Rubio, Bledsoe ed i contratti più ridicoli della offseason NBA

Ricky Rubio è l’ultimo giocatore della NBA ad aver richiesto un contratto enorme alla propria squadra. I Timberwolves hanno cercato di fargli firmare un’estensione quadriennale dal valore complessivo di 43 milioni di dollari, ma la risposta è stata negativa. Questo perché il playmaker spagnolo crede di meritare un’offerta decisamente migliore, senza però minimamente considerare che in questi anni non è mai stato così prezioso né offensivamente né difensivamente per Minnesota, soprattutto in relazione a quelle che erano le attese. Per dire, un Jeff Teague guadagna 8 milioni all’anno ed è uno dei cardini degli Hawks che l’anno scorso sono tornati a disputare i playoffs, mostrando una bella pallacanestro. Il regista di Atlanta offre un contributo in termini di punteggio e soprattutto di efficienza superiore a quello di Rubio. Eppure quest’ultimo guadagnerebbe 2 milioni in più di Teague, se accettasse l’offerta dei Timberwolves. Ed invece lui sente di valere molto di più, ma sta anche alla franchigia fargli capire che oltre un certo limite, almeno per il momento, non può proprio aspirare.

Un caso analogo è quello di Eric Bledsoe. I Suns gli hanno offerto un contratto da 48 milioni per 4 anni, ma lui lo ha rispedito al mittente, essendo fermamente convinto di meritarne uno da ben 80 milioni per 5 anni, ovvero il massimo salariale. La proposta dell’entourage del giocatore è definibile con un solo termine: ridicola. Stiamo parlando di uno che ha certamente il talento per essere una superstar della NBA, ma fino ad ora nella sua carriera ha mostrato di essere molto incline agli infortuni, e questo non spinge di certo le franchigie ad offrirgli un accordo al massimo. Tra l’altro, per quanto sia forte, Bledsoe finora non ha dimostrato molto, soprattutto in termini di risultati di squadra: in confronto, Kyrie Irving, che pure è un playmaker talentuoso ma che non ha ancora ottenuto significativi risultati di squadra, vanta già due apparizioni all’All-Star Game ed è stato scelto per giocare la World Cup in Spagna con il Team USA. Ed in tutto questo guadagnerà circa 7 milioni nella prossima stagione: per quale assurdo motivo Bledsoe ne meriterebbe di più? Eric dovrebbe accettare senza neanche pensarci l’offerta dei Suns (12 milioni l’anno sono comunque tantissimi in questo momento per lui), anche perché la dirigenza ha già dimostrato di essere ferma e lungimirante e non andrà certamente oltre.

Ultimamente, i giocatori stanno entrando nella NBA con una visione distorta dei contratti, forse perché sono circondati da stelle che firmano a cifre esorbitanti. Ma è bene che tengano a mente che i vari James, Bryant, Melo e via discorrendo tali contratti se li sono guadagnati sul campo e nel tempo, non chiedendoli dalla sera alla mattina dopo una mezza stagione positiva. Ormai diversi giocatori si sentono in diritto di chiedere il massimo salariale solo perché fanno parte del quintetto di partenza della rispettiva squadra. Ne sono la conferma appunto Bledsoe e Rubio, che sono sicuramente buoni giocatori, ma stelle? No, o perlomeno non ancora. Quindi dovrebbero accettare di corsa gli accordi che sono stati loro proposti e ringraziare anche sentitamente. Ma andiamo a vedere i contratti peggiori che le squadre hanno accordato a role player o a semplici buoni giocatori da quintetto nel corso di questa offseason. 

CHANNING FRYE, MAGIC
Contratto: 32 milioni per 4 anni
Se qualcuno ha capito il senso di questo accordo, me lo spieghi gentilmente. I Magic non sono una squadra da playoffs e non lo saranno nemmeno nella prossima stagione, quindi perché spendere 8 milioni l’anno per un semplice role player? E’ vero, viene da una buonissima stagione, ma in passato non è stato immune da infortuni e soprattutto nel suo ruolo è stato scelto Aaron Gordon, uno dei prospetti più futuribili dell’ultimo Draft. Un lungo che tira dalla distanza con il 37% e che viaggia con 11.1 punti e 5.1 rimbalzi, per quanto buono che sia, può mai valere 32 milioni? 

