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NBA Preview: Dallas Mavericks, il (pen)ultimo acuto di Dirk

dirk nowitzki

Rick Carlisle e Dirk Nowitzki, due figure che da sole bastano per garantire che a Dallas anche quest’anno le cose verranno fatte sul serio. Certo, non c’è più (da anni) il materiale per competere per il titolo, ma l’obiettivo Playoffs rimane vivo. Poi, se riesce a qualificarsi, una squadra del genere può dare fastidio a chiunque per questioni di talento ed esperienza. Due anni fa, non per niente, furono proprio i vecchi Mavs a creare i maggiori problemi a quegli Spurs che poi, una volta passato il primo turno 4-3 contro Dallas, non si voltarono più indietro e travolsero nell’ordine Blazers (4-1), Thunder (4-2) e Heat (4-1). Nowitzki ha confermato che, oltre a questa stagione, giocherà anche la prossima. Carlisle, invece, ha un contratto con i Mavs fino al 2020.

Le due acquisizioni più interessanti riguardano due fuoriusciti dai Golden State Warriors che hanno sì fatto registrare il record di vittorie in regular season, ma hanno anche perso una finale NBA che conducevano per 3-1. Harrison Barnes è stato uno dei peggiori in campo in quella serie, ma ha 24 anni e un futuro radioso davanti. I Mavericks lo hanno firmato con la speranza che diventi il futuro uomo-franchigia. Il talento offensivo c’è tutto, così come le capacità per inserirsi in un sistema diverso da quello in cui è stato abituato a giocare in questi anni. A Dallas, infatti, di certo non si viaggia a quei ritmi. Si tira meno da tre e si alzano i ritmi il meno possibile. Tenere i ritmi bassi può essere d’aiuto a Dirk Nowitzki, a Deron Williams, ma anche al nuovo arrivato (e compagno di Barnes ad Oakland) Andrew Bogut.

Per tutelarsi della perdita di Bogut, i Warriors hanno firmato Pachulia, che l’anno scorso era il centro dei Mavs. Una sorta di scambio, insomma, che avvantaggia decisamente Dallas. Bogut è, cestisticamente parlando, un professore della palla a spicchi: non è un centro realizzatore, ma è un ottimo difensore (pur con una mobilità ridotta) e soprattutto sa creare per i compagni nelle situazioni di post basso. Non per niente, da Bogut in post-basso partivano diversi schemi dei Warriors di Steve Kerr. Le sue condizioni fisiche, però, sono da valutare. Gli infortuni sono stati una costante nella carriera dell’australiano, che si è fatto male di nuovo nel corso delle scorse Finals. E la sua assenza, probabilmente, ha permesso alla serie di virare verso Cleveland.

Gli infortuni hanno fatto parte in maniera consistente anche della carriera di Deron Williams e degli anni recenti di Wes Matthews, che era stato la più grande firma dei Mavericks nell’offseason 2015. L’ex Blazers ha giocato quasi tutta la stagione l’anno scorso (78 partite di regular season), ma ha fatto fatica ad ingranare. I Mavs si augurano che quest’anno riesca a tornare quello di Portland, altrimenti c’è il rischio che si tramuti in una situazione simile a quella di Chandler Parsons: anche l’attuale ala dei Grizzlies arrivò a Dallas con problemi fisici pregressi, non ingranò mai del tutto e lasciò la squadra dopo appena tre stagioni. Le condizioni di D-Will, invece, preoccupano meno: il ruolo di PG è l’unico che Dallas ha veramente coperto anche a livello di riserve, dal momento che Carlisle può contare su J.J. Barea, Devin Harris e un Seth Curry le cui quotazioni sono in ascesa.

Dove possono arrivare: l’età media della squadra è molto alta. I problemi fisici, per due come Deron Williams e Andrew Bogut, sono stati all’ordine del giorno negli ultimi anni. E nemmeno Wes Matthews ha avuto troppa tregua, da questo punto di vista. Il quintetto, di per sé, è anche ottimo, ma il livello della panchina è tutt’altro che alto e considerando appunto le condizioni fisiche di alcuni dei titolari può essere un problema. I Mavs lotteranno sicuramente per i Playoffs, ma la loro qualificazione non è affatto scontata.

Quintetto ideale: Deron Williams – Wes Matthews – Harrison Barnes – Dirk Nowitzki – Andrew Bogut (Sesto uomo: Devin Harris)


 

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