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NBA preview: Celtics, da piacevole sorpresa a solida realtà

Dopo due stagioni da vera e propria rivelazione a Est, i Boston Celtics entrano nella stagione 2016/2017 come una delle realtà più solide della lega, ma ancora con enormi margini di miglioramento, specialmente grazie all’enorme quantità di scelte al draft accumulate negli ultimi anni.

L’egregio lavoro svolto da Danny Ainge nelle ultime stagioni, che ha già fruttato due avventure — non troppo fortunate purtroppo — ai playoffs, non si è limitato a muovere solamente asset e scelte al draft, ma ha portato addirittura alla firma di un free agent del calibro di Al Horford, in uscita dagli Atlanta Hawks. L’interesse dei Celtics per Horford non era certamente una novità dato che avevano provato a proporre una trade nel mese di febbraio, ma i biancoverdi hanno comunque dovuto aspettare l’estate per potersi assicurare il dominicano con un contratto da $113 milioni in 4 anni. Inoltre, se si pensa che per qualche giorno i Celtics avevano anche accarezzato l’idea di poter avere a roster un giocatore del livello di Kevin Durant, per il quale si era mosso addirittura Tom Brady in persona nel tentativo di convincerlo ad approdare a Boston, allora si ha la misura di quanto questa franchigia stia crescendo e possa ancora fare passi avanti nell’immediato futuro, specialmente grazie ad un’attenta programmazione e uno staff estremamente preparato.

L’arrivo di Horford è esattamente quello di cui i Celtics avevano bisogno per fare un ulteriore passo avanti, specialmente dal punto di vista del gioco. Pensando alla serie di playoff giocata proprio contro gli Hawks, i biancoverdi erano stati letteralmente spazzati via dai lunghi avversari, subendo molto la superiore fisicità sia offensivamente sia difensivamente e avevano mostrato tutte le debolezze che già durante la stagione si erano intraviste. Ora, con Horford a prendere il posto di 5 e Amir Johnson da 4, i Celtics possono finalmente schierare un frontcourt in grado di reggere fisicamente le franchigie meglio attrezzate sotto le plance, ma allo stesso tempo capace di allargare il campo e cambiare difensivamente. Sempre pensando alla passata stagione, i ragazzi di coach Brad Stevens avevano mostrato enormi difficoltà nel tiro da oltre l’arco (undicesimi per tentativi ma ventottesimi per percentuale) dovuti specialmente all’assenza di un lungo che costringesse la difesa a collassare per poi aprire spazi sul perimetro, cosa che con l’arrivo di Horford si dovrebbe risolvere. A dimostrazione di questo nella passata stagione il lungo dominicano è stato il terzo centro nella lega per opportunità di assist generate (6.6 di media), servendo anche il 39% (102 su 263) dei suoi assist per canestri da oltre l’arco, secondo quanto riportato da Nylon Calculus.

In tutto questo va aggiunto il contributo di un confermatissimo Isaiah Thomas, il quale si è dichiarato pronto a guidare la squadra. Dopo aver preso ufficialmente l’eredità di Paul Pierce come capitano, ora ha alzato l’asticella e ha detto di voler provare a diventare MVP (a patto che dorma di più, stando alle sue parole, ndr). D’altronde, lui ha portato i Celtics di nuovo ai playoff e sempre lui ha fatto loro vincere due gare, venendo eliminato. Proprio dagli Hawks di Horford. Ora, con il nuovo arrivato, Boston guadagna il centro che l’anno scorso non aveva e sogna di arrivare oltre il primo turno di playoff. Non è il solo, però, che vuole vincere qualcosa: sempre al media day, Avery Bradley ha confermato di fare di tutto per vincere il Defensive Player Of the Year, dopo che l’ultimo Celtic detentore di tale titolo è stato Garnett nel 2008. Per un certo periodo, si è parlato anche di un ritorno di Ray Allen (che, in caso fosse tornato a giocare, avrebbe indossato la canotta dei Bucks o proprio dei Celtics, ndr), mentre le voci di una trade che vedrebbero arrivare Nerlens Noel vanno e vengono, lunatiche come le scelte dei Sixers sui loro centri.

In tutto il resto, Boston non è cambiata di una virgola: ha riconfermato anche Tyler Zeller con un biennale, mentre rimangono Marcus Smart e Jae Crowder nei reparti di guardia/ ala piccola. Amir Johnson rimane e, quest’anno, vedrà le sue medie dell’anno scorso più consone, dato appunto l’arrivo di Horford a spostare gli equilibri. Nel senso che Johnson ha fatto una buona stagione a Boston, ma ovviamente il suo rendimento è stato condizionato dall’assenza di un centro titolare, cosa che ha dato molti minuti di cambio con Zeller. Il nuovo arrivato cambia le rotazioni dei lunghi, con un quintetto Horford – Johnson che può alternarsi con un Horford – Zeller per prestazioni più potenti e difensive in area. La grande perdita è stato Jared Sullinger, ma la stampa di Boston non lo ha rimpianto considerevolmente, visti i suoi problemi alle ginocchia e la sua incostanza.

DOVE POSSONO ARRIVARE: Sembra proprio che questa sia la stagione giusta per gli uomini di Brad Stevens per conquistare il primo posto nell’Atlantic Division e provare finalmente a superare il primo turno ai playoffs. Con gli accoppiamenti giusti potrebbero anche arrivare a giocarsi qualcosa di più di un semplice secondo turno, ma è sicuramente presto per dirlo.

QUINTETTO IDEALE: Horford – Johnson – Crowder – Bradley – Thomas. Sesto uomo Smart.


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