Oklahoma City Thunder: molto da sistemare per non sprecare il talento e provare a vincere

Una squadra di basket non può solamente essere un ammasso di talento, altrimenti i Sacramento Kings non avrebbero problemi ad insidiare le migliori squadre della NBA. Senza mentalità e gioco di squadra difficilmente si fa strada. I Thunder, nonostante i buoni risultati raggiunti nelle ultime stagioni, hanno spesso dato l’impressione di essere un concentrato di talento non organizzato. È difficile distribuire le responsabilità della mancanza di gioco dei Thunder. Si può però cercare di capire quanto incidano le spiccate individualità di cui dispone la squadra e la gestione di Scott Brooks.

COACH BROOKS – Quanti tiri costruiscono gli Oklahoma City Thunder nel corso di una partita? Per molti la colpa per questa faccenda era da attribuire principalmente a Russell Westbrook. Il suo infortunio nel corso dei Playoffs ci ha permesso di valutare la qualità dei tiri dei Thunder senza di lui in campo: uguale, se non inferiore. Anche il fatto di avere un playmaker di riserva come Reggie Jackson, giocatore atleticamente straripante, ma non troppo lucido per visione di gioco, non ha aiutato i Thunder. Quando si hanno in organico due stelle come Durant e Westbrook, capaci di segnare pressoché in ogni situazione, viene facile affidarsi totalmente a loro. Il problema sussiste quando uno dei due risulta fuori partita: un sistema offensivo, che sembra al momento non esistere, permetterebbe ai Thunder di provare ad esplorare altre situazioni. Il Durant palesemente stremato delle semifinali di Conference contro Memphis è stato invece costretto a forzare l’impossibile. Probabilmente un cambio al timone della squadra potrebbe permettere ad uno dei gruppi più talentuosi della lega di trovare maggiore equilibrio. Qualcosa da rivedere c’è anche dal punto di vista difensivo: Sefolosha non è riuscito ad essere un fattore contro i Grizzlies – lo era stato l’anno scorso nelle finali di Conference contro gli Spurs, prendendosi cura di Tony Parker -, Ibaka e Perkins nel contempo hanno reso il compito tutt’altro che difficile a Randolph e Marc Gasol.

DURANT E WESTBROOK – Due dei giocatori più esplosivi della lega in attacco. Sono sorti tuttavia molti interrogativi riguardo alla convivenza tra i due sul parquet con la stessa maglia. Possono coesistere? Chi è il leader? Quesiti senza dubbio interessanti. Sulla carta è Durant il più quotato dei due, ma frequentemente Westbrook si prende più tiri del compagno e cerca di avere l’ultima parola quando la palla scotta. Le semifinali di Conference, che dovevano secondo qualcuno dare la misura della leadership di Durant, non possono fare testo: l’ala si è trovata completamente isolata, costretta ad inventarsi i tiri mentre i compagni giocavano a nascondino; alla fine su di lui ha vinto la stanchezza. La franchigia con questi due ha raggiunto una finale NBA e una finale di Conference, per cui i due possono coesistere. Come dite? Ah, è vero, particolare non insignificante: al loro fianco nelle due precedenti stagioni c’era anche tale James Harden. Tuttavia la dirigenza ha scelto Westbrook come stella del presente e del futuro al fianco di Durant, convinta che questa sia la formula vincente.

IBAKA – Dal paradiso all’inferno. Nelle finali di Conference 2012 si era reso protagonista di prove di grande sostanza, arrivando anche a segnare 26 punti con 11/11 dal campo in una singola gara. Ad OKC ne erano tutti convinti: Ibaka poteva diventare una terza stella con Westbrook e Durant. Ecco, non proprio. Il lungo di passaporto spagnolo è stato maltrattato nella serie contro i Grizzlies, fornendo un contributo misero in attacco, dove i suoi movimenti risultano ancora grezzi, e non riuscendo nemmeno ad imporsi nella metà campo difensiva. Non c’è dubbio che Serge sia stato la delusione più grande nella serie che ha visto i Thunder soccombere. Se non dovesse migliorare, potrebbe rivelarsi un semplice ottimo comprimario e nulla più. E qual è il problema? Il problema è che ha rinnovato per 49 milioni di dollari in quattro anni, senza possibilità per i Thunder di uscire in anticipo dal contratto. Non proprio lo stipendio di un comprimario.

IL FUTURO E IL DRAFT – La buona notizia è che il contrattone di Kevin Martin scade a fine giugno, la cattiva, oltre al salario di Ibaka che potrebbe rivelarsi un boomerang, è che Perkins ha ancora due anni di contratto garantito e arriverà a guadagnare 9 milioni di dollari nella stagione 2014/2015. E, in parecchi frangenti, Perkins ha dimostrato di non meritare forse nemmeno la metà di quello stipendio. Con Westbrook e Durant che si avvicinano ai 20 milioni a stagione, i Thunder non hanno grandi spazi di manovra. Possono assicurarsi per il futuro più che altro giocatori di complemento e da questo punto di vista starà all’abilità del general manager scovare gli elementi più adatti per rendere in un contesto del genere. Oltre a Durant, Westbrook, Perkins e Ibaka, i giocatori che hanno ancora uno o più anni di contratto con i Thunder sono Sefolosha, Collison, Jeremy Lamb, Thabeet, Reggie Jackson e Perry Jones. Sostanzialmente un supporting cast di medio livello, che necessita senza dubbio di aggiustamenti ed aggiunte. Qualcosa di buono può arrivare dal Draft, dal momento che i Thunder sceglieranno con la numero 12, arrivata dai Rockets – e precedentemente appartenuta ai Raptors – nell’ambito della trattativa Harden. La sensazione è che ad OKC approderà un lungo e con la 12a quest’anno si può senza dubbio ambire a qualche giocatore interessante come Kelly Olynyk, Steven Adams, Alex Len o Mason Plumlee. Qualcuno di loro potrebbe essere scelto prima, ma difficilmente tutti e quattro verranno chiamati tra la 1 e la 11.

 

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