Si chiude la regular season NBA: il meglio ed il peggio della stagione

IL MEGLIO DELLA STAGIONE NBA

Il dominio dei veterani – Partiamo dai numeri stagionali di Tim Duncan: 17.8 punti, 9.9 rimbalzi, 2.7 stoppate e 50.1% dal campo. Il n.21 degli Spurs è uno dei migliori lunghi della NBA, se non il migliore, ed è stato menzionato anche nella corsa all’MVP. Tutto normale, se non fosse che questi numeri per un 37enne sono irreali. Anche altre stelle, nonostante l’età avanzata, hanno dimostrato di fare ancora la differenza nella lega: tra questi va menzionato sicuramente Kobe Bryant, ormai prossimo ai 35 anni. Prima di rompersi il tendine d’achille, il 24 gialloviola viaggiava con 27.3 punti di media a partita e la sua più alta percentuale nella voce assist in carriera. Tra i giocatori sul viale del tramonto, vanno menzionati anche Paul Pierce, Kevin Garnett, Ray Allen, Andre Miller e Jason Kidd: tutte pedine fondamentali per le rispettive franchigie.

La crescita di LeBron James e dei suoi Miami Heat – Se i Miami Heat sono considerati una spanna sopra le altre pretendenti al titolo, è grazie ai grandi progressi fatti registrare durante la regular season. LeBron James si è definitivamente affermato come il giocatore attuale più forte, dimostrando grande maturità e confidenza con i propri mezzi: gli Heat hanno praticamente scherzato con gli avversari, infilando una striscia di 27 vittorie consecutive, seconda solo a quella di 33 dei Lakers 1971-72. E’ davvero difficile non pensare che Miami vincerà il suo secondo anello in fila, soprattutto con un LeBron che ha fatto registrare il suo massimo in carriera nella percentuale dal campo, da tre ed a rimbalzo.

La rinascita dei New York Knicks – Dopo una lunga serie di stagioni deludenti, New York ha finalmente trovato una squadra competitiva. Il merito è tutto di coach Mike Woodson, che nel giro di un anno ha completamente cambiato la mentalità del team, a cui è riuscito a dare anche un’impronta difensiva, e di Carmelo Anthony, per il quale vale lo stesso discorso di James. La stella dei Knicks è finalmente maturata, mettendo a tacere tutti i suoi detrattori dimostrando di non essere solo uno dei più grandi marcatori di tutti i tempi, ma anche un uomo franchigia. Questi Knicks sembrano essere una vera contender e ricordano molto i Mavericks del titolo: oltre alla presenza in roster di un santone della pallacanestro di Jason Kidd e di uno dei migliori difensori quale è Tyson Chandler, NY può contare su un roster profondo e di talento, in cui spiccano le individualità di J.R. Smith e Melo.

IL PEGGIO DELLA STAGIONE NBA

Sacramento vs Seattle – Perdere una partita o una serie playoff può essere devastante per i tifosi. Ma non è nulla in confronto al dolore che si prova a perdere la propria squadra a favore di un’altra città. Sei anni fa i supporters di Seattle hanno provato sulla loro pelle questo tipo di depressione, quando i Supersonics sono diventati Oklahoma City Thunder. Ora la stessa cosa potrebbe succedere alla gente di Sacramento, dato che dall’inizio della stagione si parla di un possibile trasferimento dei Kings a Seattle. Se ciò dovesse concretizzarsi, per i tifosi della capitale della California sarebbe devastante.

Mike D’Antoni ed i Los Angeles Lakers – Con le firme di Dwight Howard e Steve Nash, in pre-season i Lakers venivano accreditati tra i favoriti per l’anello. Nulla di più sbagliato, perché LA ha iniziato la stagione in modo disastroso, costringendo all’esonero di Mike Brown dopo sole 5 partite. Con l’arrivo di Mike D’Antoni le cose non sono affatto migliorate e, quando i gialloviola finalmente sono entrati nella griglia playoff, hanno subito la mazzata più grande, che è il finale di una stagione piena di drammi: Kobe Bryant si è rotto il tendine d’achille a 3 partite dalla fine della stagione. Ora i Lakers sono riusciti a chiudere al settimo posto e dovranno affrontare i San Antonio Spurs: difficile non scommettere sulla netta imposizione della truppa di coach Popovich.

I gravi infortuni che hanno frenato le stelle – Quest’anno ci sono tantissimi giocatori di talento nella NBA, ma molti di loro sono stati frenati da gravissimi infortuni. Tralasciando quello capitato a Kobe, di cui abbiamo già parlato sopra, il simbolo di una stagione sfortunata per le stelle è sicuramente Derrick Rose: il leader dei Bulls si è rotto i legamenti nei playoff dell’anno scorso e non è ancora riuscito a rientrare. Forse lo farà per l’inizio della prossima stagione. Una maledizione sembra invece essersi abbattuta sui Minnesota Timberwolves: doveva essere la stagione del riscatto, ed invece Kevin Love si è prima rotto la mano ed ha poi riportato diversi problemi fisici, che gli hanno permesso di giocare solo 18 partite. I Dallas Mavericks si sono giocati la possibilità di andare ai playoff ad inizio stagione, quando Dirk Nowitki ha dovuto saltare due mesi per un’operazione al ginocchio. Dopo l’All-Star Break ci sono stati altri due infortuni gravi: quello di Rajon Rondo, che ha probabilmente diminuito al minimo le possibilità dei Boston Celtics di detronare LeBron James ed i suoi Miami Heat, e quello di Danilo Gallinari, che aspettava i playoff per la definitiva consacrazione in NBA.