Rising stars: il domani della NBA

Rising Stars è l’appellativo, seguito da Challenge, per indicare la sfida che ha sostituito il Rookie Challenge, con i Team Shaq e Charles, formati sia da Rookie sia da Sophomore, che si sfidano il venerdì dell’All – Star Weekend. Tuttavia, sarebbe più giusto utilizzare questa definizione per indicare le “stelline” che quest’anno hanno illuminato il firmamento della NBA. Usando denominazioni astronomiche, queste sono ancora all’inizio della sequenza principale del diagramma H-R, ma se tutto va bene, diventeranno dei Soli di notevole importanza. Guardiamo, in particolare, ai nuovi arrivi in varie squadre, cioè chi dopo il 2011/12 ha cambiato team dall’1 luglio 2012, analizzando i due “quintetti” delle rispettive Conference.

EASTERN CONFERENCE – Quest’anno l’Eastern Conference ha davvero dato il meglio di sé, come talenti emergenti. Partiamo con il centro del nostro quintetto emergente: ecco Brook Lopez, che si è svegliato dopo un letargo di tre anni e, al rinnovo del contratto, ha fatto vedere a Brooklyn di che pasta sia fatto. Stoppate, punti (anche spettacolari), rimbalzi e giocate da altre epoche: il prodotto di Stanford è davvero il futuro dei Nets e sotto la guida di coach Kidd può divenire ancora più forte, trasformandosi nell’equivalente del Kenyon Martin che aiutò il vecchio Jason ad arrivare in finale nel 2002 e 2003. Dagli Indiana Pacers, visto anche il bellissimo cammino di questa stagione, i loro due pilastri occupano i ruoli di ala grande e guardia; Roy Hibbert (anche se sappiamo che è un centro) quest’anno ha davvero meritato il quadriennale da 58 milioni di dollari che i Pacers gli hanno dato, pareggiando l’offerta fatta da Portland. In una squadra emergente come Indiana, il lungo di passaporto giamaicano ha dato davvero una grande mano a portare la Finale di Conference fino a gara 7 e il suo apporto in area, unito a quello di David West, porterà Indiana davvero molto lontano, soprattutto con Miami che non è mai stata un team pesante sotto canestro. Altra stella, stessa squadra: Most Improved Player of The Year, All Star, All Defensive Second Team e All Third Team, Paul George (la nostra guardia) è divenuto l’uomo sul quale i Pacers faranno riferimento negli anni a venire come primo violino della squadra. È una stella comparsa dal nulla, contando che il ragazzo era partito come cambio di Danny Granger, per poi sostituirlo causa infortunio del numero 33, senza farselo dire due volte e occupando volentieri il posto di titolare, guidando i Pacers alla Finale di Conference e ingaggiando con LeBron James duelli incredibili a colpi di canestri. La sua versatilità sul campo e la sua buona difesa sui giocatori dal perimetro possono davvero essere un’arma notevole, se affinate durante l’estate. L’ala piccola dei Pacers ha una grande etica lavorativa, quindi a Novembre potremmo ritrovarlo più forte di come lo abbiamo lasciato a Maggio. Altro giocatore destinato a crescere in estate è certamente Jeff Green, nostra ala piccola per l’Est, forse autore della storia più bella degli ultimi due anni: arrivato ai Thunder nel Febbraio 2011, non ha mai mostrato di sapersi adattare al team che lo scelse nel 2007 per poi rigirarlo a Seattle in cambio di Ray Allen. Green però ha la fiducia di Danny Ainge e nel 2011, dopo il lockout, il quadriennale sembra ormai fatto; poi, il disastro: è ricoverato d’urgenza e operato al cuore a causa di un aneurisma aortico, che potrebbe allontanarlo dal gioco in maniera definitiva e i Celtics decidono di non firmarlo. Alla fine della convalescenza, durata un anno, Boston lo rifirma proprio con un contratto da quattro anni; forse il colpo nascosto dei Celtics, quest’anno, perché il numero 7 mostra talento e atletismo, che da marzo gli portano medie intorno ai 20 punti di media. Boston ripartirà, insieme a Rondo e Bradley, da questo giocatore che ha davvero lottato e giocato con il cuore e che, con la quasi certa partenza di Paul Pierce, sembra destinato a prendere il ruolo di ala piccola titolare a Btown. Menzione speciale per il play dei Rising Star per l’Eastern Conference, Kyrie Irving, che al secondo anno con i Cavaliers ha confermato di essere il dopo Decision e l’uomo sul quale Cleveland costruirà il suo futuro; davvero non male per un Sophomore che ha già segnato cluth shoots nel corso della regular season. Record ancora perdente per lui e la sua squadra, ma se mai riuscissero a prendere un buon giocatore alla prima scelta assoluta o, in ogni caso, ad aggiungere qualche veterano di valore, allora i Cavs possono tornare a essere felici grazie al suo apporto.

