NBA Playoffs: top e flop del primo turno di post-season

Il primo turno dei Playoffs è terminato, con addirittura tre squadre che hanno superato l’ostacolo nonostante il fattore campo a sfavore (Memphis, Chicago e Golden State). Dopo che questa post-season 2013 ci ha offerto le sue prime 45 partite, possiamo fare alcune valutazioni sui giocatori che hanno offerto un alto rendimento e su quelli che, invece, hanno deluso le aspettative. Per quanto riguarda la rosa positiva, oltre a quintetto e panchina, trovate anche due honorable mentions (rinominate sotto Undicesimo e dodicesimo uomo), dedicate a quei due giocatori che hanno saputo cambiare la propria squadra in situazioni complicate.

Quintetto TOP: Tony Parker (San Antonio Spurs), Stephen Curry (Golden State Warriors), Kevin Durant (Oklahoma City Thunder), Zach Randolph (Memphis Grizzlies), Marc Gasol (Memphis Grizzlies)

A guidare il quintetto dei migliori giocatori di questo primo turno ci sono due guardie che si sfideranno da avversari nel prossimo turno. Tony Parker è stato un rebus irrisolvibile per una difesa dei Lakers che in tutta la stagione non è mai riuscita a trovare un’organizzazione soddisfacente; il franco-belga ha tenuto 22 punti e 6.5 assist di media, tirando addirittura 18/30 dal campo nelle due gare ad LA. Al suo fianco Stephen Curry, l’eroe di Golden State: in gara 4 ha segnato addirittura 22 punti nel terzo quarto e ha chiuso la serie con il 44% da tre. Senza Westbrook infortunato era ovvio che Kevin Durant avrebbe preso in mano i Thunder: 32.5 punti, 7.8 rimbalzi e 6 assist di media…nient’altro da dire! Zach Randolph aveva conquistato gli appassionati di basket con quella clamorosa serie contro gli Spurs nel 2011. Quest’anno ha dominato i Clippers con 20.8 punti e 8 rimbalzi di media ed è pronto ad abbattersi sui Thunder. Di fianco a Z-Bo troviamo il suo compagno di reparto: 51 punti e 29 rimbalzi totali per Marc Gasol tra gara 3 e gara 5.

Panchina: Mike Conley (Memphis Grizzlies), Paul George (Indiana Pacers), LeBron James (Miami Heat), Carmelo Anthony (New York Knicks), Joakim Noah (Chicago Bulls)

La prima guardia ad uscire dalla panchina appartiene sempre ai Memphis Grizzlies: affrontare Chris Paul e non sfigurare è un’impresa non banale e Mike Conley (17.3 punti e 8.3 assist) ci è riuscito alla perfezione. Spot in panchina anche per l’incubo degli Atlanta Hawks, Paul George: tripla-doppia (23 punti, 11 rimbalzi e 12 assist) per iniziare una serie chiusa a 18.7 punti, 9.5 rimbalzi e 5 assist. LeBron James ha fatto il minimo indispensabile per assicurarsi che i Bucks fossero eliminati in quattro gare. Per lui minimo indispensabile significa 24.5 punti, 7.5 rimbalzi e 6.8 assist ad allacciata di scarpe. Difficile poi non citare Carmelo Anthony, nonostante le sue percentuali siano calate andando avanti nella serie (25/82 nelle ultime tre gare): il miglior marcatore della stagione aveva 32 punti di media dopo le prime tre partite, tutte vinte da NY. I Bulls di eroi in questo primo turno ne hanno avuti tanti, ma è impossibile non premiare un Joakim Noah da 24 punti, 14 rimbalzi e 6 stoppate nella decisiva gara 7, vinta in trasferta.

Undicesimo e dodicesimo uomo: Nate Robinson (Chicago Bulls) e Andrew Bogut (Golden State Warriors)

Per la verità Marco Belinelli con la sua straordinaria gara 7 gli ha quasi strappato questo posto nel roster, ma Nate Robinson lo merita ampiamente. Si è conquistato i gradi di leader spirituale dei Bulls, regalando alla squadra di Thibodeau una rimonta clamorosa in gara 4 in casa. Nate ha segnato, in quella partita, 34 punti totali (23 nel quarto quarto). Non è un leader spirituale invece Andrew Bogut, ma poco ci manca. Il centro australiano di Golden State è diventato ancora più importante dopo l’infortunio di Lee e in gara 6 ha giocato la sua miglior prestazione della serie con 14 punti e 21 rimbalzi. C’è anche molto Bogut nel passaggio del turno di Golden State.

