NBA NBA Weekly News & Mercato

Roy Hibbert – I numeri di una stagione fallimentare

La scorsa estate doveva essere per i Lakers il primo giorno di un cantiere che in un paio d’anni avrebbe dovuto riportarli di nuovo competitivi in questa difficile Western Conference; sarà invece ricordata come l’ennesimo passo falso. Il progetto non era sbagliato: ripartire dai giovani – Randle, Russell e Clarkson -, da Kobe e da un paio di free agents che avrebbero poi costruito il futuro della franchigia. Progetto su cui la dirigenza ha dovuto presto mettere le mani visti i tanti, troppi “no” collezionati dai pezzi grossi della free agency (Aldridge uno su tutti). Ecco quindi che, per cercare di mascherare un estate fallimentare, Mitch Kupchak ha affiancato a Kobe e Co. gli ultimi giocatori ancora disponibili sul mercato.

Fallimento dentro il fallimento – Uno fra tutti è proprio il nostro imputato. Roy Hibbert.
Il 2 volte All-Star era reduce da 7 anni in maglia Pacers, con i quali aveva raggiunto raggiunto per 2 volte le finali di Conference: ottima presenza sotto canestro e specialista difensivo, sembrava un’aggiunta di qualità per il presente-futuro dei Los Angeles Lakers.
Sembrava, perché dopo più di metà stagione i numeri di Hibbert in gialloviola evidenziano perfettamente il periodo cestistico che sta attraversando: tutte le voci statistiche di questa stagione sono in ribasso rispetto alle sue medie in carriera (tutte tranne una, i tiri liberi), dati preoccupanti per un giocatore che a 29 anni dovrebbe esprimere la sua miglior pallacanestro, sopratutto in un contesto come quello Losangelino.

Attacco e Difesa – Invece, le sue mediocri prestazioni stanno ricadendo inevitabilmente sull’andamento della squadra: quando è sul parquet, i Lakers hanno un OFFrtg pari a 96.3 punti e un DEFrtg di 111.4 punti, per un NETrtg personale di -15 (peggior dato di squadra).
L’aspetto impressionante, più che quello offensivo (i Lakers sono solo il 27esimo attacco NBA e Hibbert non è mai stato una macchina da punti), è il suo impatto difensivo. La specialità della casa, infatti, dovrebbe essere la difesa, eppure solo Kobe fa peggio nella propria metà campo; in particolare, Hibbert ha sempre avuto nella lega una certa fama come “rim protector”, ma le statistiche avanzate ci dicono che il 2.18 gialloviola concede all’attaccante il 56% al tiro sotto canestro: per darvi un idea, nella stagione 2013-14, una delle sue migliori, concedeva appena il 44%.
Se poi vogliamo analizzare anche il suo lavoro in attacco, le statistiche calano ulteriormente e i suoi limiti vengono a galla. In questa stagione sta segnando poco più di 6 punti a partita, neanche nel suo anno da rookie segnava così poco. Giocatore senza giochi in post-basso (riceve solamente 3 volte a partita la palla spalle a canestro in questa stagione) e senza un tiro dalla media affidabile, l’utilizzo di Hibbert è sempre stato prevalentemente come bloccante, tanto a Indiana quanto a LA; eppure attualmente Hibbert è fuori dai primi 60 per efficienza (con almeno 10 minuti per partita) sui P&R, nonostante questa giocata ricopra il 18% delle sue soluzione offensive: Durant produce all’incirca gli stessi punti quando, circa il 5% dei casi, si trasforma in bloccante.

L’alternativa –  Un alternativa a Hibbert c’è, e porta il nome di Tarik Black.
Nelle ultime tre partite i Lakers hanno raccolto due vittorie e una rispettosa sconfitta di misura contro gli Spurs. Il primo motivo di questa settimana positiva per LA è sicuramente Bryant, capace ancora di prestazioni da Bryant. In secondo piano c’è però la mossa vincente di Byron Scott, che ha diminuito progressivamente il minutaggio di Roy (uscito anche per infortunio vs San Antonio) e ha mischiato le carte sotto canestro, premiando proprio Tarik Black.
Un dato su questo giocatore: quando è in campo, anche se è successo di rado in questa stagione  (200min totali), i Lakers vantano un NETrat positivo (100.6 di OFFrtg e 99.3 di DEFrtg). Non vi stupite quindi se a breve Scott deciderà di rimuovere Roy dallo starting-five, o di ridimensionare il suo minutaggio per proporre il cosiddetto ‘Smallball’, con Randle, Bass e Black a scambiarsi sotto canestro.