NBA Free Agency: alla scoperta dei migliori centri senza contratto

L’1 Luglio scatterà la free agency, ma questo non è un mistero. Questa free agency vedrà nomi davvero molto interessanti, ma nemmeno questo è un mistero. Allora che cosa c’è di misterioso? I presunti pezzi che dovrebbero essere aggiunti alle squadre, e anche come le stelle si comporteranno. Prima dell’inizio dell’offseason, c’erano certezze. Già dopo il primo turno, buona parte di queste conferme erano già andate in fumo.
Partiamo quindi ad analizzare, ruolo per ruolo, quali possono essere i giocatori più importanti senza contratto e assegniamo varie categorie.

I CENTRI

LA STELLA
DWIGHT HOWARD (Los Angeles Lakers)
– Il ruolo di stella non poteva non andare al bestione giallo viola, perché potenzialmente lo sarebbe senza problemi, come ha mostrato ai Magic. Quando arrivò ai Lakers, sembrava l’uomo destinato a portare il sesto anello a Kobe, ma la situazione è cambiata durante l’anno, sia a causa degli infortuni sia per il rapporto con la squadra, in primis proprio con il Mamba. Dopo la morte di Buss sembrava aver capito il messaggio dei Lakers e stava dando un buon contributo ma contro gli Spurs le sue iniziative di fine regular season si sono dimostrate un fuoco di paglia. Le sue dichiarazioni di aver consultato lo psichiatra e di dirsi stufo di soddisfare gli altri non lo hanno aiutato, così come la sua voglia di andare dove si vince. Il futuro? Kobe lo vorrebbe ancora ai Lakers, ma Houston ha già alzato la cornetta e preso contatto con il numero 12, pigliandosi la multa dalla Lega.

LA RIVELAZIONE
ANDRAY BLATCHE (Brooklyn Nets) – La storia più bella della stagione. Uscito dall’Amnesty di Washington, Brooklyn ha scommesso su di lui e ha vinto. Blatche ha trovato la sua dimensione uscendo dalla panchina per una squadra da playoff. Il futuro sembra lontano dai Nets; già le voci di febbraio lo davano a Portland, ma in ogni caso dopo questa stagione forse il numero 0 non si accontenterà di un contratto al minimo salariale.

LA DELUSIONE
CHRIS KAMAN (Dallas Mavericks) – La sua scorsa stagione a New Orleans gli aveva aperto le porte del mercato, con squadre importanti come Boston e Miami, quindi potendo anche vincere il titolo. Ha scelto di far parte della ricostruzione dei Mavericks, andando quindi a giocare con Nowitzki, che su di lui aveva scommesso per la nazionale tedesca a Pechino 2008. Con 10 punti di media, Kaman si è dimostrato una vera delusione, dopo il buon apporto dato agli Hornets. Difficile che resti in Texas.

L’INCOGNITA
ANDREW BYNUM (Philadelphia 76ers) – Per quelle ginocchia (e per il taglio alla Hendrix) bisognerebbe chiamare l’esorcista. Dopo le ultime due buone stagioni ai Lakers, sembrava che i Sixers, puntando su di lui, avessero le carte in regola per fare molto nei playoff. Invece l’atteggiamento di Bynum è stato poco professionale per gestione del suo corpo e degno del Cunctator contro Annibale. Come il generale romano, anche Bynum è stato esonerato dalla truppa della Pennsylvania, con Sam Hinkie che ha capito gli errori del passato GM. Onestamente, non so chi potrebbe contare sull’ex losangelino; il talento c’è e lo abbiamo visto, ma la sua tenuta fisica è ciò che preoccupa maggiormente.

GLI OUTSIDER
CHRIS ANDERSEN (Miami Heat) – Birdman è arrivato da LeBron, Wade e Bosh con lo scopo di dare energia in area. L’ha fatto fino alla finale di Conference, o almeno fino alla gomitata a Hansbrough in gara 5. Da lì, è sparito. Il suo apporto, però, farà sicuramente comodo a ogni squadra NBA.

THIAGO SPLITTER (San Antonio Spurs) – Dopo i buoni playoff, la finale non gli ha sorriso. E’ in crescita e, con ormai Duncan destinato a lasciare nel giro di un paio d’anni, si punterà sul brasiliano come centro del futuro di San Antonio.

AL JEFFERSON (Utah Jazz) – A Utah ha fatto davvero il suo. Presente in area e perfezionando le sue capacità di tiro, Jefferson sembra destinato a lasciare Salt Lake City, visto che si punterà sulla crescita di Kanter. Prima che la stagione iniziasse, i Celtics pensavano di farlo ritornare dopo sei anni di assenza. Ovunque vada, Big Al sarà comunque un fattore in area.

JJ HICKSON (Portland Trail Blazers) – A Cleveland aveva fato davvero il suo, con James. Dopo “The Decision” Hickson è stato il migliore in Ohio, sparendo a Sacramento e sbocciando definitivamente quest’anno ai Blazers. In Oregon non sembra destinato a restare, visto che, come dichiarato dalle Alte Autorità dei Blazers “se vogliamo crescere, JJ non è il centro del nostro futuro”.

IN CERCA DI RISCATTO
DEJUAN BLAIR (San Antonio Spurs) – All’inizio il prodotto di Pittsburgh sembrava avere ruoli importanti nelle rotazioni di Popovich. Ora, causa anche della crescita di Splitter e dell’arrivo di Diaw, il numero 45 cerca una nuova squadra, dove mostrare un talento come il suo, contando i problemi avuti al college con le ginocchia. Se lo giocano principalmente Heat e Celtics, ma sicuramente non resterà a San Antonio.