Saranno Free Agent: alla ricerca di un contratto. Come i Playoffs variano il valore di un giocatore

“Saranno Free Agent: alla ricerca di un contratto” non è il titolo di un film o di un musical ma potrebbe esserlo. Succede spesso di trovare giocatori che per anni portano avanti un rendimento mediocre ma nell’ultimo anno di contratto compiono un vero e proprio salto di qualità così da conquistarsi in estate un contratto molto sostanzioso, a volte anche più di quanto meriterebbero. Nei Playoffs questa mentalità viene ulteriormente amplificata, per un giocatore in scadenza di contratto giocare degli ottimi Playoffs equivale a fare una vera e propria rapina in banca. Andiamo a scoprire i giocatori il cui valore è cresciuto molto durante questi ultimi Playoffs.

LA CLASSE MEDIA – Cominciamo la nostra ricerca partendo da Brooklyn, nei Nets infatti c’è stato un giocatore in grado di mantenere una costanza che mai era riuscito ad avere nei suoi precedenti anni di NBA, ovvero Andray Blatche. Il lungo ex Wizards ha ben impressionato nel suo primo anno nei Nets, sarà il diverso sistema di gioco o la vicinanza a casa (è di Syracuse, stato di New York) ma quest’anno Blatche è rinato. Uscito da una delle sue peggiori annate ai Wizards è arrivato a Brooklyn tra molti dubbi ma è stato in grado di mantenere oltre 10 punti e 5 rimbalzi a gara in 19 minuti di gioco entrando dalla panchina, cifre mantenute anche nella serie di Playoffs persa contro i Bulls. Blatche può non essere uno dei grandi nomi di cui si parlerà quest’estate ma di sicuro approfitterà della sua situazione di Unrestricted Free Agent, d’altronde ai buoni risultati aggiunge anche un’esperienza di 8 stagioni in NBA pur avendo solo 26 anni.
Un discorso simile potrebbe essere fatto anche per Tiago Splitter, a San Antonio il brasiliano ha portato a termine una buona stagione da 10 punti e 6 rimbalzi di media ma è riuscito a fare la differenza soprattutto come difensore, ruolo che si è ulteriormente amplificato nei Playoffs in cui ovviamente sono diminuiti i numero di palloni nelle sue mani in fase offensiva. Il lungo degli Spurs è un difensore di ottimo livello e farebbe comodo a molte squadre ma resta un giocatore “da sistema” quindi destinato a fare bene solo in un sistema di gioco difensivo ben organizzato e studiato. Dimenticavo, tra i prossimi free agent degli Spurs c’è anche Manu Ginobili ma è un argomento che non tratto nemmeno in quanto è praticamente impossibile vederlo con colori diversi dal nero-argento.
Concludiamo la categoria dei giocatori solidi ma di medio livello con Carl Landry. Il prodotto di Purdue è stato fondamentale per i Warriors con i suoi 11 punti e 6 rimbalzi di media, cifre mantenute anche nei Playoffs, ma è stata la sua energia a fare la differenza. I Warriors non sono una squadra con molti centimetri sotto canestro, per questo Landry aveva il caompito di entrare dalla panchina e fare il “lavoro sporco” sotto le plance, compito ben riuscito a giudicare dal raggiungimento del secondo turno nei Playoffs. Landry ha dimostrato capacità di adattamento, maturità, intensità e grandi doti, tutte qualità che potrebbero garantirgli un ottimo contratto in estate.

GLI OVER 30 – Un discorso diverso va fatto per quei giocatori esperti, ormai over 30, che quindi difficilmente potranno strappare un contratto lungo e particolarmente sostanzioso, anzi è più probabile che restino nelle attuali squadre con contratti brevi, in attesa del loro declino. Stiamo parlando ad esempio di Tony Allen di Memphis, l’ex Boston è sempre stato uno dei migliori difensori dell’intera NBA e in un sistema come quello di Memphis non poteva fare altro che esaltarsi, come se non bastasse nei Playoffs ha aumentato le sue statistiche di 1.4 punti e di 1.5 rimbalzi raggiungendo quota 10.3 punti e 6.1 rimbalzi a gara. Allen ha ormai 31 anni ma ha dimostrato di sapere ancora essere decisivo anche in una squadra in cui può essere al massimo la quarta opzione offensiva, cosa che potrebbe portargli qualche far salire le sue quotazioni. E se il suo futuro fosse legato alla permanenza di coach Hollins? La situazione potrebbe diventare interessante.
Un discorso simile può essere fatto per David West, ala forte dei Pacers da 17.7 punti e 7.7 rimbalzi di media in stagione, cifre mantenute anche nei Playoffs. West si è dimostrato un vero leader, capace di aiutare i giovani compagni di squadra fino alle Finali di Conference contro Miami, perse solo a Gara-7, le sue doti da trascinatore oltre che da grande realizzatore si sono spesso rivelate fondamentali per risolvere le partit dei Pacers, specie quando questi si ritrovavano privi di soluzioni in attacco. Le sue qualità e la sue esperienza (32 anni) farebbero bene a qualsiasi squadra NBA ma, considerando anche l’attuale situazione societaria dei Pacers, è difficile vederlo lontano da Indianapolis.