BEN GORDON, MAGIC
Contratto: 9 milioni per 2 stagioni
A furia di sprecare così soldi, i Magic ci metteranno più del previsto a tornare davvero competitivi. Se quello di Frye vi sembrava un contratto senza senso, questo è duro da commentare. Stiamo parlando di un giocatore con 31 primavere sulle spalle, che nell’ultima stagione ha disputato solo 19 partite e non gioca titolare dal 2012 (21 su 52). Ma ciò che rende ridicolo questo contratto è che i Magic sono una delle due squadre più deboli della NBA, mentre Gordon a questo punto potrebbe avere un senso giusto come veterano al minimo salariale senza troppe responsabilità all’interno di una squadra da playoffs. 

CHRIS ANDERSEN, HEAT
Contratto: 10 milioni per 2 anni
Nell’ultima stagione ha tenuto 6.6 punti, 5.3 rimbalzi e 1.3 stoppate di media: numeri di tutto rispetto per un solido role player. Ma Birdman ha 36 anni, giocherà forse 20 minuti a partita: va bene ricompensarlo per la fedeltà mostrata alla franchigia, ma 5 milioni a stagione sono veramente esagerati. 

MARVIN WILLIAMS, HORNETS
Contratto: 14 milioni per 2 anni
Williams ha giocato abbastanza bene durante il suo periodo con i Jazz ed è stato preso per fare il titolare al posto di Josh McRoberts, in attesa che Noah Vonleh sia pronto per prendersi il suo posto in quintetto. Considerando che non è mai stato più di un role player e che non chiude una stagione in doppia cifra dal 2012, a malapena avrebbe meritato la metà del contratto che ha strappato quest’estate da Charlotte. 

JORDAN HILL, LAKERS
Contratto: 18 milioni per 2 anni
Sarà il centro titolare e magari farà anche bene, ma nella sua carriera finora non ha mai giocato più di 20.8 minuti di media. Con Hill entra in gioco anche il fatto che c’è una moria di centri veri ed affidabili, il che porta le squadre a strapagare anche giocatori di medio livello come lui. A meno che non si affermi in qualità di centro da 15+10+2 a stagione, difficilmente Jordan vedrà un altro contratto così remunerativo nella sua carriera. 

CARON BUTLER, PISTONS
Contratto: 10 milioni per 2 anni
All’inizio dell’offseason si pensava che sarebbe rimasto ai Thunder al minimo salariale o a poco più, oppure che avrebbe strappato un contratto da 2-3 milioni l’anno da una contender, ed invece i Pistons hanno deciso di dargli un biennale da 10 milioni per farlo uscire dalla panchina, quando al massimo sono una squadra da settimo o ottavo posto ad Est. Pagheranno Butler, 34 anni e semplice specialista da oltre l’arco, come se fosse un giocatore titolare, tirate voi le somme. 

CHANDLER PARSONS, MAVERICKS
Contratto: 46 milioni per 3 anni
Nessuno mette in dubbio il fatto che sia un colpo di altissimo livello per i Mavericks, che si presenteranno ai nastri di partenza della prossima stagione con uno dei roster più temibili e meglio allenati di tutta la NBA. Ma Parsons è stato firmato con un contratto che normalmente spetterebbe al miglior giocatore della squadra, mentre lui sarà “solo” il terzo violino. L’ex Rockets guadagnerà quasi due volte tanto rispetto a Dirk Nowitzki e quasi quanto i due migliori giocatori della squadra messi insieme (il tedesco e Monta Ellis). Realisticamente, il suo valore è almeno 3-4 milioni in meno, ed invece i Mavericks lo pagheranno come un All-Star affermato.