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NBA – La scommessa, di Ty Lawson e dei Sacramento Kings

Circa 36 ore fa, Ty Lawson ha deciso di dare inizio a una nuova avventura. Firmerà un annuale con i Sacramento Kings dopo un disastroso 2015 – 16, che lo ha visto a 5.7 punti, 3.6 assist di media e in calo vertiginoso in una tormentata esperienza tra Houston (dove doveva essere l’uomo del rilancio) e Indiana (l’ultimo passo prima del precipizio).

Sacramento aveva bisogno di lui, e lui aveva bisogno di Sacramento. Già l’anno scorso, al Draft, quando i Nuggets (allora sua squadra) scelsero di puntare su Emmanuel Mudiayi (scelta saggia, alla luce della prima partita da avversario) lui espresse su Twitter la volontà di giocare per coach Karl, allora alla guida proprio degli scellerati Kings. Poi, si sa come sia andata a finire: il disastro Houston, fino al buyout e alla mediocre esperienza Pacers. Sacramento, nel frattempo, ha perso Rajon Rondo e ha di mezzo la grana Darren Collison, accusato di violenza domestica e a rischio galera.

I Kings, nello specifico, sono in mezzo a una situazione complicata. Con Dave Joeger divenuto nuovo coach, hanno per le mani Rudy Gay da cedere e Ben McLemore, anche lui sul mercato da molto tempo, senza che abbia trovato un vero ruolo. Si spera che DeMarcus Cousins possa aver acquisito maturità dalla sua ultima esperienza con la Nazionale, con la quale si è confermato uno dei centri migliori della Lega, ma si sa che qualcosa deve cambiare nel settore lunghi, perché al fianco dell’ex Kentucky ci sono Koufos, Cauley – Stein e Papagiannis, che in Summer League non sembra avere convinto. Con Belinelli già andato, i californiani hanno a roster nel backcourt Collison, Cousins (Isaiah, ndr), Afflalo, Barnes, Temple e Malachi Richardson. Unica PG sarebbe appunto Collison, ma delle sue grane abbiamo già scritto.

Ecco che Lawson diventa, quindi, un’opzione indispensabile. Anche se non era l’unico playmaker disponibile sul mercato (Chalmers, Norris Cole in primis sono ancora senza casa, ndr), Sacramento rimane affascinata da un giocatore che sul piano personale ne ha passate di cotte di crude, ma che fino a un paio di stagioni fa era una delle migliori point guard della NBA. In confronto al 2014, ha dimezzato i tiri tentati (5.4) e ridotto i tiri liberi tentati (1.5). Questo indica una riduzione nella capacità di penetrare e una minor tendenza a guadagnarsi i tiri con il pick n roll. Soprattutto, vedendo i video della scorsa stagione, Lawson sembrava anche un altro giocatore come intensità: meno passaggi, più incerto palla in mano e ancor meno senza palla. I passaggi erano abbastanza parabolici e lenti, i contatti in area non erano assorbiti con la stessa intensità dei tempi del Colorado. È anche vero, a sua discolpa, che non erano i Rockets del 2016 la squadra giusta per lui. Già con Harden che non lascia andare molto volentieri la palla (mentre Lawson ha bisogno di essere regista e direttore d’orchestra come ai Nuggets), aggiungendoci Dwight Howard ad accapigliarsi con il Barba, non vieni certo invogliato a migliorare. Ad Indiana, pur giocando poco, ha fatto una figura abbastanza orrenda. Cambio di George Hill, mai oltre i 4 punti nella serie contro i Raptors, con tre palle perse in gara 1, chiusa a 2 punti, 1/4 dal campo. era la gara a più alto minutaggio: 17 minuti. Divac sembra fiducioso nel voler scommettere su un giocatore dato per finito, come Rondo prima di lui. Sperando che il risultato sia lo stesso.

L’ex North Carolina dovrà colmare il vuoto da 11.9 punti e 11.7 assist di media che il suo predecessore ha portato con sé a Chicago. Oltre a ciò, il miglior passatore dell’ultimo anno aveva una media di 35 minuti a partita con il 45% dal campo e 10.9 tiri tentati entro la linea dei 7.25 m e 2.1 liberi tentati (senza contare che Rondo è sempre stato un pessimo tiratore di liberi, quest’anno 58% per lui). Parlando di Lawson, le cifre parlano di 15.2 punti a partita, 12.3 tiri tentati entro la linea dei tre punti e con il 43.6% dal campo e 4.8 liberi tentati al 73% di realizzazione. Il tutto condito da 9 assist a partita. Sono le cifre della sua ultima stagione con i Nuggets, quando già era in fase calante e i problemi con l’alcol lo avevano frenato. Ma, nonostante tutto, quando era ancora sotto l’occhio di tutti come il secondo violino di Danilo Gallinari.

Fisicamente parlando, Lawson è perfetto per Sacramento: massiccio, palleggiatore e passatore, con un buon tiro dalla media ma soprattutto grandissimo penetratore e giocatore di contropiede. In alcuni filmati con i Rockets, si vede benissimo la sua capacità di anticipare il passaggio e di lanciarsi verso il canestro. Come Rondo non eccelle da tre punti, ma al contrario è un buon tiratore di liberi. Una dote preziosa per Sacramento, che l’anno scorso erano 26mi (72.5%) per percentuale di realizzazione e quinti per numero di liberi tentati (25.5).

Pronto a svoltare pagina, il nostro ha promesso di cambiare completamente comportamento e di diventare un giocatore esemplare. Dovrà farlo, perché la NBA non ti dà molte seconde occasioni (vedi Lance Stephenson, o Allen Iverson) e già una l’ha bruciata. E questa volta, il contesto sembra più favorevole. Il leader della squadra è Cousins, quindi non rischia di entrare in competizione come con Harden, assoluto condottiero del backcourt. Anzi, se Lawson riprendesse la vecchia mano potrebbe non far rimpiangere Rondo più di tanto. Dave Joeger è un allenatore che richiede rispetto, e un personaggio del genere aiuterà il nuovo arrivato a canalizzare le energie nella direzione giusta. Ritroverà due vecchie conoscenze dei Nuggets: Arron Afflalo e Kosta Koufos, due professionisti con i quali non avrà molti problemi ad intendersi.

Avrà da sistemare un anno travagliato nel quale ha dovuto fare i conti con i postumi del suo alcolismo: un mese in riabilitazione, una reputazione rovinata. Ma ora, sembra che tutto stia cambiando. Qualche giorno fa, il soggetto (da tutti conosciuto come un duro, uno che non si arrende e lotta contro le avversità) ha dichiarato di ammettere i problemi comportamentali avuti nell’ultimo anno e di non pensare ad altro che agli allenamenti, in attesa di una chiamata. Ora, la chiamata è arrivata.

Sperando che le sue dichiarazioni siano vere, dopo tante mosse incomprensibili a Sacramento qualcosa di buono possono averlo fatto.