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NBA Preview: Indiana Pacers, the Golden Age

Indiana è stata a tutti gli effetti la regina del mercato. Dopo aver visto il fenomenale recupero di Paul George dall’infortunio alla tibia e dopo aver assistito alla nascita del nuovo talento in Myles Turner, i Pacers volevano cambiare qualcosa nella loro identità e l’estate si è basata prettamente su questo cambiamento.

A cominciare dall’allenatore. A fine stagione il contratto di Frank Vogel, l’uomo che riportò i Pacers dell’élite NBA, sarebbe scaduto e Larry Bird era desideroso di cambiare modus operandi del suo team, con la dichiarazione “Non nego che vorrei vedere i Pacers segnare più punti”. Dopo non aver rinnovato Vogel, Bird ha deciso di mettere le chiavi della squadra in mano a Nate McMillan, assistente di Vogel sempre a Indianapolis. Nei suoi anni a Portland, McMillan ha prestato attenzione a una mentalità offensiva di squadra che vuole riconfermare anche adesso: Indiana ha segnato 102.2 punti a partita (17ma nella NBA) nella scorsa stagione, pur concedendone 100 (8va dietro ai Clippers) e pur avendo tra le sue schiere realizzatori puri come Monta Ellis e, appunto, Paul George. Ci voleva anche un cambio nel passaggio della palla (21.2 APG, 22mi dietro Portland), e la prima trade dell’anno cestistico, a Indianapolis, è stata incentrata proprio sul cambio di play. George Hill, ragazzo di casa, è andato ai Jazz in una abbuffata a tre che ha portato nel backcourt dei Pacers Jeff Teague. L’ex Hawks porta in dote 15.7 punti a partita e 5.7 assist di media in regular season e un assistman di buon QI cestistico, meno realizzatore rispetto al suo predecessore (12.5 PPG con 3.5 APG). Questo vuol dire lasciare più libero Monta Ellis di giocare la sua pallacanestro di arresto e tiro e di penetrazioni. Se poi anche Ellis si mettesse a passare di più, i Pacers possono dormire sonni sereni. Teague è abituato a un roster simile a quello di questi Pacers, avendo avuto a che fare per anni con Al Horford e Paul Millsap tra i lunghi, non così diversi come stile di gioco ai pivot del suo nuovo team. Fattore da non sottovalutare: Teague è anche altruista nel momento del bisogno. Dalle medie indicate prima, nei playoff ha diminuito il numero dei punti e incrementato gli assist, passando dai 5.7 ai 6.1 e dai 15.7 punti ai 14.5 dei playoff. A chiudere il reparto play, Aaron Brooks: uno dei giocatori più sottovalutati di questa lega, l’ex Bulls si presenta con un curriculum di tutto rispetto e un’abilità di gestire palla in alcuni momenti fondamentali di notevole interesse. Brooks è la chiusura perfetta per questo parco riserve: è ovvio che le cifre siano più simili a quelle di questa stagione (7.1 punti, 2.6 assist in 16 minuti) piuttosto che a quelle del resto della carriera (10.7 punti e 3.2 assist in 22 minuti), ma in ogni caso dimostra di essere un aiuto efficiente.

