Quali saranno le prossime superstar NBA fedeli ad una sola franchigia? – Pt. 2

Perché le stelle più luminose della NBA nella stragrande parte dei casi non rimangono più con le squadre che le hanno scelte al Draft? Questa domanda la si ascolta con una certa frequenza nel mondo dello sport, controllato sempre più dal dio Denaro. Alcuni giocatori lasciano la città in cerca di contratti più remunerativi, altri di una migliore occasione per vincere un titolo. Altri ancora preferiscono dirigersi verso mercati maggiori per incrementare il loro valore. Da Kareem Abdul-Jabbar a LeBron James, la storia è piena di superstar che preferiscono lasciarsi alle spalle le loro “origini” nella NBA per un futuro più roseo.

Negli ultimi 15 anni possiamo citare tre importanti eccezioni: Kobe Bryant, Tim Duncan e Dirk Nowitzki; in particolare gli ultimi due non solo non hanno mai abbandonato la loro squadra, ma hanno anche rinunciato a qualcosa in termini di dollari per permettere alla franchigia di rimanere competitiva. La stessa cosa non si può dire del #24 gialloviola, che ha preferito mantenere lo status di giocatore più pagato della lega anche sulla soglia dei 36 anni e con due infortuni importanti sul groppone, firmando un’estensione biennale dal valore di 48.5 milioni di dollari. Quali superstar della NBA di oggi sarebbero disposte a percorrere le orme di Duncan e Nowitzki, rinunciando a migliori possibilità di vittoria o a buste paga più corpose in nome dell’amore e della fedeltà nei confronti di una franchigia? Difficile dirlo, ma proviamo a stilare un elenco di quei giocatori affermati che vestono ancora la maglia della squadra che li hanno selezionati e che potrebbero continuare a farlo fino al termine della loro carriera. L’altro giorno abbiamo iniziato con Steph Curry, andiamo avanti con…

KYRIE IRVING

Ma come, direte voi, ‘sto qua fino a qualche mese fa se ne voleva andare da Cleveland e adesso lo considerate uno di quei giocatori che potrebbero rimanere a vita con la stessa franchigia che lo ha selezionato? Durante la scorsa stagione si sono rincorse continuamente voci che volevano i Cavs poco propensi ad offrigli il massimo salariale, ed allo stesso tempo che vedevano Kyrie in conflitto con il compagno Dion Waiters e demoralizzato per gli scarsi risultati della squadra sotto la sua guida. In questa off-season, però, tutto è cambiato: è arrivato innanzitutto il rinnovo da 90 milioni per 5 anni, è cambiato l’allenatore (via Mike Brown, dentro David Blatt fresco campione d’Eurolega con il Maccabi), ma soprattutto è tornato alla base LeBron James ed è arrivato anche Kevin Love.

E’ proprio il ritorno in Ohio del Re che ci fa credere che Irving farà sempre parte di questa organizzazione: adesso Kyrie sarà il secondo o il terzo violino della squadra, avrà molta meno pressione sulle spalle, tempo per crescere ed imparare dal più forte giocatore attualmente in circolazione, oltre che di vincere almeno un titolo. Quando scadrà il suo contratto, il prodotto di Duke avrà 27 anni: sarà quindi nella piena maturazione cestistica e, considerando che molto probabilmente James non ci sarà più o sarà comunque al tramonto, toccherà a lui continuare la dinastia che i Cavaliers hanno intenzione di aprire con il ritorno a casa del figliol prodigo. Certo, le cose potrebbero cambiare se nel post-James dovesse andar via anche Love, dato che a quel punto Irving potrebbe non voler sprecare gli anni migliori della sua carriera per rimanere in una franchigia chiamata a ricostruire. Ma comunque è difficile immaginare Irving lontano da Cleveland, dato che per tutti è la superstar destinata a raccogliere il testimone di James ed a mantenere competitivi i Cavaliers negli anni a venire.