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NBA Preview: Washington Wizards, Scott Brooks replica i Thunder?

Washington non ha decisamente affrontato la passata stagione togliendosi delle soddisfazioni. Anzi, ora si trova nella condizione di pretendere di più da sé stessa, da John Wall, da Bradley Beal e dai nuovi arrivi dell’estate. Ma l’estate ha seguito decisamente un’altra linea.

Tutto inizia con il rinnovo faraonico di Bradley Beal: 5 anni, 128 milioni di dollari. Per uno che doveva essere la polizza di sicurezza di Washington non sarebbe così male. Il problema è che questa polizza sarà obbligata a giocare a vita per un minutaggio limitato, a causa della vasta collezione di infortuni iniziati con il perone nel 2015. E che non gli ha mai fatto giocare una regular season completa: Washington dipende moltissimo da lui e dalle sue percentuali, pur avendo realizzato il 42% da dentro l’arco e il 39.7% da tre punti. Una cosa che, stando ai pettegolezzi, non ha fatto molto piacere a John Wall.

Anzi, Wall proprio sembra non accetti il fatto che qualcuno firmi contratti più ricchi del suo. Prima il rinnovo di Reggie Jackson l’anno scorso, poi i 120 milioni di Harden. Infine, i 128 del sopradetto Beal, con il quale ha ammesso di avere qualche attrito in campo. “Ma dobbiamo essere bravi a mettere da parte questo”. L’ultima cosa cui Wall dovrebbe pensare è, sicuramente, il guadagno. Lui firmò un quadriennale da 87 milioni di dollari quando ancora il contratto degli introiti televisivi non era stato firmato, e da allora ha meritato quell’ingaggio con due apparizioni ai playoff, due convocazioni all’All Star Game e la presenza nel Second Defensive Team 2015. Quindi, la cosa importante, è che rimanga concentrato sull’aspetto del gioco: se gli assist e i punti sono aumentati e sono una doppia doppia di media, lo sono anche le palle perse. Da sempre questa statistica del gioco è stata un tallone d’Achille per Wall: quest’anno sono state 4.1. Troppe per un team che di suo ne perde 13.9 a partita e che è la 21ma difesa NBA con 104.6 punti concessi. 26ma per rimbalzi (41.8) e 17ma per rimbalzi concessi (44.3). E che quest’estate ha perso Nené (andato a Houston) e Jared Dudley, i de giocatori più difensivi del team. Anche se l’esperienza di quello che ora è a Phoenix non è stata certo entusiasmante: era chiamato a prendere il posto di Paul Pierce …

Il reparto lunghi si è però rinforzato: a fare da cambio al sempre efficiente Gortat, questa stagione, troviamo Mahinmi in area (tra sei settimane, perché si opera a un ginocchio) e Jason Smith per allargare il campo con il suo 48.5% dal campo. Dopo gli anni di Orlando a basso minutaggio e punteggio, anche Andrew Nicholson si appresta a dare un contributo di interesse per questi Wizards, al fianco di un Otto Porter ormai chiamato al salto di qualità dopo gli 11.6 punti della scorsa stagione. Anche Trey Burke, dopo gli anni di Utah, ha l’occasione per poter spiccare come riserva di John Wall, ma deve incrementare quei 2.3 APG della passata stagione. Ricevuto praticamente gratis dagli Wizards (Utah ha avuto una seconda scelta in cambio, ndr), Burke è un giocatore diverso dal suo titolare per velocità e per stazza, ma la sua capacità di usare il fisico pe entrare in area sarà estremamente utile ai suoi nuovi compagni.

Nel reparto ali, niente sorprese: Markieff Morris è chiamato a diventare il terzo violino del team dopo il buon apporto dato a partire dal suo arrivo alla deadline di febbraio, mentre Kelly Oubre deve diventare il motivo per cui è stato scelto da Atlanta e poi acquisito dagli Wizards stessi. La preseason è convincente: 16, 24, 25 punti in una media di 26 minuti di impiego, con un picco di 7 rimbalzi.

In tutto questo, chi ci può essere alla guida della nuova Washington? Non Randy Wittman, ma Scott Brooks. L’ex allenatore dei Thunder ha firmato un quadriennale a 35 milioni di dollari con un solo scopo: vincere. Anche John Wall lo ha dichiarato: “E’ venuto qui per vincere, non perché vogliamo Durant (anche se un po’ ci speravano, nda)”. Brooks porta esperienza e abilità, una Finale persa ma anche delusioni per non aver preso i Thunder con la giusta grinta. È la sua mancanza di grinta che gli è costata il posto a OKC, dopo aver comunque contribuito ad aiutare Durant e soci a diventare un team elitario a Ovest. Fondamentalmente questi Wizards non sono diversi dai Thunder fino al 2015. Parallelismi? Due superstar che non completano il loro gioco ma tendono ad “escludersi”, un’ala atletica (Ibaka/Oubre), una tiratrice (Singler/Morris), un centro cattivo agonisticamente e prediletto del lavoro sporco (Adams/Gortat). E quei Thunder arrivarono al secondo turno dei playoff. Ora, in quella che coach Brooks stesso chiama una squadra ricca di talento e che a suo parere non soffrirà di problemi di chimica, si augurano tutti la stessa cosa.

DOVE POSSONO ARRIVARE: la competizione a Est è diventata più ardua, ma se Wall e Beal lavorano assieme, Morris non esplode come l’anno scorso a Phoenix e Oubre e i nuovi arrivati si fanno sentire, allora si può sperare nel ritorno alla postseason.

QUINTETTO IDEALE: Gortat – Morris – Porter – Beal – Wall, sesto uomo Oubre

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