Sacramento Kings, il disordine a un passo dal successo

Sono una delle squadre più divertenti all’interno dell’intero panorama del basket NBA, e badate bene che non stiamo scherzando. Certo, quando uno guarda al record di 6 vinte e 13 perse può anche non entusiasmarsi, ma vi assicuro che guardare i Sacramento Kings giocare a pallacanestro può rivelarsi molto di più che guardare una semplice partita: con i Kings il basket si trasforma in una vera e propria esperienza. Ovviamente non è sempre stato così, ma da questa stagione il nuovo tecnico, Mike Malone, è riuscito ad unire un gruppo nel quale ognuno andava per conto suo cercando di farlo sentire una squadra, inoltre l’arrivo di Shaquille O’Neal all’interno della nuova dirigenza che ha rilevato la squadra quest’estate sembra aver cambiato anche la vita di Demarcus Cousins. Ma se avete un attimo di pazienza seguiteci in questo viaggio nei meandri di una delle più strane, ma proprio per questo affascinanti e divertenti franchigie presenti sulla piazza in questo momento.

DEMARCUS, L’HOMO NOVUS – “Potenzialmente fenomeno, ma se eliminasse quella ingente dose di pazzia la NBA avrebbe trovato il suo nuovo Chamberlain/Kareem/Shaq”. Alzi la mano chi, leggendo o ascoltando una descrizione di Demarcus Cousins fino all’anno scorso non aveva mai sentito pronunciare più o meno queste parole. Ebbene, in estate si era diffusa la notizia che lo stesso Shaq di cui sopra avrebbe lavorato faccia a faccia con il centro da Kentucky per migliorarne le prestazioni tecniche (peraltro mai in dubbio) e soprattutto quelle mentali. Negli anni infatti il numero 15 si era reso protagonista di diversi alterchi, ai limiti dello scontro fisico, con allenatori, arbitri e a volte persino compagni di squadra, causando la cacciata di Paul Westphal e il successivo avvento di Keith Smart, anch’egli allontanato pur di “proteggere” quello che doveva essere l’uomo franchigia per i prossimi dieci anni dei californiani. Dopo essere stato diverse volte sull’orlo dello scambio comunque qualcosa è cambiato nella psiche di Cousins, che si è presentato in questa stagione profondamente cambiato. Il lato tecnico ci parla sempre di un giocatore in grado di mettere insieme una doppia doppia anche da 20 e 20 ogni sera, unita a mani sopraffine che gli permettono di condurre con estrema facilità un contropiede da palleggiatore e di lanciare un alley hoop, mentre quello mentale racconta di un ragazzo che non crea più problemi fuori dal campo, al di là di qualche comprensibile fallo tecnico in situazioni di particolare nervosismo. Adesso Cousins si è trasformato da Boogie Cousins, l’incubo per ogni coach, a Santa Cuz, il Babbo Natale gigante che allieta le giornate dei bambini di Sacramento donando loro regali nei centri commerciali. Potrebbero essere le ultime parole famose, ma anche l’inizio della nuova storia di un centro finalmente dominante in tutto e per tutto.

BENVENUTO RUDY… O NO? – Nonostante le buone prestazioni però, quello per cui hanno fatto più parlare i Sacramento Kings nell’ultimo periodo è stato lo scambio che ha portato in California Rudy Gay (insieme a Quincy Acy e Aaron Gray) e mandato in Canada Greivis Vasquez, Patrick Patterson, Chuck Hayes e John Salmons. Solo il campo ci dirà come sempre chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso, ma ad una prima impressione possiamo dire che i Kings pre-Gay erano una squadra sicuramente molto unita, che giocava insieme e che esprimeva, come detto, un basket più che godibile, e dunque portarsi in casa un elemento molto individualista, maestro nel prendersi con una costanza infinita il tiro meno desiderabile del basket (il famoso “long two”, il tiro dalla lunga distanza ma che vale solo due punti), piuttosto propenso all’infortunio e che per giunta manda a libri un contratto ampiamente in doppia cifra di milioni di dollari, non sembra la mossa più azzeccata del mondo. È pur vero però che a Sacramento mancava un giocatore veramente in grado di chiudere le partite, a cui affidare l’ultimo tiro e con esperienza di playoff in contesti più o meno vincenti. Ecco, forse tra tutti i giocatori che si potevano scegliere, avendo già il contratto di Cousins in scadenza estiva, si poteva aspettare la off season e tuffarsi su un mercato di free agent particolarmente ricco e interessante. Resta però la curiosità di assistere a ciò che potranno fare insieme due talenti purissimi come Gay e Cousins uniti all’estro di Isaiah Thomas: di sicuro il tasso di divertimento è l’unica cosa che rimarrà invariata anche dopo quello che potremmo denominare l’uragano Rudy.

ROTAZIONI E ALTRI PIANETI – Questi Kings rimangono comunque un cantiere aperto per coach Malone, che aveva ben poche certezze prima dello scambio e che ora ne avrà ancora meno. In due mesi o poco più di regular season sono entrati e usciti dalle rotazioni, hanno acquistato e perso minuti quasi tutti i giocatori ad eccezion fatta di Cousins e Thomas. Fino a qualche giorno fa il playmaker titolare era Vasquez, con il prodotto da Washington che usciva dalla panchina e finiva le partite, mentre ora il numero 22 sarà chiamato a rivestire il ruolo di titolare e potrebbero spalancarsi le porte del campo per Jimmer Fredette, fino a questo momento “protagonista” solo nei rarissimi garbage time, o per Ray McCallum, rookie da Detroit e fino a poco tempo fa relegato in D-League. Inoltre, come se non bastasse, non più di due settimane fa è arrivato Derrick Williams, ennesimo grande talento ancora in fase di collocazione sul parquet, ma che indubbiamente dispone di grandi mezzi atletici. Anche per lui le occasioni non sono mancate, e contro Dallas è arrivata la sua miglior partita da quando ha messo piede in NBA: 31 punti, 5 rimbalzi e 5 rubate in 35 minuti con soli quattro errori al tiro. Partiva in quintetto come ala piccola, ma con l’arrivo di Gay potrebbe essere dirottato in panchina oppure spostato nel ruolo di numero 4, dove però sta ben figurando Jason Thompson, forse ad un passo dall’attesa esplosione definitiva. Se avete la sensazione di averci capito ben poco in tutto questo marasma potete consolarvi: siete in compagnia di coach Malone, che ha l’imbarazzo della scelta e che è chiamato a fare nuovamente ordine in un sistema che probabilmente ha bisogno del disordine per ottenere risultati, almeno in questa fase. Sono i paradossi della NBA, e dei Kings, ma che mondo sarebbe senza di loro?

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