Scusa Chris Paul, ma è Tony Parker il miglior playmaker della NBA

Alzi la mano chi alla vigilia della serie avrebbe mai pronosticato che sarebbe finita con uno sweep. I Grizzlies hanno dimostrato di non essere ancora pronti per aspirare ad un titolo, mentre gli Spurs incredibilmente più vanno avanti in questi playoffs e più migliorano il loro gioco. Ora avranno anche diversi giorni per ricaricare le batterie, in attesa di conoscere la squadra con cui si contenderanno il titolo NBA.

Stanotte i Grizzlies hanno ceduto in casa per 93-86: artefice della vittoria degli ospiti è stato Tony Parker, dominante fin dalla palla a due. A mio avviso, il francese con il successo di stanotte ha affermato una volta per tutte di essere il miglior playmaker della NBA, e neanche di poco. Ha chiuso gara 4 con 37 punti, 6 assist, 4 rimbalzi, e 15/21 dal campo. Una partita praticamente perfetta: dal 2009 è la prima volta che un playmaker segna almeno 35 punti con il 70% al tiro in un incontro di playoffs. Guarda caso a riuscirci 4 anni fa era stato sempre Parker.

Nella NBA ci sono playmaker con statistiche individuali migliori, con più apparizioni all’All-Star Game ed anche con più premi individuali in bacheca. Ma quando la palla inizia a scottare, nessun altra point guard è decisiva come Parker. Quest’ultimo è tre volte campione NBA, MVP delle Finals 2007 e viaggia nei playoffs con numeri incredibili: 3.195 punti, 878 assist, 539 rimbalzi e 46.2% dal campo, solo Bird, Bryant, James, Dennis Johnson, Magic Johnson e Pippen hanno fatto registrare almeno 3.000 punti, 800 assist e 500 rimbalzi in carriera nella post-season. Si noti che nessun altro playmaker ancora in attività è inserito in questa lista: solo Billups, Kidd, Nash e Rondo hanno sfondato il muro degli 800 assist, ma la differenza tra loro e Parker è evidentissima, gli anelli vinti.

Dopo aver “smontato” gran parte dei rivali, confrontiamolo con Chris Paul, etichettato il miglior playmaker della NBA. La stella dei Clippers ha statistiche eccezionali, soprattutto nelle voci assist e rubate, in cui è stato il migliore nella lega rispettivamente 2 e 5 volte. Un giocatore, però, bisogna analizzarlo al di là delle statistiche: Paul è davvero superiore a Parker? Beh, la risposta l’ha data molto semplicemente Isiah Thomas, uno che di playmaker se ne intende, visto che è stato uno dei più grandi della storia NBA: “Parker quest’anno è la miglior point guard perché ha guidato la sua squadra alle Finals”.

I fan di Paul hanno poco da ribattere in questa circostanza: i Clippers hanno fallito su tutta la linea, facendosi buttare fuori dai playoffs già al primo turno, nonostante sulla carta avesse la forza per arrivare fino in fondo. Parker non gode della reputazione di CP3, il che rende il tifoso medio NBA ad essere riluttante nell’etichettarlo a furor di popolo come il miglior playmaker, ma i fatti parlano chiarissimo: uno è a vedersi i playoffs da casa, l’altro è l’uomo copertina della finale di Conference e sta per giocarsi il suo quarto anello in carriera.