NBA Trade: Jordan Crawford a Golden State, ma dietro c’è molto di più

Sembrava averci dato un’illusione di poter vincere, Boston. Invece, il momento della verità è finalmente arrivato. I Nets risalgono, loro scendono. Ma era ovvio, che dovesse andare in questo modo. Senza Rondo e senza una stella di riferimento, con buoni giocatori ma nessuno che davvero ti decide una partita, il cuore ha ceduto all’inesperienza. E così, ufficialmente, è stata imboccata “Via Tanking”, con un solo riferimento: Rondo, prossimo ormai al rientro.

Perché tutto questo pensiero semi – filosofico sulla franchigia più vincente di ogni tempo? Perché, nella prima serata italiana di ieri, 15 gennaio, è stata ufficializzata una trade che ha portato Jordan Crawford, al momento il miglior giocatore dei biancoverdi, insieme al mai emerso MarShon Brooks ai Golden State Warriors. Nell’affare si sono inseriti anche i Miami Heat, che hanno spedito Joel Anthony a Beantown, insieme alla loro scelta del 2016 e a quella dei Sixers, più soldi, oltre  che ricevuto Toney Douglas dai Warriors.

Non ci sono vincitori assoluti, qui dentro. Boston voleva liberare spazio per un giocatore che sapeva certamente di non confermare, sperando magari in Avery Bradley e nel suo rinnovo. Inoltre, con Rondo di ritorno (venerdì contro i Lakers, sembra), siamo sicuri che l’ex Wizards avrebbe ripreso volentieri il ruolo di secondo violino? Biglietto di sola andata per il Draft, ormai, confermato. Golden State voleva un cambio valido per Steph Curry e lo ha semi – trovato in Crawford, cui si aggiunge la shooting guard Brooks. Probabile, quindi, che i Warriors rinuncino a portare Andre Miller a vestire la loro casacca. Anche perché, con 13.7 PPG a 30 MPG e 5.7 APG, Crawford, per quanto non play puro, può essere una valida alternativa a Curry, magari in un quintetto più fisico insieme a Iguodala. Miami, invece, merita un discorso a parte: non consideriamo Douglas, perché comunque gli Heat hanno un falso play in LeBron e due autentici, come Chalmers e Cole, tra l’altro di buon livello. Il motivo per cui Miami ha voluto entrare nell’affare riguarda i centri: togliamo Birdman e Bosh, non ha un vero numero 5, salvo quel famoso Greg Oden che continua ad allenarsi e a presentarsi in fondo all panchina, in borghese. Le opzioni per la cessione del “Doc” Anthony erano due: o gli Heat stavano tornando sui loro passi e hanno pensato alla firma di Andrew Bynum, negata nei giorni scorsi, o il ritorno di Oden era imminente. Buona la seconda: Pat Riley, simultaneamente all’annuncio della trade, ha anche dichiarato che ufficialmente l’ex Ohio State è disponibile per la partita giocata contro i Washington Wizards. Insomma, dopo cinque anni, Oden torna su un campo NBA, pieno di motivazioni per giocare e far vedere perché, in quel 2007, è stata spesa una prima assoluta per lui. Sarà all’altezza?

Miami, quindi, sembra aver caricato le armi per partire all’assalto del three – peat. Golden State può diventare finalmente la contender che tutti si aspettavano ad ottobre, che nessuno si aspettava fino a qualche settimana fa. Boston, infine, punta tutto su Rondo. Ecco il sunto di una trade senza grandi giocatori ma che, per i nomi coinvolti nelle rispettive squadre, può davvero cambiare qualcosa nei destini della stagione 2013 – 14.

foto: zimbio.com