NBA Finals, Miami-San Antonio: una sfida che LeBron ha già affrontato in passato

2005; se non fosse stato per il ginocchio dolorante di Shaq, o il costato di Wade, sarebbe arrivata anche prima, questa finale contro San Antonio. Invece Detroit divenne campione a Est.

2007; se non fosse stato per la potenza nero argento, per la stagione spettacolare di Cleveland forse LeBron James lo avrebbe vinto molto prima, il famigerato primo anello.

Ora, con la vittoria Heat di ieri notte per 99 a 77 sui Pacers, i destini dei tre interessati s’incrociano nuovamente, ma la posta in gioco è più alta per tutti quanti.

DI NUOVO – Gli Heat, in finale, non hanno mai affrontato gli Spurs, salvo uno: il numero 6. Già, perché è per colpa della sconfitta contro gli Spurs in maglia Cavs che LeBron ha accresciuto la sua sete di vittorie, portandolo a The Decision e a tutto ciò che noi conosciamo. Oggi si presenta a questa finale con un anello in più al dito, ma il suo desiderio di riconfermarsi campione ha ora un retrogusto di rivincita, con quel 2007 che grida ancora vendetta.

COSA FARE? – Il problema principale che Miami dovrà affrontare ha un nome e un cognome: Tony Parker. Il francese è stato più che stratosferico in questi playoff. Veloce, furtivo, la sua arma vincente e quella degli Spurs è stato il contropiede. A San Antonio piace correre e innescare le bombe dei tiratori come Danny Green e Bonner, mentre in area la crescita di Tiago Splitter e il suo ottimo lavoro contro Randolph e Gasol mostrano a Miami che la compagnia di Popovich è più pesante nel pitturato.

IL TERZO – Gli Spurs, d’altro canto, possono affrontare questa serie con la massima serenità. Sono più riposati (fondamentale, dato che i loro pilastri sono tutti ultratrentenni), i tre veterani giocano senza problemi e con prestazioni costanti (a differenza degli Heat, con Bosh e Wade talvolta mancanti all’appello) e, soprattutto, non hanno mai perso una Finale nella quale abbiano giocato. Inoltre, la panchina non ha deluso le aspettative, anche quando in gara 4 contro Memphis nessuno, a parte uno, ha reso sopra i 10 punti. Partiamo proprio da quell’uno perché, nell’economia Spurs, Kawhi Leonard si sta confermando sempre più pedina fondamentale e autentico Steal of the Draft. Ottimo difensore, si è preso a pieno titolo il posto da titolare che era di Stephen Jackson, imparando a diventare anche un buono scorer. Insieme a Parker e Duncan, può essere lui il terzo incomodo per gli Heat: Leonard cresce nel segnare canestri, sia dalla distanza sia in penetrazione, ma soprattutto è capace di difendere su chiunque lui voglia (che sia LeBron, Wade o una qualunque guardia Heat) ottenendo, spesso, ottimi risultati. Aggiungiamo al parere tecnico, quello morale: Duncan e soci possono davvero lottare come leoni, pur di dare al caraibico il quinto anello della sua carriera e … già: anche il primo a Tracy McGrady! T-Mac è stato una presenza morale, agli Spurs, ma non gli dispiacerebbe vincere il titolo, dopo il successo dei Magic e i primi spettacolari anni a Houston (ci sono anche quei 13 punti in 36 secondi fatti, guarda caso, proprio contro gli Spurs).

TRINCEA SPURS – I texani, invece, devono prestare attenzione, oltre che ai Big Three (Wade incoraggia, dopo i 21 punti di gara 7) anche a Chris Andersen, che non ci starà sicuramente a farsi squalificare come in Gara 6 e, nonostante abbia “rovinato” la sua media di tiro con l’1-3 di ieri notte, con schiacciate, stoppate e atletismo ha dato un contributo più che fondamentale a Miami come quel centro simile al puro che in Florida è stato assente dalla partenza di Shaquille O’Neal. Se LeBron riuscirà a motivarlo nel modo giusto, sarà difficile fermarlo in area. Attenzione anche a Norris Cole: i suoi duetti con James sono molto più efficaci di quelli che lo stesso aveva con un altro playmaker ai tempi della finale 2007, ovvero Daniel Gibson. La differenza tra i due piccoli sta nel fatto che, mentre Gibson si è spento dopo le grandi Finali di Conference contro Detroit per non riemergere ancora ad oggi, Cole è cresciuto giorno dopo giorno, ha vinto un titolo con il numero 6 e l’intesa tra i due continua a crescere. L’arma migliore di Miami, poi, è la sorpresa: un giorno, dalla squadra dell’Est può uscire un Ray Allen letale, un Chalmers micidiale da tre, uno Shane Battier più difensore e più simile a quello dell’anno scorso …

RISULTATO – Entrambe le squadre possono avere pari possibilità di mettersi l’anello al dito. I precedenti di regular season dicono due vittorie degli Heat (105-100 il 29 novembre, 88-86 il 31 marzo), seppur sul filo del rasoio. Difficile fare un pronostico, perché parliamo di due grandi squadre che, in ogni caso, finiranno nei libri di storia NBA. Si partirà all’American Airlines Arena di Miami giovedì; una serie cui la NBA intera guarda con molto interesse, perché potrebbe anche essere l’ultima per almeno una delle due. Speriamo, quindi, che queste due formazioni ci regalino le stesse emozioni date durante tutto il corso dei playoff, in partite senza esclusione di colpi.

Photo: cbc.ca