NBA Nerd – Alla scoperta del nuovo algoritmo che calcola la chimica di squadra

L’avvento delle statistiche avanzate ha in un certo qual modo modificato il modo di leggere i numeri, in particolare da parte degli appassionati cestistici più “nerd”. Ormai anche nei campus per i ragazzini si valutano voci come l’efficienza ed il plus/minus, diventati importanti quasi quanto i classici punti, rimbalzi e assist. Ma negli ultimi mesi il dottor Chester Spell, professore della Rutgers School, ha portato avanti uno studio alquanto rivoluzionario ed ambizioso, che si pone l’obiettivo di determinare numericamente come i singoli giocatori possono funzionare insieme. Detto in parole semplici, si tratta della misurazione della chimica di squadra, da sempre un aspetto fondamentale per puntare ai traguardi più alti.

L’algoritmo di Spell verrà presentato ufficialmente alla NBA verso la fine del mese: in quell’occasione verrà reso noto il metodo studiato per calcolare l’amalgama degli atleti, ma è già stato anticipato che anche in questa speciale classifica gli Spurs sono al vertice. Diciamoci la verità, la cosa non sorprende assolutamente nessuno, dato che stiamo parlando della franchigia che negli ultimi 15 anni gioca senza sosta la miglior pallacanestro ed ha nel collettivo il suo punto di forza maggiore. “Stiamo ancora analizzando i dati sulla NBA – ha dichiarato il dr. Spell – ma i texani sono noti per la loro chimica di squadra ed hanno appena vinto un altro titolo, quindi si adattano perfettamente al modello che abbiamo ideato”.

Modello che, stando a quanto trapelato negli ultimi tempi, si basa su fattori come l’età, la tenuta fisica ed il paese di provenienza: le franchigie che presentano il maggior numero di diversità in queste categorie – come appunto gli Spurs, il cui roster attuale è composto da giocatori provenienti da 8 diversi paesi o territori – hanno un punteggio più alto. Mentre le squadre con veterani che tendono ad isolare i più giovani o quelle con giocatori che hanno dei contratti molto più alti rispetto a quelli dei compagni perdono punti per via del cosiddetto “fattore ego”.

Anche in quest’ultima categoria, gli Spurs sono una grande eccezione: pur avendo il roster con l’età media più alta della scorsa stagione, tra i componenti c’è grande rispetto e c’è anche un ottimo equilibrio tra gli stipendi, con Tony Parker ed i suoi 12.5 milioni l’anno (team-high) che si posizionano solo al 37esimo posto della classifica salari della NBA. Tutti questi fattori, secondo lo studio del dr. Spell, contribuiscono al modo in cui una squadra lavora insieme. E a giudicare dai risultati ottenuti nella scorsa stagione, al momento nessuna squadra all’interno della lega funziona meglio degli Spurs.