Quali saranno le prossime superstar NBA fedeli ad una sola franchigia?

Perché le stelle più luminose della NBA nella stragrande parte dei casi non rimangono più con le squadre che le hanno scelte al Draft? Questa domanda la si ascolta con una certa frequenza nel mondo dello sport, controllato sempre più dal dio Denaro. Alcuni giocatori lasciano la città in cerca di contratti più remunerativi, altri di una migliore occasione per vincere un titolo. Altri ancora preferiscono dirigersi verso mercati maggiori per incrementare il loro valore. Da Kareem Abdul-Jabbar a LeBron James, la storia è piena di superstar che preferiscono lasciarsi alle spalle le loro “origini” nella NBA per un futuro più roseo.

Negli ultimi 15 anni possiamo citare tre importanti eccezioni: Kobe Bryant, Tim Duncan e Dirk Nowitzki; in particolare gli ultimi due non solo non hanno mai abbandonato la loro squadra, ma hanno anche rinunciato a qualcosa in termini di dollari per permettere alla franchigia di rimanere competitiva. La stessa cosa non si può dire del #24 gialloviola, che ha preferito mantenere lo status di giocatore più pagato della lega anche sulla soglia dei 36 anni e con due infortuni importanti sul groppone, firmando un’estensione biennale dal valore di 48.5 milioni di dollari. Quali superstar della NBA di oggi sarebbero disposte a percorrere le orme di Duncan e Nowitzki, rinunciando a migliori possibilità di vittoria o a buste paga più corpose in nome dell’amore e della fedeltà nei confronti di una franchigia? Difficile dirlo, ma proviamo a stilare un elenco di quei giocatori affermati che vestono ancora la maglia della squadra che li hanno selezionati e che potrebbero continuare a farlo fino al termine della loro carriera.

OGGI INIZIAMO CON STEPH CURRY

Scelto nel Draft del 2009, molti dubbi aleggiavano intorno a lui: gli addetti ai lavori si chiedevano se avesse la stazza e la forza fisica necessaria per essere un playmaker a livello NBA. La settima scelta dei Warriors non ci ha messo molto per zittire tutti e per conquistare il pubblico, grazie alle sue skills offensive fuori dal comune: infatti, si è presto affermato come uno degli scorer più esplosivi dell’intera lega, ed allo stesso tempo ha mostrato un’ottima visione di gioco ed una buona capacità di gestire l’attacco della sua squadra.

Pur essendoci sempre il timore che si possa infortunare, vista la sua stazza sotto la media per il basket professionistico a stelle e strisce, ormai Curry è a tutti gli effetti una delle stelle più affermate ed amate della NBA e Golden State pende letteralmente dalle sue labbra. I Warriors, infatti, sono la sua squadra e Steph non sembra intenzionato ad andare da nessun’altra parte: il roster è già competitivo e sempre più promettente anno dopo anno, in più la sua fama sta crescendo anche tra i giocatori, rendendo la franchigia di Oakland sempre più meta gradita dai free agent di un certo livello.

Considerando che Curry avrà 29 anni quando il suo attuale contratto scadrà e che i Warriors non si faranno problemi ad offrirgliene uno più remunerativo, l’unica cosa che potrebbe portarlo lontano dalla California potrebbe essere il desiderio di tornare a casa. Steph, infatti, non ha mai nascosto il forte legame con la “sua” North Carolina (è nato in Ohio, ma qui è cresciuto, soprattutto cestisticamente, ndr), e chissà che in futuro non decida di tornare e di giocare per gli Charlotte Hornets di Michael Jordan.

Ma allo stesso tempo ogni giorno Golden State, ed in particolare l’Oracle Arena, sta diventando sempre di più la sua casa: la gente lo ama ed è disposta a pagare qualunque cifra per vedere le sue magie illuminare il parquet. Al di là del fatto che i Warriors sembrano offrire buone garanzie a livello di competività e di contratto negli anni a venire, non è affatto da sottovalutare il fattore ambientale: stiamo pur sempre parlando di un dei pubblici più fedeli ed appassionati dell’intera NBA, che ha sempre sostenuto incondizionatamente ed in massa la squadra anche nei periodi più bui. A meno che non si creino, al momento della scadenza del suo contratto, delle condizioni irrinunciabili per migrare verso altri ridi o non ci siano bruschi cambi nella politica della franchigia californiana, è davvero difficile immaginarsi Curry con una maglia diversa da quella dei Warriors.