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NBA Preview: Detroit Pistons, tanto materiale per il presente e il futuro

La rivoluzione di Van Gundy ha funzionato praticamente fin dal primo secondo in cui si è seduto sulla panchina dei Pistons. Detroit si è trasformata in una squadra capace di giocare un buon basket, di creare tiri aperti e di vincere partite. Non per niente, l’anno scorso i Pistons hanno chiuso la stagione con 44 vittorie e 38 sconfitte: un record positivo in regular season mancava dalla stagione 2007/2008, quando ancora sul parquet in rossoblu ci scendevano Chauncey Billups, Rip Hamilton, Tayshaun Prince, Rasheed Wallace e Antonio McDyess. Adesso per Van Gundy, dopo l’assestamento iniziale e la prima stagione completa, è arrivato il momento di dimostrare che il suo lavoro riporterà i Pistons nell’élite della NBA.

C’è una costante che lega questa esperienza di Van Gundy con la sua precedente (di enorme successo) con gli Orlando Magic: il centro della squadra. Ai Magic il coach poteva contare su un Dwight Howard ancora mostro di atletismo e presentissimo nell’arco di una gara: SVG sfruttava le qualità e l’atletismo di Dwight per attirare raddoppi al centro dell’area e avere spazio per i tiratori sul perimetro. Drummond è un giocatore con caratteristiche tecniche diverse, ma con l’Howard di quell’epoca dei Magic condivide un atletismo spaventoso che consente di accumulare stoppate e rimbalzi. Anche e soprattutto offensivi, fondamentali in un gioco come quello di Van Gundy per creare nuovi possessi. Drummond è stato il miglior rimbalzista offensivo della scorsa stagione NBA con addirittura 4.9 a partita.

Anche al di fuori del pitturato, però, Detroit ha giocatori di valore. Su tutti il talentuosissimo Reggie Jackson, croce e delizia della squadra un anno fa. Cresciuto a livello NBA ad Oklahoma City all’ombra di Westbrook (con cui condivide molti difetti, pur senza necessariamente avere lo stesso talento tecnico e atletico), Jackson non è stato troppo spesso apprezzato da Van Gundy. Per un motivo ben preciso: il troppo tempo in cui la palla resta nelle sue mani. Comunque, SVG dovrà fare a meno del suo playmaker almeno fino a inizio dicembre. Spazio, quindi, per il nuovo arrivato Ish Smith, che ha molti meno punti nelle mani, ma più capacità nel far girare la squadra in maniera fluida. Al fianco del playmaker ci sarà Caldwell-Pope, ormai starter consolidato in questa franchigia, che è chiamato a migliorare ulteriormente le qualità realizzative e soprattutto un tiro da tre che è stato deficitario nella passata stagione (30.9%).

Da ultimi, presentiamo due elementi che possono realmente far la differenza tra un’ottima stagione e una da dimenticare. Marcus Morris a Phoenix non era mai emerso per davvero, ma dopo aver lasciato l’Arizona ha trovato a Detroit un ruolo da protagonista in cui ha messo in mostra delle buonissime capacità in attacco e a rimbalzo. Facendo fede alle percentuali dell’anno scorso, è oltretutto il secondo miglior tiratore dall’arco della squadra (36.2%), un dato fondamentale considerando che i Pistons devono necessariamente incrementare la pericolosità dalla distanza. Chi invece ha dimostrato un potenziale da All-Star e ha tutte le carte in regola per continuare a stupire e migliorare è Tobias Harris, giocatore completo e fondamentale per Detroit nei ruoli di small e power forward. Se Jackson, Harris e Drummond continueranno il proprio percorso di maturazione, allora Van Gundy potrà fare grandi cose anche in Michigan.

Dove possono arrivare: i Pistons hanno centrato la qualificazione ai Playoffs già nella passata stagione e sembra essere di nuovo questo il destino della squadra. I nuovi arrivi estivi (su tutti Ish Smith, Leuer e Marjanovic) sono serviti più che altro a puntellare la panchina e dunque tutto dipenderà dai miglioramenti mostrati dal quintetto. Non ci stupiremmo, comunque, di vedere i Pistons superare le 44 vittorie conquistate un anno fa.

Quintetto ideale: Reggie Jackson – Kentavious Caldwell-Pope – Tobias Harris – Marcus Morris – Andre Drummond (Sesto uomo: Stanley Johnson)


 

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