Nuovo team a Charlotte: tornano gli Hornets!

Sono tornati. Dopo dieci anni le preghiere del popolo di Charlotte sono state esaudite. Michael Jordan è riuscito ad ottenere, dalla NBA, il permesso di cambiare l’appellativo della franchigia da Bobcats a Hornets, aggiungendosi quindi alla serie d’innumerevoli squadre che cambiano il proprio nome.

PATRIOTI! – Il simbolo degli Hornets è sempre stato, appunto, il calabrone. Non legato all’insetto in sé, quanto ai patrioti che, durante l’Indipendenza delle colonie, combatterono contro gli Inglesi e li portarono a definire la città “un nido di calabroni”. Il destino della franchigia, però, non è stato allo stesso modo eroico, almeno non nei suoi primi anni. Nato nel 1988, il team ha un record di 20 – 62 la prima stagione, 19 – 63 la seconda e 26 – 56 la terza. Nel 1991, con la prima assoluta al Draft, la dirigenza sceglie Larry Johnson, che diventa rookie dell’anno. Nonostante l’apporto suo e della guardia Kendall Gill, il Nord Carolina deve aspettare per vedere i playoff almeno un altro anno. In effetti, grazie alla seconda chiamata assoluta al Draft 1992, Alonzo Mourning, Charlotte raggiunge finalmente un record positivo di vittorie (44 – 38), sbaragliando i Celtics al primo turno di playoff e perdendo contro i Knicks di Pat Ewing in cinque gare di semifinale. Anno dopo ancora senza offseason, con record al 50%. Mourning è scaricato a Miami in cambio di Glen Rice, che al primo anno ottiene lo stesso record del precedente e la chiusura di stagione dopo 82 partite. Gli Hornets, al Draft 1996, cedettero i diritti sulla 13ma scelta (Kobe Bryant) in cambio di Vlade Divac ai Lakers. Con Divac, Rice e Mugsy Bogues Charlotte torna ai playoff e i Knicks li eliminano con un cappotto 3 – 0 (allora le serie precedenti alle Finals erano al meglio delle cinque). L’anno dopo, con la cessione del piccolo Bogues, gli Hornets tornano a volare verso la post season e si arrendono ai Bulls di MJ in semifinale di Conference. Nel 2000, quando inizia l’era della terza scelta assoluta Baron Davis, Charlotte è battuta al primo turno da Philadelphia, dopo un anno di assenza dai PO. L’interesse verso il team, nonostante i futuri successi (due volte in semifinale di Conference fino al 2004), andava, però, scemando. Ecco quindi che nasce la storia dei New Orleans Hornets, dal 2004.

DAL CALABRONE ALLA LINCE – Charlotte non rimane senza squadra a lungo. Nel 2004 arrivano in città i Bobcats, expansion team che fin da subito dimostra di essere la barzelletta dell’intera NBA. Squadra perdente per antonomasia, nonostante l’arrivo dai Sacramento Kings di Gerald Wallace la nuova arrivata non raggiunge i playoff fino al 2010, quando è sconfitta con un pesante 4 – 0 dagli Orlando Magic. Sembra l’inizio di un nuovo percorso cestistico, ma senza successo Michael Jordan, che acquistò la franchigia nel 2010, cerca di riportarla oltre la regular, soprattutto a causa di decisioni errate (come il mancato rinnovo di Tyson Chandler e Felton, cavalli di battaglia del 2010) e l’errore di puntare troppo sui giovani immaturi provenienti dal college. Con un record di 7-59, delle quali le ultime ventitré tutte perse, i Bobcats nel 2012 diventano la squadra con il peggior record della storia NBA. L’anno appena trascorso pareva dare buone aspettative, soprattutto causa prime sette partite vinte di fila. Invece, 21-61. Sempre meglio dell’anno prima.

L’ULTIMO ANNO BOBCAT – Proprio nella giornata di ieri MJ ha annunciato che questo sarà l’ultimo anno dei Bobcats. Infatti, con l’approvazione della NBA conseguente al cambio di nome del team di New Orleans in Pelicans, il nomignolo Hornets può tornare alla città originaria. Il cambio, però, non avverrà prima del 2014-15, per ragioni di marketing. Per preparare degnamente il tappeto rosso e migliorare la franchigia, cosa ha fatto Jordan? Non è stato con le mani in mano di certo. Dopo aver licenziato coach Mike Dunlap, è stato assunto come allenatore Steve Clifford, scorsa stagione ai Los Angeles Lakers come vice di Mike D’Antoni. Passiamo al settore giocatori. Al Draft, con la quarta scelta assoluta, la dirigenza ha scelto di puntare su Cody Zeller, il terzo dei fratelli ad approdare nella Lega. Più talentuoso di Tyler e Luke, Cody ha fisico massiccio e buone abilità di tiro. È, insomma, un centro mobile, di cui Charlotte aveva bisogno. Con l’addio di Dunlap, con il quale si erano accesi forti dibattiti, Ben Gordon ha deciso di non esercitare la sua ETO e di rimanere in Carolina un altro anno; speriamo che l’ex UConn torni a essere l’esplosivo giocatore di Chicago. Altro rinnovo è quello di Josh McRoberts, che dal suo arrivo a Febbraio ha fatto vedere cose molto positive; un’ala grande energica e capace di catturare rimbalzi, che da quelle parti male non fa. Ultimo acquisto è stato Al Jefferson, che con il suo triennale da 41 milioni di dollari sostituisce in starting five Brendan Haywood e dà alla franchigia un potenziale All – Star sul quale costruire. Intanto si tratta il rinnovo con Gerald Henderson, mentre l’altro drafted Kemba Walker si è finalmente sbloccato dopo il suo primo anno ed ha mostrato di essere il giocatore esplosivo di cui Charlotte aveva bisogno. Stesso discorso per Michael Kidd – Gilchrist, giovane di talento che in estate lavorerà per migliorare il suo gioco. Con l’utilizzo dell’Amnesty su Tyrus Thomas, che non ha mai dato l’apporto sperato dopo il rinnovo nel 2010, la franchigia risparmierà 13 milioni di dollari, che potranno essere investiti nuovamente sul mercato insieme ai mancati rinnovi di giocatori inutili come Diop, Pargo, Reggie Williams e l’altalenante Byron Mullens, che ha mostrato una stagione in stile OJ Mayo. Con un team del genere è difficile che gli Charlotte Bobcats chiudano la loro avventura NBA da playoff, ma almeno, quando torneranno gli Hornets, potranno dare ai tifosi nostalgici meno delusioni di quanto ci si possa aspettare.