Sophomore in cerca di riscatto: Bennett, fai un bel respiro e ricomincia

Essere un rookie non è mai facile, soprattutto se sei stato scelto in quello che è stato definito uno dei Draft più poveri di talento di sempre. In una lega durissima e super competitiva come la NBA basta poco per essere definiti “bust”, se non si è in grado di reggere subito le aspettative. Ma allo stesso tempo una stagione da rookie non molto felice non è la cosa peggiore del mondo: c’è sempre l’occasione per rimediare, i problemi veri iniziano nel caso in cui se già nel secondo anno non si vedono in un giocatore miglioramenti individuali ed a livello di contributo per la squadra. Tra le scelte del Draft 2013, ce ne sono state diverse che all’esordio nella lega hanno reso ben al di sotto delle aspettative e adesso sono chiamate ad un riscatto per dimostrare di meritare di essere nella NBA, in particolare grazie ad una scelta alta. Nelle prossime settimane analizzeremo i vari sophomore da cui ci si attende dei miglioramenti nel corso della stagione 2014-15. Oggi iniziamo con uno dei giocatori più discussi e deludenti del Draft 2013. 

ANTHONY BENNETT, CLEVELAND CAVALIERS
E’ stato già bollato da molti come la peggior prima scelta assoluta di tutti i tempi, e ciò è assolutamente sbagliato, gli va dato il tempo di dimostrare il contrario, anche perché nella scorsa stagione non è che i Cavaliers abbiano fatto molto per metterlo nelle condizioni di far uscire fuori il suo talento, o presunto tale. C’è da dire che neanche lui si sia impegnato granché per evitare il flop, apparendo in netto sovrappeso ed in grande difficoltà nei movimenti. Le statistiche della sua stagione da rookie sono impietose: 4.2 punti, 35.6% dal campo, 24.5% da oltre l’arco, 1.8 falli in 12.8 minuti di media a partita. Offensivamente non è riuscito a trovare una collocazione e si è spesso sentito perso, mentre dal punto di vista difensivo è apparso estremamente confuso: certo, il fatto che la sua forma fosse tutt’altro che eccelsa e che anche l’impegno non sia stato proprio encomiabile hanno contribuito in maniera importante, ma le colpe del suo flop sono da dividere anche con coach Mike Brown ed il suo staff, che non sono riusciti a metterlo nelle condizioni di rendere al meglio.

A difesa di Bennett c’è da dire anche che i problemi di salute non lo hanno di certo aiutato: prima l’intervento alla spalla che gli ha fatto saltare la pre-season, poi i problemi di asma e di sonno che non gli hanno dato tregua. Ma adesso l’incubo per il prodotto di UNLV sembra finito: al termine della scorsa stagione, si è sottoposto ad un intervento chirurgico per rimuovere le tonsille e adesso riesce a respirare molto meglio. Non è un caso, infatti, che Bennett, superati tutti i problemi fisici e di salute, si sia presentato alle Summer League più esile, più rapido e più atletico. A Las Vegas ha profuso grande impegno ed ha riacceso l’attenzione su di lui, mettendo a referto in media 13.3 punti e 7.8 rimbalzi in 29.8 minuti d’impiego. Notevole soprattutto la prova da 13 punti e 14 rimbalzi contro gli Spurs, in cui ha dimostrato di poter essere una presenza importante sotto i tabelloni per i Cavaliers.

David Blatt pubblicamente ha più volte parlato bene di Bennett, per trasmettere al giocatore il fatto che il coach ha fiducia in lui, aspetto a dir poco fondamentale per un sophomore che viene da una prima stagione molto complicata. Tra l’altro, con l’arrivo di Andrew Wiggins ed il ritorno di LeBron James, Bennett avrà molti meno occhi puntati addosso e potrà intraprendere un cammino di crescita importante. E se dovesse essere scambiato nell’ambito dell’affare-Love? Poco male, anche a Minnesota il prodotto di UNLV sarà chiamato al riscatto, ma questo non vuol dire che dovrà fare cose strabilianti: adesso per lui l’importante è rimanere sano, ritrovare le sue certezze e migliorare passo dopo passo negli aspetti in cui è carente. Magari non diventerà mai un fenomeno tale da giustificare una prima scelta assoluta del Draft, ma sicuramente ha tutte le carte per poter essere un buon giocatore.