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“Bring the Juice”: Jonathon Simmons alla conquista degli Spurs

«That’s the only way I’m going to get on the floor. The second unit, we’re the Juice Unit. We’re supposed to bring the juice». Con queste parole, Jonathon Simmons ha commentato la sua prestazione contro i Bucks (career-high da 18 punti) e ha spiegato il suo ruolo nelle rotazioni degli Spurs. È incaricato di portare “the juice”, ovvero in un contesto del genere “energia”, “linfa vitale”. La Juice Unit è solitamente composta da Patty Mills, Manu Ginobili, David West, Boris Diaw e per l’appunto Jonathon Simmons, che ha scalzato Kyle Anderson nelle gerarchie di coach Popovich. Il prodotto di UCLA sta comunque trovando una manciata di minuti, grazie alla serie di larghe vittorie degli Spurs che rendono fondamentalmente una formalità il quarto periodo, ma tra i due è Simmons che gioca quando il risultato è ancora in bilico. Ammesso che lo sia mai, con gli Spurs versione 2015/2016.

La storia dell’approdo di Simmons in neroargento è curiosa, ma partiamo dalla fine. Ovvero dalla trasferta di Milwaukee, quella del career-high, la penultima gara disputata fino ad ora dagli Spurs. Quando, nel secondo quarto, era ancora a secco di punti e si è presentato in lunetta, alcuni tifosi dei Bucks hanno intonato un coro significativo: «Who are you?». Inutile negarlo, ce lo chiedevamo in molti quando ad inizio stagione abbiamo visto il suo nome inserito nelle rotazioni di Popovich. «Chi è Jonathon Simmons?». Il ragazzo a fine partita ha commentato col sorriso: «Adesso i tifosi dei Bucks sanno chi sono». Si, perché dal momento del coro in poi si è letteralmente scatenato: 12 punti entro la fine del primo tempo, 18 totali nella gara. Tutti a modo suo, tagliando a fette la difesa con la sua rapidità e la sua energia.

Simmons fu undrafted nel 2012 ─ nonostante fosse stato molto apprezzato nei workout da diverse squadre ─ e giocò in seguito in D-League per gli Austin Toros/Spurs. Un passaggio fondamentale nella sua carriera, anche se per due interi anni non arrivarono chiamate dalla NBA. Nell’estate scorsa, accettò di giocare per i Nets in Summer League. Bastarono tre partite per convincere gli Spurs a riportarlo nella loro orbita: contratto biennale, con il primo anno garantito e il secondo con opzione, al minimo salariale. L’occasione della vita per Simmons. Una scommessa a basso costo per gli Spurs che cercavano di fare spazio salariale per firmare Aldridge. A sei mesi da quel giorno, possiamo dire che questo matrimonio si è trasformato nella più classica delle win-win situations.

Simmons si è conquistato le rotazioni principalmente per la stessa qualità che portò alla ribalta Patty Mills nel 2013: l’energia. È un giocatore dinamico, che spende tanto nella metà campo difensiva e, soprattutto, non sta mai fermo nella metà campo offensiva. Anche perché non è un tiratore puro, tutt’altro. E in un attacco come quello degli Spurs, è fondamentale che tutti gli elementi coinvolti ruotino in continuazione per fornire ai compagni possibilità di passaggio. Quando ha la palla in mano, Simmons mette in mostra delle discrete doti di ball-handling abbinate ad un atletismo che lo porta spesso e volentieri a concludere al ferro. Non è, a differenza di giocatori come Parker, Ginobili, Diaw, Duncan e West, un giocatore in grado di fornire passaggi vincenti con costanza (ha superato i 2 assist in appena tre partite), ma è comunque funzionale al sistema degli Spurs.

Le difese avversarie, in questa incredibile striscia di larghissimi successi per la squadra di Popovich (nonostante le assenze di Duncan prima e di Parker poi, seguite dal riposo di Aldridge nella gara contro i Jazz), se ne stanno accorgendo: non puoi mai battezzare J Simms, anche se non è particolarmente pericoloso dal perimetro (meno di un tentativo per gara, 9/21 complessivo). Altrimenti, se gli concedi spazio, ti batte sul primo passo e arriva al ferro, nei pressi del quale ha regalato persino alcune pregevoli schiacciate. È un giocatore da second unit (anzi, da Juice Unit) chiaramente, perfetto per il ruolo di rottura che gli si chiede a partita in corso. Nelle ultime due gare, in cui è stato impiegato per 37.30 minuti complessivi, ha messo a segno in totale 31 punti con 11/14 al tiro. Bring the Juice, J Simms lo fa ogni volta che scende in campo. E potrebbe diventare l’ennesimo giocatore poco quotato ad essere lanciato da Popovich e dagli Spurs.