Roy Hibbert, Kwame Brown e le aspettative che possono cambiare il senso di una stagione

La aspettative possono essere molto difficili da rispettare, in particolare nello sport professionistico. Presunti fenomeni pescati direttamente dalla high school devono sopportare una pressione infinitamente maggiore magari ad un pari ruolo che ha deciso di passare quattro anni al college, prima di fare il grande salto nella NBA. Il primo è il caso di Kwame Brown, il secondo di Roy Hibbert.

Direte voi, ma che cos’hanno in comune questi due centri? Beh, scoprirete che il confronto è piuttosto interessante. Innanzitutto andiamo a vedere due dati statistici: stagione 2003-04, Kwame Brown (già bollato come un fallimento) mette a referto 10.9 punti, 7.4 rimbalzi, 1.5 assist con il 48.9% dal campo; stagione 2013-14, Roy Hibbert (alla prima nomina da All-Star) mette a referto 11.1 punti, 6.9 rimbalzi, 1.2 assist con il 45.5% dal campo.

Come potete vedere, è stata comparata la miglior stagione della carriera di Brown con quella di quest’anno di Hibbert. Nel suo terzo anno, Kwame ha fatto registrare generalmente numeri migliori di Roy, ma bisogna considerare che i Wizards hanno comunque disputato una stagione disastrosa e che non è bastata alla prima scelta del Draft 2001 per scrollarsi di dosso l’etichetta del “fallimento”. Mentre il centro di Indiana, pur viaggiando nella sua prima annata da All-Star con diverse statistiche peggiori di quelle di Brown, viene comunque considerato uno dei migliori della lega.

Tralasciamo per un attimo il contesto in cui erano inseriti i due giocatori, con il primo che era in una squadra da 25-57 ed il secondo invece che è in una che punta al titolo ma sta vivendo un periodo di crisi acutissimo. Detto questo, proviamo a capire perché le valutazioni dei due giocatori sono profondamente diverse, pur avendo numeri simili. Innanzitutto c’è una forte motivazione tecnico-tattica: Hibbert ha un impatto difensivo devastante ed indispensabile per la sua squadra, cosa che uno come Kwame non ha mai avuto in tutta la sua carriera.

A pesare, però, ci sono anche le diverse aspettative che gli addetti ai lavori avevano sui due: magari se Hibbert fosse stato un presunto fenomeno scelto con la n.1 in uscita dalla high school, adesso probabilmente si direbbe che l’impatto difensivo non è abbastanza per uno come lui, che non sta esprimendo tutto il suo talento. E viceversa Brown dopo quattro anni di college avrebbe avuto infinitamente meno pressione sulle spalle e magari sarebbe potuto emergere come un ottimo giocatore. Tutto questo per dire che i pregiudizi e le aspettative troppo alte su un determinato giocatore possono influire tanto sul giocatore stesso.

Sulla carta Brown sarebbe dovuto essere un centro di gran lunga superiore ad Hibbert, un centro dominante della NBA: ed invece non è mai riuscito a dimostrare tutto il suo presunto talento, venendo classificato come la peggior prima scelta di sempre. Ma io preferirei definirlo come uno dei più grandi abbagli degli “analisti” del gioco, che studiano i giocatori in maniera quasi scientifica, senza capire che l’analisi di un talento è impossibile da fare, perché ci sono una marea di fattori e variabili che non possono essere calcolati.