LA RIVINCITA DEI RINNEGATI – Torniamo rapidamente a Golden State dove troviamo Jarrett Jack, il prodotto di Georgia Tech è da sempre croce e delizia della squadra in cui gioca ma quest’anno, pur col solito problema delle palle perse, è riuscito a dare una marcia in più ai Warriors. Completamente diverso rispetto a Steph Curry, Jack è un concentrato di dinamite e ha attributi da vendere, spesso infatti era lui a prendersi le responsabilità maggiori quando l’attacco non girava bene, il fatto che i suoi punti siano cresciuti da 13 a 17 è solo un’ulteriore conferma. Jack ha sempre avuto buoni contratti (5.4 milioni quest’anno) ma difficilmente riesce a restare costantemente in una squadra, forse questa è la volta buona.
Un’altra storia interessante è quella di Chris “Birdman” Andersen, l’ex Nuggets infatti è passato in pochi mesi da essere il giocatore che non voleva nessuno a diventare un fattore decisivo nelle Finali. Il suo atletismo, la sua aggressività e il suo appeal con i tifosi si sta rivelando fondamentale per gli Heat, specie se consideriamo che fino a poco tempo fa questo giocatore campava di contratti temporanei da dieci giorni e ora prende solo 540.000 dollari. Sicuramente non potrà ambire a un grande contratto anche perché ha 34 anni ma quasi sicuramente si è garantito almeno un’ulteriore annata in NBA.
Le due storie più belle di questi Playoffs riguardano due guardie di Chicago: Nate Robinson e Marco Belinelli. Questi due ragazzi hanno approfittato al meglio dell’assenza di Derrick Rose portando a termine un’ottima stagione, diventata favolosa durante i Playoffs in cui sono diventati i trascinatori dei Bulls nella serie contro i Brooklyn Nets. L’italiano nella postseason è passato da 9.6 a 11.1 punti, mentre il KryptoNate da 13.1 a 16.3 ma la differenza l’hanno fatta con gli attributi, quando la palla iniziava a scottare erano spesso loro due a dover risolvere la situazione. Per Robinson (29 anni) è stata la stagione della resurrezione dopo essere sparito dai radar a OKC ed essere stato poi firmato da una Golden State molto più confusionaria di quella attuale, per Marco (27 anni) invece si è trattata di una consacrazione, in entrambi i casi sono certo che ne approfitteranno per firmare un redditizio e meritatissimo contratto dato che al momento l’ex Fortitudo prende poco meno di 2 milioni mentre il nativo di Seattle è addirittura fermo a quota 854.000 dollari.
Particolare invece è la situazione di J.R. Smith, il talento del New Jersey infatti ha appena concluso la sua miglior stagione in carriera tanto da essersi meritato il premio di Miglior Sesto Uomo dell’Anno, peccato che abbia deluso nei Playoffs, non solo perché è passato dai 18 punti di media della regular season a 14 ma anche perché si è lasciato andare a comportamenti che si pensava appartenessero al passato, uno su tutti la gomitata a Jason Terry. Smith al momento prende 2.8 milioni ma ha deciso di usare l’opzione presente sul suo contratto che gli permette di diventare free agent già da quest’anno, a questo punto cosa succederà? Sarà rinnovato? Cambierà squadra alla ricerca di un posto in quintetto? Vedremo, di sicuro l’obbiettivo di J.R. è quello di monetizzare una grande stagione.

LE STELLE – I grandi nomi sono una storia a parte, specie quelli di quest’anno. Oltre al sempre discusso Monta Ellis, che però i Playoffs non li ha fatti, saranno free agent Josh Smith, Dwight Howard e Chris Paul. Tutti e tre sono stati eliminati al primo turno e con prestazioni non troppo esaltanti rispetto a quelle a cui ci hanno abituati in questi anni ma parliamo pur sempre di All-Star, tre giocatori di 27/28 anni che possono cambiare il destino di una franchigia. Questi ragazzi non hanno un rapporto eccezionali con le attuali franchigie (specialmente Josh Smith) e per questo sonderanno il mercato chiedendo ovviamente il massimo salariale (leggermente meno nel caso di Smith), d’altronde come si può rifiutare loro un contratto di quella portata pur dopo dei Playoffs non entusiasmanti?

Photo: Due dei protagonisti di questo articolo e della prossima Free Agency: Marco Belinelli e Nate Robinson // agi.it