurricanes sono diventati la squadra rivelazione dell’anno e Larkin è senza dubbio il principale fattore della loro favolosa stagione. Coach Larranaga lo aveva detto dal primo giorno, questo è un giocatore speciale, d’altronde ha la velocità di Usain Bolt, ottime doti di trattamento di palla e soprattutto un’abilità unica nel leggere i raddoppi e nel passare la sfera a spicchi direttamente dal palleggio. Se pensate di concedergli un piazzato allora mi spiace per voi, sappiate che vi punirà, Larkin infatti tira bene e sa selezionare i tiri, certe volte forza troppo ma con gli attributi che si ritrova gli è concesso e, tanto per cambiare, spesso realizza anche questo tipo di conclusione. Il problema sta nell’altezza (circa 180 centimetri) ma ha un’ottima struttura fisica che gli consente di sopportare ogni tipo di sportellata a cui aggiunge una faccia tosta che lo porta a provare, spesso con ottimi risultati, cose proibitive per uno con i suoi centimetri. Se riesce a controllare le emozioni e la personalità in campo questo potrebbe essere una presa clamorosa tra la diciassette e la ventitre.

Myck Kabongo, Texas Longhorns, Sophomore
myck-kabongoQuando è arrivato a Texas dal liceo si diceva che già alla fine del primo anno sarebbe stato una delle prime dieci scelte al Draft, ora siamo alla fine della seconda stagione collegiale e per gli esperti Kabongo non potrà sperare di essere scelto prima del secondo giro. Cosa è successo? Purtroppo il supportino cast del playmaker canadese ai Longhorns non è mai stato così modesto come in questi anni, inoltre un infortunio e continui problemi col coaching staff di Texas hanno limitato di parecchio le sue prestazioni. Questo ragazzo però possiede un primo passo davvero unico, grandi doti da palleggiatore ma soprattutto riesce a unire una creatività unica a doti da passatore educatissime, qualità che lo rendono, ai miei occhi, il miglior passatore puro di questo Draft. Pur non avendo brillato a Texas il talento è lo stesso di quando lo si riteneva una lottery pick, per questo una chiamata al secondo giro potrebbe renderlo un vero furto.

IL MIGLIOR EUROPEO

Dennis Schroeder, New Yorker Phantoms Braunschweig, 1993
dennis-schroederAvete presento Rajon Rondo? Ecco, questo è Rondo che parla tedesco. Ovviamente non ha ancora la visione di gioco del playmaker dei Celtics ma a differenza sua tira molto bene da tre punti, che volete di più? Schroeder possiede un buon arresto e tiro e una velocità abbacinante che usa per battere l’avversario insieme ai suoi strabilianti movimenti di hesitation, la sua specialità però è il gioco da pick’n’roll, in attacco infatti è inarrestabile perché con la sua velocità e il suo tiro da tra punti non sai mai cosa potrà fare, se a tutto ciò aggiungiamo il fatto che in stagione ha chiuso il 55% dei pick’n’roll con un passaggio allora il tedesco diventa davvero una macchina da guerra. Ciò che rende questo ragazzo speciale però sta nel fatto che anche in difesa è uno dei migliori piccoli di questo Draft, è in grado di mettere un pressione pazzesca sul palleggiatore in ogni situazione e sono certo che non troverete nessuno talento scelto il 27 giugno in grado di passare sul blocco e di difendere sul pick’n’roll con la sua stessa abilità. Va sistemato il gioco dalla media distanza magari migliorando il suo floater, ora infatti o tira da tre punti o arriva al ferro, e vanno limitate le palle perse, il suo problema principale, ma non è niente a cui un talento di vent’anni da lottery pick non possa trovare rimedio.

BEST OF THE REST

Erick Green, Virginia Tech Hokies, Senior
Erick-GreenNon un playmaker puro e di certo non il giocatore con il maggior potenziale al Draft ma comunque un innesto solido e in grado di aiutare qualsiasi squadra. Green ha un buon fisico, quattro anni di esperienza a livello universitario e una leadership da fare invidia ad alcuni veterani NBA, ha un gran primo passo ma soprattutto riesce ad accelerare in pochissimo spazio così da battere il suo marcatore e il conseguente aiuto. Non dimentichiamoci che questo ragazzo è stato il miglior realizzatore dell’intera NCAA e fidatevi, diventarlo giocando nella ACC è un’impresa straordinaria, d’altronde Green può segnare con tiri piazzati, in corsa, floater, in penetrazione e in ogni modo possibile. Non è un super passatore ma sceglierlo nel secondo giro si rivelerebbe un colpaccio per chiunuque.