NBA Summer League Day 2: il meglio e il peggio

Seconda giornata di Summer League con tre partite disputate. Memphis-Detroit, Philadelphia-Oklahoma City e Miami-Brooklyn i match del giorno, che come al solito ci hanno offerto diversi spunti di riflessione nel valutare il meglio e il peggio di questo secondo giorno di competizione.

 

IL MEGLIO

Kentavious Caldwell-Pope (Detroit Pistons)

È lui fino a questo momento l’MVP della Summer League, per quanto il titolo possa valere. La guardia dei Pistons si è letteralmente preso la squadra sulle spalle anche nella seconda partita, e i suoi 30 punti con 12 rimbalzi si vanno ad aggiungere ai 26 già messi a segno il giorno prima. Non c’è stanchezza per questo ragazzo, che sta dimostrando di aver migliorato molto il già ottimo tiro da fuori (4/8 contro Memphis) e di aver lavorato sul suo gioco a trecentosessanta gradi. Ai Pistons serve come il pane un esterno che possa completare Brandon Jennings assumendosi qualche responsabilità in attacco, e KCP sembra essere l’indiziato perfetto per partire in quintetto insieme all’ex Virtus Roma.

Casper Ware (Philadelphia 76ers)

Che Casper Ware sapesse segnare lo avevamo capito già nella sua prima stagione italiana a Casale Monferrato, dove si era messo in luce come uno dei migliori realizzatori della Penisola. La stagione a Bologna è stata costellata di luci, ma soprattutto di ombre, ed ora il prodotto di Long Beach State si sta giocando la sua chance NBA al meglio con la maglia di Philadelphia. Buona prova contro OKC non soltanto per i 20 punti, ma in particolar modo per i cinque assist e i cinque rimbalzi che ha saputo aggiungere, in una partita nella quale è stato chiamato ad essere il leader offensivo della squadra in mancanza di Nerlens Noel (lasciato a riposo in via precauzionale). Ware ha dimostrato di poter interpretare il ruolo di playmaker nella maniera più classica possibile: ha fatto girare la squadra, ha forzato poco e si è preso le responsabilità quando è stato necessario. A Philadelphia il ruolo di playmaker è uno di quelli in cui si sente meno il bisogno di un rinforzo, ma questa prova propone Ware in modo prepotente anche alle squadre europee di vertice, dove può recitare un ruolo da protagonista.

James Ennis (Miami Heat)

Ennis si sta dimostrando un giocatore solido e in grado di dire decisamente la sua anche in un contesto NBA. L’ala piccola da Long Beach State è un giocatore completo: ha un fisico imponente che gli permette di penetrare in area mettendo palla per terra e assorbire bene i contatti, non è un creatore di gioco, ma sa tirare bene sia dalla media sia dalla lunga distanza ed è, a tutti gli effetti, un realizzatore. Sa segnare in diversi modi, il che lo rende un’opzione offensiva spendibile in molti sistemi di gioco e in altrettante situazioni tattiche. Nominalmente è un’ala piccola, ruolo che in questi giorni a Miami è piuttosto discusso (e non vi devo dire perché), ma in due partite in due giorni Ennis sta dimostrando che può benissimo far parte di una squadra anche nella Lega più prestigiosa al mondo dopo l’anno passato a dominare in Australia con la maglia dei Perth Wildcats.

Menzione Speciale: Jarnell Stokes (Memphis Grizzlies)

Non potevamo non parlarvi anche di questo giocatore, appena uscito da Tennessee, che sta ben impressionando dopo le prime due partite. Stokes è stato la seconda scelta all’ultimo Draft di Memphis e si sta imponendo come un’ala grande che colpisce soprattutto per le incredibili doti fisiche, ma anche per la capacità di mettere a segno con grande continuità il jumper dalla media distanza. Contro Detroit ha chiuso con una doppia doppia da 16 punti e 12 rimbalzi, che ha sicuramente fatto drizzare le antenne agli scout dei Grizzlies, i quali possono ritrovare in lui una sorta di Zach Randolph 2.0 o comunque un lungo che può imparare molto dall’ex giocatore dei Knicks. Lo speciment fisico che si porta appresso è davvero impressionante, ed entrando dalla panchina può essere efficace in molti modi; in generale appare un giocatore molto solido e già pronto per il gioco professionistico.

IL PEGGIO

Deon Thompson (Memphis Grizzlies)

Se Stokes è stato una nota lieta per il settore lunghi, altrettanto non si può dire per Thompson, che sembra un giocatore lontano anni luce da quello preciso ed efficace che abbiamo ammirato nelle ultime stagioni europee. L’ala grande che abbiamo visto al Bayern Monaco fa dell’atletismo la sua dote principale, ma messo in un’ottica NBA le sue caratteristiche di attaccante aggressivo e fisico rientrano semplicemente nella media, e non avendo ancora un tiro affidabile e continuo è risultato essere per due partite una sorta di ibrido, poco attivo e abbastanza impalpabile. Contro i Pistons ha chiuso con 0 punti in circa quattro minuti e mezzo di utilizzo, che sembrano una sorta di sentenza per il suo futuro nella Lega, ma che potrebbero precludergli anche le grandi piazze d’Europa. Ha bisogno di una scossa.

Perry Jones (Oklahoma City Thunder)

In una squadra che aveva deciso di fare a meno di Lamb e di McGary per concedere loro una giornata di riposo, ci si aspettava che potesse essere Perry Jones a prendere in mano le redini della squadra dal punto di vista realizzativo, e invece l’ala dei Thunder è riuscito a produrre appena 9 punti in 28 minuti di gioco, ma più che le magre statistiche a colpire in negativo è stata la confusione che ha influenzato il suo gioco. Una delle doti principali di Jones è l’incredibile atletismo, che in un contesto come la Summer League potrebbe risultare realmente come un fattore sui due lati del campo, e invece lo abbiamo visto troppo spesso accontentarsi di tiri da fuori anche forzati piuttosto che puntare il diretto marcatore per arrivare al ferro. Lo vorremmo più deciso e meno indolente.

Donte Greene (Brooklyn Nets)

Ecco un altro giocatore dall’atletismo potenzialmente devastante che invece si accontenta di tirare da fuori e non è aggressivo. Dopo la stagione a Sacramento si pensava che Donte Greene potesse diventare un buon giocatore difensivo grazie proprio alle sue doti atletiche e fisiche, e che in attacco potesse sfruttare un gioco dinamico e in campo aperto. Fino a questo momento non si sono verificate le condizioni giuste perché tutto ciò accada. Il tiro non è totalmente da buttare via, ma non è ancora giunto a quella continuità che gli sarebbe richiesta per entrare stabilmente a far parte di un roster NBA. Brooklyn lo sta valutando, ma siamo sicuri che vorrebbe vedere qualche cosa in più soprattutto a livello difensivo.