NBA Free Agency: i migliori playmaker senza contratto

L’argomento clou dell’intera free agency. Perché I play di quest’anno possono davvero essere gli assi sui quali una squadra può essere costruita, o le colonne sulle quali, una volta tolte, un’altra può crollare. Vediamo i grandi nomi (perché questa volta si può dire che i grandi, nel settore play, non mancano) che da Luglio saranno autrici del pandemonio estivo.

LA STELLA
CHRIS PAUL (Los Angeles Clippers) – E chi volevate che fosse? Fino all’inizio della regular season, il rinnovo non era una probabilità, ma quasi una certezza. L’eliminazione a causa dei Grizzlies ha aperto un varco tra l’ex Wake Forest e la controparte; il litigio tra lo stesso ex e Donald Sterling ha trasformato questa crepa in una voragine. Magari è tanto fumo e poco arrosto, ma la perversa idea di fare un duo con Howard, o probabile trio con il Barba in Texas, non è così impossibile. D’altronde, tre anni fa l’idea dei Big Three di Miami cominciò a imperversare sul web solo pochi giorni prima di “The Decision”; quindi non si sa mai cosa possa accadere. Se dovesse lasciare i Clippers (e la fumata nera con Boston non aiuta), allora i Lakers ritorneranno la squadra più forte della Pacific Division.

LA RIVELAZIONE
JARRETT JACK (Golden State Warriors) – I Warriors di questa stagione hanno avuto davvero bisogno di lui e, per crescere, avrebbero ancora bisogno di lui. Tuttavia, lo stesso Jack ha rifiutato un rinnovo da parte degli uomini di Oakland. La valigia, quindi, sembra riempirsi ancora.

LA DELUSIONE
TYREKE EVANS (Sacramento Kings) – Dopo il Rookie dell’Anno (vinto solo perché non c’era Griffin), Evans è sparito e in questa stagione i tentativi di cederlo erano numerosi, che fossero pacchetti preparati con Boston o con Orlando. Ora che i Maloof non sono più owner dei Kings, bisognerà capire se e come coach Malone riuscirà ad inserirlo.

L’INCOGNITA
DANIEL GIBSON (Cleveland Cavaliers) – Dopo la partenza di LeBron Gibson è sparito, in ogni senso. Doveva essere il play su cui costruire, anche perché il talento non gli manca, invece è divenuto il terzo play dell’Ohio dietro Mo Williams e Sessions nel 2010 e dal 2011 sapete che il play titolare è un ragazzino con il numero 2. Gibson andrà via. Non ci sono altre parole.

L’INTERNATIONAL
JOSE CALDERON (Detroit Pistons) – I Raptors volevano liberarsi di lui per via dell’oneroso contratto, di troppo nella faccenda Rudy Gay. Ai Pistons è partito titolare, ma è difficile che il Michigan lo tenga, vista la crescita di Brandon Knight. Lo spagnolo farebbe comodo ai Lakers, ad esempio, che lo volevano negli anni addietro per guidare la squadra, e che ora sarebbe una guardia di grande esperienza che darebbe cambio a Nash e che avrebbe ottima intesa con Gasol. Ma questo è solo Fanta mercato.

GLI OUTSIDER
MONTA ELLIS (Milwaukee Bucks) – Ha già rifiutato l’offerta dei Bucks da 11 milioni di dollari e il futuro, dalle ultime voci, sembra vederlo alla guida dei Sacramento Kings (il che spiegherebbe perché si parla della cessione di Isaiah Thomas). Siamo sicuri che Milwaukee avrà problemi a perderlo e che i Kings abbiano fatto il colpo? Non per la bravura cestistica, quanto per l’egoismo dell’ex Warriors.
BRANDON JENNINGS (Milwaukee Bucks) – Un altro come Ellis. Grandissimo talento ma poca tendenza a giocare con la squadra; in questo, Jennings dimostra di essere molto simile al suo idolo Iverson. Bisognerà vedere, comunque, se Milwaukee vuole cercare di trattenerlo (il numero 3 è RFA) o se lo lascerà andare.

IN CERCA DI RISCATTO
DARREN COLLISON (Dallas Mavericks) – Dopo la sua stagione da rookie agli Hornets, Collison aveva la strada in discesa. Ma il destino per ora non l’ha aiutato, finendo perfino a ricoprire il ruolo di play titolare, che non gli si addice. Collison ha fatto bene a New Orleans perché era riserva di Paul e, quando CP3 si è infortunato, lui ne ha approfittato; ma fondamentalmente è playmaker che esce dalla panchina.
TONEY DOUGLAS (Sacramento Kings) – Non è mai stato uno su cui puntare per la crescita di una squadra, però da riserva di New York a riserva di Sacramento, passando da Houston, no: questo non se lo merita. Speriamo che la prossima squadra gli permetta di far vedere il suo potenziale, finora nascosto.
DEVIN HARRIS (Atlanta Hawks) – Perché Devin Harris? Perché, per me, è il classico talento mai capace di farsi vedere e destinato a essere usato come pedina di scambio per arrivare a obiettivi più grandi. A Dallas doveva crescere, invece passò ai Nets nell’affare Kidd. Ai Nets per costruire, invece fu ceduto a Utah quando il viaggio opposto lo fece Deron Williams. Ai Jazz per fare bene (e finalmente ha visto i playoff nel 2011 dopo tre anni senza off season) e invece di rimanere, ad Atlanta a inizio luglio 2012 nella mega rivoluzione che vide Joe Johnson ai Nets e Marvin Williams controparte del nostro. Ora? È free agent, ha tante capacità e può finalmente trovare una squadra che conti su di lui per tante stagioni. Perché, di traslocare, Devin Harris sembra davvero stufo.