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NBA Preview: Houston Rockets, tutto nelle mani di James Harden

La rivoluzione, nel Texas sud-orientale, non si è limitata unicamente alla partenza di Dwight Howard, che neanche con la maglia dei Rockets è riuscito a trovare la sua collocazione perfetta e ad arrivare ad un’affermazione che ormai sembra sempre più un miraggio. A Houston è arrivato anche un allenatore che in passato ha fatto molto discutere per una filosofia di gioco giudicata sì spettacolare, ma in larga parte perdente. Prima dei Golden State Warriors, Mike D’Antoni ha portato in NBA un gioco fatto di azioni rapide e di tiri da tre punti. I suoi Phoenix Suns, però, non sono mai riusciti a far strada nei Playoffs e quindi l’esperienza di D’Antoni è stata etichettata come inconcludente. A Houston, però, da anni si pratica una filosofia non troppo dissimile: sono praticamente banditi i long-two, i tiri in sospensione da due punti, e si cerca unicamente il tentativo dall’arco o da sotto canestro.

Con idee di questo tipo, l’accostamento di D’Antoni alla panchina appare più che naturale. Veniamo al roster: manca un vero e proprio playmaker di livello. Il titolare nel ruolo dovrebbe ancora essere Patrick Beverley, che si fa notare però molto di più nella metà campo difensiva che in quella offensiva. La palla, dunque, dovrebbe più che mai finire nelle mani del solito James Harden. Il fuoriclasse dei Rockets potrebbe sfruttare la stagione che sta per arrivare in due modi: aumentare all’inverosimile la sua produzione realizzativa oppure compiere quello step che lo porterebbe ad essere un giocatore completo e coinvolgente. Le possibilità, considerando le caratteristiche dei compagni di squadra e di un sistema alla D’Antoni, ci sono tutte. Harden può diventare la combo guard della squadra, con licenza di creare per se stesso e con un occhio allo scarico per un compagno libero quando le difese collassano su di lui.

Howard, come dicevamo poco fa, è partito, liberando spazio all’approdo in quintetto di Clint Capela. Di volti nuovi interessanti, però, ne sono arrivati anche a Houston: primo su tutti Ryan Anderson, tiratore da tre eccezionale e reduce da alcune ottime stagioni. Il passaggio da un giocatore confusionario come Josh Smith a un elemento facilmente inquadrabile in un sistema come Anderson non potrà che far bene alla squadra. In panchina per D’Antoni si siederanno anche due veterani assoluti del calibro di Eric Gordon e Nene Hilario. Per il primo, costantemente perseguitato dagli infortuni nel corso della sua carriera NBA, si tratta di un’occasione per svolgere il ruolo di sesto uomo con ampie licenze in una squadra comunque ambiziosa. Nene, invece, avrà il compito di cambiare entrambi i lunghi e di garantire sostanza.

Dove possono arrivare: se un anno e mezzo fa ─ comunque a sorpresa ─ Houston riusciva a raggiungere le finali di Conference, nella stagione che sta per iniziare questo traguardo sembra ampiamente improbabile. Il cammino dei Rockets dipende unicamente e totalmente dalle lune di James Harden. Se il numero 13 dovesse fare una stagione da potenziale MVP, allora Houston è nella mischia Playoffs. Altrimenti la strada potrebbe essere molto in salita.

Quintetto ideale: Patrick Beverley – James Harden – Trevor Ariza – Ryan Anderson – Clint Capela (Sesto uomo: Eric Gordon)


 

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