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NBA Preview: New Orleans Pelicans, con Davis sano si vola!

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L’anno scorso non è stato facile. Infortuni, problemi, adeguamento a un nuovo sistema offensivo. Ma i Pelicans si apprestano in questa stagione a emergere dalla mediocrità NBA e cercare di fare il balzo necessario per tornare ai playoff. Anche perché, Anthony Davis ha voglia di rifarsi della scorsa annata.

Il Draft ha regalato un diamante allo stato grezzo: Buddy Hield. Il caraibico si è presentato alla Summer League come un futuro protagonista della Lega e ha cominciato a far vedere di cosa sia fatto anche in preseason, con buone percentuali dal campo e 19, 18 e 14 punti nelle prime tre uscite. Il problema di rimpiazzare Eric Gordon è, sostanzialmente, risolto.

La domanda fondamentale è come rimpiazzare, invece, Ryan Anderson. Nei suoi anni a New Orleans il bianco tiratore ha avuto molto peso, con le sue assenze, sulle possibiltà di aprire il campo per la squadra e la sua partenza era nell’aria fin dall’inizio della scorsa stagione. Tuttavia, i Pelicans non sono riusciti (o non hanno voluto?) a cederlo, e questo ha liberato uno spot nel roster come ala, senza un vero erede e senza nessuno con le sue capacità.

Per il resto, il mercato ha regalato possibili outsider, ma nessuna garanzia sicura di futuri giocatori con un ruolo importante a New Orleans. I due nomi sono E’Twaun Moore e Solomon Hill. Se il primo è un fulmine a ciel sereno per questi Pelicans, Hill era stato cercato abbastanza nel corso della passata regular season. Giovane di fisico, anche se un po’ oscurato dal backcourt che Indiana aveva la passata stagione: per lui si parla di un quadriennale da 52 milioni di dollari. Alla luce attuale dei fatti (7.7 punti con il 52% da tre e il 45 dal campo, con 4 rimbalzi catturati nei 28 di media dei playoff), uno dei contratti più esagerati della intera free agency 2016. Anche Moore, se dovessimo vedere, non avrebbe dovuto firmare un quadriennale da 34 milioni di dollari: la fortuna che ha avuto l’ex giocatore della Serie A italiana è stata la grande strage del backcourt di Chicago dell’anno scorso, che ha messo in luce un potenziale da 7.5 punti a partita con il 48% dal campo. Sarà lui a dividersi il ruolo di guardia con il già citato Buddy Hield, ma non solo. Alla sua quinta squadra NBA, e forse alla sua ultima occasione di far vedere il suo valore, ecco Lance Stephenson, che ha agganciato un minimo salariale non totalmente garantito. Il problema di contratti del genere è che non sai come il firmatario si comporterà: nel caso di Stephenson, può essere veramente l’occasione d’oro per risorgere. In un contesto, come quello di New Orleans, in cui il backcourt ha subito un lieve upgrade rispetto alla passata stagione ma dove lui è, a tutti gli effetti, l’unico vero difensore sul perimetro sul quale fare affidamento. Ma Lance può dare di più: a Memphis aveva registrato 14 punti di media dopo la mediocre esperienza ai Clippers, con il 47% dal campo e il 35% da tre. Questa è un’arma che si sta particolarmente sviluppando, dato che ai Clippers ha registrato il 40% di successo nelle conclusioni dall’arco, e potrebbe rendere Stephenson il jolly di questi Pelicans in cerca di riscatto. Il parere di chi scrive? Coach Gentry deve provare un approccio alla Luke Walton, facendo partire Hield dalla panchina come sesto uomo e tenendo un veterano come Stephenson nello starting five, come fecero a Memphis in cui partì titolare dalla prima palla a due. Lo scopo è rendere Hield gradualmente abituato ai ritmi della NBA e magari far male dal campo. Più o meno come nel 2004, quando Ben Gordon vinse il Sixth Man of the Year da matricola. E Gordon non è che avesse uno stile di gioco diverso da Hield.

Tyreke Evans sarà ancora del team e, ora più che mai, sarà chiamato a portare palla e a giocare da playmaker: ne è in grado, e lo abbiamo visto a Sacramento capace di fare ciò. Jrue Holiday, infatti, non giocherà per un certo periodo: la moglie sarà operata d’urgenza per una grave malattia e lui, da marito e futuro padre, vuole stare vicino alla sua famiglia. Peccato, perché Holiday è un All Star e da quando è arrivato a New Orleans la sorte non gli ha mai sorriso completamente. Ma tornando a Evans, l’anno scorso ha dimostrato di poter essere un valore aggiunto: con 15.2 e 6.6 assist, si dimostra una pietra di New Orleans.

Nel front court, invece, abbiamo visto un Anthony Davis in netta difficoltà, tra infortuni e il nuovo stile di gioco dettato da coach Gentry. Stando alla parole dell’allenatore, Davis avrebbe visto molti video del suo idolo Tim Duncan a inizio carriera, per studiarne il tipo di attacco. Per lavorare sui video dell’ex Spurs, Davis sembra quindi propenso ad abbandonare la forzatura fuori area e il tiro da tre, armi non abituali per uno del suo tipo. Almeno, non ancora, ma nella scorsa stagione la fatica è stata troppa e sembra più logico andare piano piano per allargare il campo. Intanto, con Asik ancora centro titolare, è arrivato a New Orleans un altro pupillo del team, cercato alla deadline quasi quanto Solomon Hill: Terrence Jones. L’atletico lungo ritrova Davis dopo l’anno a Kentucky, dopo essere stato scalzato nelle rotazioni dei Rockets da Clint Capela, e porta in dote alla Louisiana 8.7 punti e 4.2 rimbalzi in 20 minuti di impiego. Con l’ex prodigio dei Knicks, Langston Galloway, i Pelicans dimostrano di essere giovani e pieni di talento e di voler puntare a vincere. Siete tutti avvisati.

DOVE POSSONO ARRIVARE: a giocarsi i playoff, possono pensarci. Ovviamente devono essere tutti sani, Davis deve essere più leader, Stephenson torna quello dei Pacers e Evans, finalmente, ingrana la marcia.

QUINTETTO IDEALE: Davis – Jones – Cunnigham – Stephenson – Evans, sesto uomo Hield

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