Quintetto FLOP: Jamal Crawford (Los Angeles Clippers), Brandon Jennings (Milwaukee Bucks), Josh Smith (Atlanta Hawks), Blake Griffin (Los Angeles Clippers), DeAndre Jordan (Los Angeles Clippers)

Durante la stagione regolare era l’uomo che cambiava le partite dei Clippers entrando dalla panchina. Contro i Grizzlies, Jamal Crawford non è stato in grado di azzannare la preda, tanto che Del Negro lo ha tenuto inchiodato alla panchina per gran parte di gara 6; 38.7% dal campo, 27.3% da 3 e 10.8 punti media, quando in regular season ne segnava 16.5. Se dici che la tua squadra eliminerà LeBron in sei gare, poi sul campo devi dimostrare che è possibile. Brandon Jennings, invece, ha litigato coi ferri per tutte e quattro le partite (17/57 al tiro), non arrivando nemmeno al 30%. I numeri dicono 17 punti e 7.5 rimbalzi, ma la serie di Josh Smith è stata meno positiva di quanto possa sembrare. Sulle sue statistiche pesa una splendida gara 4 da 29 punti e 11 carambole. Gli Hawks, però, si aspettavano che Smith avrebbe preso per mano una squadra orfana di Johnson; invece J-Smoove ha collezionato un 10/32 complessivo dal campo nelle ultime due partite della serie. Ok, ha avuto problemi alla caviglia che lo hanno condizionato in gara 5 e in gara 6, ma Blake Griffin è stato dominato in lungo e in largo da Zach Randolph: la sua serie dice 13.2 punti e 5.5 rimbalzi in 26 minuti di utilizzo. Drammatico anche l’impatto del suo compagno di reparto DeAndre Jordan, terzo giocatore dei Clippers in questo quintetto: 3.7 punti, 6.3 rimbalzi e una difficoltà insormontabile nel provare a limitare il suo diretto avversario.

Panchina: Jeremy Lin (Houston Rockets), Monta Ellis (Milwaukee Bucks), Joe Johnson (Brooklyn Nets), Wilson Chandler (Denver Nuggets), Dwight Howard (Los Angeles Lakers)

Ai suoi primi Playoffs in carriera, Jeremy Lin ha decisamente steccato. Ha saltato gara 4 e gara 5 per infortunio, riuscendo a giocare solo 13 minuti in gara 6. Ma nelle prime tre gare, in cui è sceso regolarmente in campo, ha totalizzato 13 punti e 8 assist; roba che in regular season faceva in una partita, non in tre. Non male come Jennings, ma siamo lì: Monta Ellis non ha dato un solido contributo ai Bucks, chiudendo a 7 punti gara 2 e gara 3; per lui 24/55 dal campo nella serie. Joe Johnson, invece, è uno dei giocatori più clutch della lega e l’ha ampiamente dimostrato anche in gara 4 contro i Bulls. Il problema è che nel resto della serie ha avuto enormi difficoltà ad incidere e a segnare: 14.9 punti di media con 43/103 dal campo (41.7%) e, soprattutto, solo 6 punti (2/14 al tiro) nella decisiva gara 7. Per Wilson Chandler una serie per la verità non troppo negativa, ma erano in molti a dire che dopo l’infortunio di Gallinari sarebbe stato lui a prendersi le responsabilità offensive dell’italiano, che in regular season segnava 16 punti a partita. Chandler, invece, nonostante un minutaggio aumentato, ha chiuso la serie con 12 punti di media e il 35.5% dal campo. Chiudiamo la graduatoria col capitolo Dwight Howard: era impossibile che i Lakers eliminassero gli Spurs e, partendo da questa premessa, Howard ha fatto quello che poteva fare. Si merita la menzione tra i flop perché ha chiuso una delle peggiori stagioni della sua carriera con 7 punti, 8 rimbalzi e un’espulsione in gara 4. Oltretutto Duncan, a 37 anni, ha dimostrato che può portare ancora Superman a scuola.

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