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NBA Preview: Utah Jazz, i Playoffs non sono più soltanto un sogno

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È un po’ l’anno della verità per gli Utah Jazz e già non è incominciato nel migliore dei modi: Gordon Hayward si è rotto un dito della mano sinistra e ne avrà per almeno un mese e mezzo. Ecco, questa è una di quelle notizie che potrebbe far vacillare la fiducia di qualsiasi squadra, soprattutto se contiamo che Hayward è solo il terzo giocatore nella storia dei Jazz (con John Stockton e Derrick Favors) ad aver migliorato la sua media realizzativa in ognuna delle prime sei stagioni con la maglia della franchigia di Salt Lake City. Basta così con le brutte notizie? Neanche per sogno. Alec Burks ha un infortunio alla caviglia e i tempi di recuperano sono ancora incerti.

Passate in rassegna le note dolenti, però, ci troviamo davanti ad una squadra che ha un enorme potenziale e che ha già dimostrato nelle ultime due stagioni di essere in rampa di lancio. L’ottimismo riguardante la stagione che sta per iniziare, però, non è circoscritto ai talenti che erano già presenti nel roster dei Jazz. Il general manager Dennis Lindsey ha aggiunto tre giocatori di comprovata esperienza che potranno dare una mano consistente alla squadra: George Hill, arrivato dagli Indiana Pacers, si prenderà quel posto di playmaker che nelle ultime stagioni è oscillato (senza risultati troppo convincenti) tra Trey Burke (ceduto a Washington), Dante Exum e Raul Neto; Joe Johnson arriva per dare iniezioni di punti dalla panchina, ma nelle fasi iniziali della stagione ─ considerando i problemi di Burks e Hayward ─ avrà un compito ancora più importante; Boris Diaw è stato prelevato dagli Spurs e, lo sappiamo bene, è il classico giocatore che tutte le squadre di sistema vorrebbero.

Quin Snyder, capo-allenatore dal giugno 2014, ha proprio il compito di incanalare così tanto talento in un sistema di gioco efficace. È un allenatore che ha un minimo di vocazione europea, essendo stato un convinto vice di Ettore Messina al CSKA Mosca nella stagione 2012/2013. Oltre agli esterni, di cui abbiamo già parlato, Snyder avrà di nuovo a disposizione l’intrigantissima coppia di lunghi composta da Favors e Gobert. Sono due giocatori che assicurano ai Jazz una dimensione che sta piano piano scomparendo dalla NBA: due lunghi che, fondamentalmente, giocano assieme e chiudono all’avversario ogni strada per il ferro. Favors è sicuramente un attaccante migliore di Gobert e sta incrementando la sua efficacia nel pitturato di anno in anno, Gobert di contro è un difensore assolutamente insuperabile sotto canestro. Una coppia di lunghi del genere che si incastra con il tuttofare Hayward, i tiri di Alec Burks e la gestione dei ritmi di George Hill. Insomma, Utah vuole tornare ad essere una forza della Western Conference.

Dove possono arrivare: i tempi sono maturi perché una squadra con questo talento e questa profondità si qualifichi ai Playoffs. I Jazz non devono porsi per questa stagione nessun altro obiettivo. Poi, a quel punto, tutto dipenderà dagli accoppiamenti. In ogni caso, per quanti passi avanti siano stati compiuti a Salt Lake City, difficilmente c’è già quest’anno il materiale per insidiare le prime della classe in una serie di post-season.

Quintetto ideale: George Hill – Alec Burks – Gordon Hayward – Derrick Favors – Rudy Gobert (Sesto uomo: Joe Johnson)


 

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