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NBA Preview: San Antonio Spurs, Kawhi al potere per l’era post-Duncan

Tim Duncan è uno di quei giocatori che segnano indelebilmente la storia della franchigia per cui hanno giocato e quella dell’intera pallacanestro. Sebbene l’anno scorso il suo minutaggio e il suo impatto fossero notevolmente diminuiti, Duncan esercitava ancora un fascino e un carisma in grado di fare la differenza. Popovich lo teneva spesso seduto nel quarto periodo, ma lo utilizzava quando c’erano da sbrogliare situazioni complicate: per esempio per una rimessa decisiva a pochi secondi dalla fine o nell’impossibile tentativo di rimonta di gara 6 ad Oklahoma City. A San Antonio è stato subito reso chiaro a tutti: i gradi di leader supremo degli Spurs sono passati, con il ritiro di Duncan, dal numero 21 a Kawhi Leonard.

E non poteva essere altrimenti: Kawhi è il Defensive Player of the Year in carica, ma al contempo è un attaccante affidabilissimo che sa realizzare con alte percentuali da praticamente ogni posizione. In una squadra che ha almeno tre elementi in quintetto che non brillano per freschezza e atletismo, Kawhi è perfettamente funzionale ai tentativi di non accelerare troppo il ritmo: ha ottime capacità spalle a canestro e un fade-away molto preciso in queste situazioni. Deve solo ─ lo dice Popovich ─ imparare a parlare di più con i compagni e imparare a trascinarli per compiere il definitivo salto di qualità. E anche sotto questo punto di vista, sempre secondo Popovich, sta migliorando allenamento dopo allenamento. Se la transizione da timido fenomeno a leader carismatico dovesse compiersi, Kawhi diventerebbe definitivamente un candidato fisso al titolo di MVP.

Se l’anno scorso le attenzioni erano state tutte sull’acquisizione, da parte degli Spurs, di LaMarcus Aldridge, quest’anno invece i titoli sono stati per Pau Gasol. La prima stagione di Aldridge in Texas, per la verità, è stata molto positiva da un punto di vista numerico e dell’impatto offensivo. Sono emerse più volte voci che vedevano gli Spurs intenzionati a cederlo, ma non sono mai state confermate. Certo, Aldridge non è un difensore e difficilmente (considerando l’età) lo diventerà. Al suo fianco l’anno scorso c’era Duncan, quest’anno ci sarà Gasol. Un altro professore della pallacanestro, offensivamente parlando, ma un altro giocatore che non fa della mobilità un punto di forza. Chiariamoci: Gasol non è un pessimo difensore, tutt’altro. Quando è sfidato nei pressi del ferro sa farsi valere. Semplicemente non è in grado di aiutare in situazioni dinamiche. Questo è il problema più grande dell’assetto con cui gli Spurs iniziano la stagione 2016/2017: entrambi i lunghi non sono efficaci sui cambi difensivi, ormai un aspetto fondamentale del gioco NBA.

Questo nuovo assortimento del reparto lunghi dovrebbe confermare una tendenza che gli Spurs hanno inaugurato nella passata stagione. Se la squadra campione NBA 2014 faceva grande affidamento sul gioco esterno, con le piogge di triple di giocatori come Danny Green e Mills e la precisione di Kawhi, nella stagione che sta per cominciare dovremmo invece vedere una San Antonio ancora più basata sul gioco spalle a canestro. Aldridge e Gasol sono entrambi grandi giocatori di post alto e post basso e sarà interessantissimo vedere come dialogheranno nell’area avversaria. La squadra neroargento, nella stagione 2015/2016, è stata una di quelle che ha tirato meno volte dall’arco e possiamo aspettarci un dato simile anche quest’anno.

Per fortuna degli Spurs il campo NBA è composto da due metà. Se in quella difensiva, nonostante le grandi qualità di Kawhi Leonard e Danny Green, San Antonio può soffrire molto, in quella offensiva lo spettacolo dovrebbe essere assicurato. Non uno spettacolo fatto di schiacciate ed alley-oop, è ovvio, ma uno spettacolo fatto di schemi, di circolazione di palla e di esecuzione alla Gregg Popovich. Perché questo avvenga, però, Tony Parker deve tornare ad essere costante nelle sue prestazioni. Il calo fisico del franco-belga sembra, ormai da un paio di stagioni, evidente e inesorabile. San Antonio, per essere una contender, non può però prescindere dal suo apporto e dal suo fosforo. Sarà, infine, l’ultima stagione per Manu Ginobili. E sarà una stagione in cui giocatori come Kyle Anderson (su tutti), Patty Mills e Jonathon Simmons cercheranno la definitiva affermazione.

Dove possono arrivare: non è una squadra giovane, ha perso il suo leader carismatico, ha perso diversi membri importanti della panchina e la profondità del roster scarseggia. Tutto vero. Bene, detto questo facciamo ancora fatica a scindere nettamente San Antonio dalla lotta per il titolo. Si trova sicuramente un gradino (forse due) sotto Golden State, ma ha ancora le carte in regola per attestarsi come seconda forza della Western Conference, soprattutto dopo l’addio di Durant a OKC.

Quintetto ideale: Tony Parker – Danny Green – Kawhi Leonard – LaMarcus Aldridge – Pau Gasol (Sesto uomo: Manu Ginobili)


 

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