Ma il vero rinforzo che Indiana ha fatto è stato nel frontcourt. L’arrivo di Thaddeus Young al Draft, in cambio sostanzialmente di un pugno di mosche (la 21ma assoluta, dimostratasi poi Caris LeVert), porta a coach McMillan un giocatore di indubbia etica lavorativa che ha fatto bene tanto a Philadelphia, quanto a Minnesota e Brooklyn senza aver mai avuto l’occasione di mettersi in mostra in un contesto vincente. Young è un atleta pazzesco, dotato di braccia tanto lunghe da permettere sia il gioco in area sia efficienza nel tiro dalla medio – corta distanza (eccezione l’angolo destro da oltre la linea, chiuso con il 50% di conclusioni favorevoli). Soprattutto in area dimostra la sua efficienza, con il 64% delle conclusioni di successo, visto il 33% di conclusioni favorevoli da oltre i 5 m. Nella situazione attuale, i Pacers possono schierarlo per creare un quintetto lungo e veloce con Turner e George davanti, Ellis e Teague dietro. Young è un giocatore abituato a ricevere gli scarichi e puntare per la conclusione al tiro, e avere Teague in questo non sarà un problema. L’altro grande rinforzo di questa off season è, certamente, Al Jefferson. Dopo le stagioni di Charlotte, segnate da infortuni ma comunque caratterizzate da un apporto importante quando presente (con lui i Bobcats hanno fatto i playoff, con lui gli Hornets si sono rafforzati per tornare alla postseason), Jefferson approda in Indiana con un triennale da oltre 20 milioni di dollari. La sua capacità di giocare il post basso sarà fondamentale per la panchina dei Pacers, che l’anno scorso poteva contare sulle forze di Jordan Hill, a forza di paragone decisamente portando un guadagno nelle tasche di Bird, ma deve innanzitutto rimanere sano: se gli infortuni lo mineranno come durante la passata stagione, Jefferson non potrà essere di molta utilità a questa versione di Indiana. Anche Young risulta essere un upgrade rispetto al precedente Chris Copeland (oggi sperduto, dopo essere stato tagliato dai Pelicans al training camp) per prestazioni ed impatto. Per chiudere, Kevin Seraphin: l’energico francese ha lasciato i Knicks per un biennale da 3.2 milioni di dollari. Seraphin aveva rifiutato anche le offerte del Barcellona e di altre squadre NBA, Knicks inclusi, per cercare un team vincente. La sua energia e i suoi 3.9 punti in 11 minuti con 2.3 rimbalzi (in preseason, la media è di 4.5 rimbalzi, ndr) saranno un cambio eccellente come terzo centro, a rimpiazzare il connazionale Mahinmi, partito alla volta di Washington.

Il quintetto vede una serie di giocatori che si completano a vicenda: se Turner e Young sono giocatori d’area, George lo è tanto dentro quanto fuori dall’arco, mentre il backcourt può fare il bello e il cattivo tempo da ogni angolazione del campo. Allo stesso modo, Jefferson può fare da cambio per il giovane titolare, mentre Seraphin può giocare nel doppio ruolo di ala e di centro, CJ Miles è lo scudiero di fiducia del numero 13 e un doppio gioco di play con Stuckey (più tiratore) e Brooks (più passatore) rende il team di coach McMillan molto profondo e dotato, praticamente, di due starting five. Sotto molti punti, Indiana è la squadra più completa dell’intera Eastern Conference, forse anche più di Cleveland.

Poche storie: è una squadra costruita per segnare. Altrimenti non si sarebbe puntato su Jefferson ma su un centro con più predisposizione alla difesa e si sarebbe scelto di rimanere con Hill a roster. Con questi acquisti intorno, Indiana si mostra invece come il completamento perfetto di George e della sua abilità come giocatore e come leader. Squadra veloce, dinamica ma allo stesso tempo potente, Indiana può cogliere l’occasione per tornare ai vertici della Conference, visto anche il probabile indebolimento dei Raptors. Dopo i convincenti playoff chiusi in gara 7 del primo turno, ora è il momento di tornare grandi. Di tornare alla Golden Age, slogan di questa stagione.

DOVE POSSONO ARRIVARE: I Raptors si sono indeboliti e a Est l’unica certa di essere in alto è Cleveland. Ma Indiana, per la struttura che ha, può facilmente puntare alla Finale della Eastern Conference e magari insidiare per un paio di partite LeBron e soci.

QUINTETTO IDEALE: Myles Turner – Thaddeus Young – Paul George – Monta Ellis – Jeff Teague, sesto uomo Al Jefferson

 

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