Phil Jackson is back, questa volta dietro ad una scrivania: è l’uomo giusto per la rinascita Knicks?

A volte ritornano” dice un famoso detto popolare, che perfettamente si adatta a quello che in questi 4 giorni è successo al Madison Square Garden di New York, dove Phil Jackson è diventato plenipotenziario (il termine “Presidente” forse non rende l’idea) di una delle tre franchigie più famose della NBA: i New York Knicks, con i quali aveva già vinto due anelli da giocatore negli anni ‘70. La decisione è stata annunciata dal proprietario James Dolan, che, dopo numerosissimi giri a vuoto nel tentare di dare un assetto societario da grande squadra, ha deciso di dare una svolta al front office, andando a piazzare al vertice degli arancio-blu forse il più grande conoscitore ed esperto della pallacanestro moderna, offrendo un contratto di 5 anni a 12 milioni di dollari l’anno (no, Phil non farà la fame a NYC).

La carriera del maestro Zen è nota a tutti, quindi non perderemo tempo a ricordare uno per uno i suoi tredici (due da giocatore e undici da allenatore) titoli di Campione NBA vinti in carriera, passiamo quindi a provare ad analizzare se e quanto questa mossa possa avere un risvolto positivo sui successi futuri della squadra allenata (ancora per poco?) da Mike Woodson:
“Non c’è posto dove vincere migliore di New York City” ha dichiarato Jackson alla conferenza stampa di presentazione di martedì, ma, se è vero che la Grande Mela è il miglior posto per vincere, vero è anche che la pressione creata dalle aspettative di vittoria che squadra, staff tecnico e staff dirigenziale hanno sulle spalle è forse la più pesante di tutto lo sport professionistico, quindi la domanda sorge spontanea: riuscirà Jackson a reggere la pressione, lavorando con calma e serenità per portare i Knicks ai vertici in un paio di anni?
La risposta naturale sarebbe, ovviamente, sì, visto anche come più volte sia riuscito a resistere a tutto e tutti vincendo quando era condannato a farlo (Bulls, Lakers), ma potrebbe non essere così facile l’operato di PJ a NYC.
“Credo che sia un’opportunità, ed è così che la vedo, non come un possibile fallimento” ha continuato il coach inserito nella Hall of Fame, probabilmente facendo buon viso a cattivo gioco, sapendo quanto il rischio di fare un ennesimo buco nell’acqua sia dietro l’angolo.

COME MIGLIORARE LA SITUAZIONE KNICKS?

Il punto di partenza, come già annunciato dal neo presidente stesso, sarà la free agency 2015, nella quale grandi nomi potrebbero cambiare maglia, andando a rivoluzionare il panorama NBA. Una gestione oculata del salary cap, una ridefinizione del roster, liberandosi di alcuni nomi “scomodi” che in questa disastrosa stagione assomigliano tanto a figurine di un album male assortito.

Il perno della squadra dovrebbe rimanere Carmelo Anthony, e insieme a lui il pilastro difensivo Chandler, mentre, a parere di chi scrive, i giocatori più in bilico potrebbero essere Stoudemire, Felton e JR Smith, ma come si può notare l’uso del condizionale rende tutte queste solo delle ipotesi.
E la panchina? La soluzione più scontata, visti anche i risultati di quest’anno, sarebbe un cambio di guida tecnica, con Woodson che dovrebbe salutare alla fine dei giochi (a meno di miracoli ai playoff), ma i nomi da associare al pino del Madison Square Garden sono ancora troppo vaghi e per nulla verificati.

Che il ritorno di Phil Jackson faccia bene alla Lega (e anche al portafoglio dell’ex coach) è fuori di dubbio, ma la curiosità nel vedere se il nativo Deer Lodge, dopo quelle da giocatore e da allenatore,riuscirà a vincere anche questa sfida, conducendo al titolo la propria franchigia direttamente da dietro una scrivania in mogano.

P.S: intanto, all’esordio con Jackson in tribuna e, idealmente, nel suo nuovo ufficio, i Knicks hanno vinto al Madison Square Garden, allungando a 7 la loro striscia di vittorie consecutive.

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