NBA Free Agency: le migliori ali senza contratto

Il mercato free agent, quest’anno, offre molte ali interessanti. Grandi o piccole che siano, tutte possono cambiare i destini di una franchigia. Alcune più di altre. Analizziamo allora le principali ali che dall’1 Luglio sono libere di andarsene dalle proprie squadre.

LA STELLA
ANDRE IGUODALA (ala piccola, Denver Nuggets) – Colpo di scena, non tanto clamoroso. AI ha rescisso il suo contratto con i Nuggets, esercitando la player option a esso legata. Insieme alla partenza di George Karl, questo è il simbolo che Denver, dopo la scelta di Ujiri di diventare GM di Toronto, sta cambiando drasticamente. Iguodala vuole esplorare la free agency, cercando di firmare un pluriennale, anche a cifre minori rispetto a quelle che avrebbe ottenuto ai Nuggets. L’interesse verso Iguodala proviene da molte squadre, compresi gli stessi Nuggets, che il numero 9 non ha escluso come possibile “nuova” squadra.

LA RIVELAZIONE
MARREESE SPIEGHTS (Cleveland Cavaliers) – Allontanato da Memphis prima di Rudy Gay in cambio di un pugno di noccioline, Speights ha dato ai Cavaliers energia sotto canestro, più esperienza di Tristan Thompson (che ha bisogno di maturare un po’), con delle prime partite a Cleveland fatte di doppie doppie. Potrebbe restare ai Cavaliers, dove farebbe una bella coppia con Kyrie Irving. Tuttavia, la squadra ha cercato di cederlo entro la Deadline, per paura che esercitasse la sua player option e si svincolasse dal contratto e che in Ohio perdessero le sue prestazioni per niente.

LA DELUSIONE
LAMAR ODOM (Los Angeles Clippers) – Cercasi sesto uomo del 2011, molto determinante con i Lakers nel 2010 per vincere il titolo. Ovvio che dopo la trade che l’ha portato ai Mavericks non è più stato lo stesso giocatore in maglia giallo viola. A giugno dell’anno scorso, i Clippers l’hanno acquisito nella trade che ha portato Mo Williams a Utah, sperando di farlo tornare ai livelli cui la controparte di Los Angeles era abituata a inizio millennio. Siccome non ha clausole sul suo contratto, i Clippers non devono porsi il problema di che fare se rimanesse. Quindi, lo lasceranno andare via.

L’INCOGNITA
CHASE BUDINGER (Minnesota Timberwolves) – A Houston era un talento, e Minnesota aveva puntato sul suo atletismo e la sua crescita. Purtroppo, in una stagione sfortunata come quella dei T’Wolves di quest’anno, si è infortunato a inizio stagione al ginocchio, perdendo tutta la regular season. Forse la franchigia non sarebbe arrivata comunque all’off season se ci fosse stato lui (perché comunque gli injuries a Minneapolis erano notevoli), ma potrebbe essere possibile un secondo tentativo, questa volta con maggiori sani e, finalmente, un notevole apporto del caldo californiano rosso nel freddo Minnesota.

L’INTERNATIONAL
ANDREI KIRILENKO (Minnesota Timberwolves) – Tornato dal CSKA con l’obiettivo di aiutare una squadra in costruzione, ha rifiutato le avance del connazionale Prokhorov per andare, invece, al servizio di Rick Adelman. Il duo con Shved, rinforzato dall’agosto passato a Londra, ha dato notevoli risultati; soprattutto, AK47 si è dimostrato, come ai tempi di Utah, un grande atleta e ottimo difensore. Il suo futuro? Dubbi sul fatto di rimanere a Minneapolis, il resto è avvolto nella nebbia.

GLI OUTSIDER
DAVID WEST (Indiana Pacers) – Grandissima stagione per West, dove ai Pacers sembra davvero aver trovato la sua vera dimensione, cioè quella del terzo violino dietro a Hibbert e George. Quando si è fatto sentire, il prodotto di Xavier ha fatto volare i Pacers; le trattative per il rinnovo con Indiana sono già iniziate, perché ora che ha imparato a vincere, il numero 21 non vorrà cambiare aria.
CARL LANDRY (Golden State Warriors) – Dove Carl Landry è andato, Carl Landry ha portato i playoff, esclusa Sacramento. Dove Carl Landry è andato, Carl Landry ha dato fisicità sotto canestro. Il suo contributo è sempre esemplare, ma ai Warriors è stato davvero incredibile, perché la sua sotto taglia ha fatto sudare i natural pivot di San Antonio e lo ha messo in pari con un altro “mini” come Faried. Se rimanesse a Golden State, lui sarebbe felice. Se non rimanesse a Golden State, lui è abituato a preparare la valigia senza lamentarsi. I Warriors, di certo, dovranno vedere che fare sia con lui, sia con Jarrett Jack.
KENYON MARTIN (New York Knicks) – Kenyon Martin ai Knicks ha fatto un buon lavoro, ma si capisce ormai che è un giocatore sulla via del tramonto. Quando New York l’ha firmato, il primo pensiero è stato al fallimento dei Knicks. Mancava solo Iverson, infatti, ma per il resto la presenza di Camby, Martin, Melo e JR ricordava troppo i Nuggets che dovevano vincere e non vincevano. Chi lo prenderà, ora?

IN CERCA DI RISCATTO
WESLEY JOHNSON (Phoenix Suns) – una quarta scelta assoluta che, dopo i buoni anni a Syracuse, è letteralmente sparita nel nulla. Ceduto a Phoenix quando Robin Lopez firmò per gli Hornets, Johnson non ha mai dato l’impressione, nonostante il talento (career high di 29 punti quest’anno contro i Lakers), di sapersi adattare al gioco NBA. Forse ha bisogno di cercare un nuovo ruolo che gli dia meno responsabilità. Anche l’Europa sarebbe disposta alle sue performance, ma il numero 2 di Phoenix vorrebbe cercare di mostrare il suo valore almeno per una seconda volta.”