WESTER CONFERENCE – All’Ovest, invece, la Rising Star per eccellenza è la guardia del quintetto, indossa la maglia dei Rockets e ha una lunga barba da talebano. James Harden ha davvero dato una svolta alla sua carriera e alla stagione di Houston imprevista quasi quanto la sua cessione da parte dei Thunder. Soprattutto la prima parte di stagione è stata stratosferica per il Barba, toccando già nelle prime partite cifre pazzesche. Ai playoff, ha fatto capire ai Thunder l’errore di cederlo e ai Rockets che lui è il prossimo leader dei texani rossi. I Rockets sono una delle squadre più di talento dell’intera stagione e ci vorrebbe un pezzo dedicato solo a loro; ma stiamo stilando un ipotetico starting five di Rising Stars di tutta la Lega, quindi proviamo a immaginarci Omer Asik ala grande per l’Ovest (anche se è un centro, vale il discorso fatto a Est per Hibbert). Il turco, forse, ha ricevuto un contratto di valore molto maggiore rispetto a quello effettivo dell’indirizzato, ma lui ha cercato di farlo valere più possibile, in vista magari dell’arrivo di Howard in Texas, con un buon atletismo e prestazioni in area più che buone. Parliamo ora dell’altro International del gruppo, centro del nostro quintetto: Marc Gasol, vincitore del Defensive Player of the Year e colonna portante di Memphis in questa stagione. Cambia la proprietà, Rudy Gay è ceduto a metà corso e a fine stagione Lionel Hollins non è più head coach in Tennessee: le cose cambiate sono tante e tante sono quelle che cambieranno, ma certamente lo spagnolo sarà il portante del team per tante altre stagioni. Passiamo ai finalisti della Western Conference e, quindi, all’ottima conclusione di stagione fatta da Danny Green: il record di triple nelle Finals è dell’ala piccola dell’Ovest ma, aldilà di questo, fino a Gara 5 il suo contributo per gli Spurs è stato molto importante e lui ha alzato la mano e detto “presente” quando Popovich l’ha chiamato. In Oregon, invece, abbiamo assistito alla nascita della stella e playmaker Damian Lillard; il rookie da Weber State ha bagnato il naso ai vari pronostici dello scorso Draft, come Anthony Davis e Thomas Robinson, con prestazioni da campione, mente fredda e talento nelle vene; i playoff sono mancati davvero per un pelo, in un Ovest così competitivo e con il suo passo di crescita Portland può ben sperare. Si riparte da lui e da LaMarcus Aldridge per i nuovi Blazers.

Insomma, la stagione NBA ha davvero fatto vedere nomi interessanti che, da situazioni di limbo, sono esplosi letteralmente e diventati i primi volti importanti di quello che la Lega avrà dopo i vari KG, James, Kobe. Speriamo solo che quest’anno sia per loro il primo di una lunga serie.