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Southwest Division Ranking: un girone infernale con San Antonio sempre favorita

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La Southwest Division, sulla carta, è quella che più dovrebbe beneficiare del cambio regolamentare che ha tolto i privilegi alle vincitrici di division. Il motivo è semplice da spiegare: l’anno scorso, tutte e cinque le squadre della Southwest conquistarono l’accesso ai Playoffs. Due di esse, uscirono penalizzate dal vecchio regolamento: Memphis e San Antonio (entrambe 55-27) finirono in griglia dietro a Portland (51-31), che aveva vinto la Northwest. Quest’anno i rapporti di forza tra la Southwest e le altre Division non dovrebbero essere mutati più di tanto ─ con l’eccezione dell’indebolimento di Dallas ─ e, ancora una volta, è veramente difficile capire quali potrebbero essere gli equilibri interni.

#1: San Antonio Spurs

Quintetto: Tony Parker, Danny Green, Kawhi Leonard, LaMarcus Aldridge, Tim Duncan
Riserve: Patty Mills, Ray McCallum, Manu Ginobili, Jonathon Simmons, Kyle Anderson, Rasual Butler, David West, Boris Diaw, Matt Bonner, Boban Marjanovic
Key addition:
LaMarcus Aldridge
Obiettivo: Titolo NBA

Inutile negarlo: anche quest’anno, per l’ennesima stagione consecutiva, i San Antonio Spurs partono con legittime ambizioni di titolo. Gli anni d’oro di Tim Duncan, Gregg Popovich, Tony Parker e Manu Ginobili sembrano non avere fine. L’eliminazione dell’anno scorso ─ a gara 7 del primo turno contro i Clippers ─ brucia ancora, ma gli Spurs non hanno perso tempo e hanno messo a segno un colpo di mercato favoloso: LaMarcus Aldridge. Il quattro volte All-Star ha non solo la responsabilità di essere il nuovo terminale offensivo della squadra, ma anche quella di diventarne la stella ─ assieme a Kawhi Leonard ─ del futuro prossimo. Per San Antonio quella di Aldridge è stata una acquisizione relativamente indolore, dal momento che R.C. Buford è riuscito ad evitare di dover cedere uno tra Diaw e Mills per liberare spazio salariale. Qualcuno, comunque, è dovuto partire: nel reparto lunghi è toccato a Splitter e Baynes. Poco male, per gli Spurs, che li hanno rimpiazzati con David West e Boban Marjanovic, uno dei migliori giocatori della scorsa Eurolega.

Nel reparto piccoli, invece, le partenze di Cory Joseph e Marco Belinelli hanno ridotto la rotazione. Il rinnovo di Danny Green ad alte cifre è la testimonianza di quanto Popovich si fidi del giocatore, che non è più solo un gran tiratore da tre, ma anche uno dei migliori difensori dell’intera squadra. Al suo fianco, Kawhi Leonard è chiamato ad un ulteriore passo in avanti nel suo percorso di sviluppo: avrà ancora più responsabilità nella metà campo offensiva e potrebbe ritrovarsi a giocare un elevatissimo numero di minuti. Dalla panchina, insieme al sempreverde Ginobili e a Patty Mills, dovrebbe trovare spazio anche Kyle Anderson, un giovane interessantissimo per il sistema Spurs. Insomma, ancora una volta San Antonio ha tutti i tasselli al posto giusto. L’unico dubbio, per una squadra con una età media così elevata, è legato alla tenuta fisica nell’arco di una stagione. Popovich è maestro nella gestione dei suoi giocatori, ma i problemi possono sorgere in ogni momento. Ed è soprattutto Parker il giocatore da tener d’occhio: è arrivato ai Playoffs 2015 in evidente difetto di condizione e in estate, comunque, ha disputato gli Europei. Più che probabile, per lui, una prima parte di stagione ad impiego limitato.

#2: Memphis Grizzlies

Quintetto: Mike Conley, Courtney Lee, Tony Allen, Zach Randolph, Marc Gasol
Riserve: Beno Udrih, Russ Smith, Vince Carter, Jordan Adams, Jeff Green, Matt Barnes, Brandan Wright, Jarnell Stokes, Jarell Martin, JaMychal Green, Ryan Hollins
Key addition: Brandan Wright
Obiettivo: Finale di Conference

Come San Antonio, anche se chiaramente da un periodo minore di tempo, i Memphis Grizzlies sono una certezza. Il cuore della squadra è rimasto intatto, con Randolph e Gasol a dominare nel pitturato e Mike Conley a gestire i ritmi della squadra. Ad impressionare, però, è la profondità del roster. Coach Dave Jorger ─ un allenatore dal 64% di vittorie nei suoi primi due anni di carriera ─ ha a disposizione almeno 11 giocatori in grado di tenere il campo a questi livelli. E l’esperienza ad alti livelli di molti componenti del roster potrà fare la differenza quando la stagione entrerà nel vivo. Un dubbio da sciogliere il più in fretta possibile è quello legato al ruolo di Jeff Green: è uno dei giocatori più talentuosi del roster, ma al contempo è anche quello con le caratteristiche meno congeniali ai ritmi bassi e al gioco in post dei Grizzlies. L’anno scorso è stato impiegato principalmente da ala piccola titolare, ma Joerger potrebbe decidere di retrocederlo al ruolo di sesto uomo.

Una scelta di questo tipo avrebbe implicazioni interessanti: Green diventerebbe il leader offensivo del secondo quintetto e avrebbe quindi più possibilità di mettere in mostra il suo repertorio. Inoltre, potrebbe essere utilizzato come ala grande per abbassare il quintetto e aumentare il ritmo. D’altronde, con un backcourt composto da Conley e Lee che può quindi garantire punti e affidabilità, il ruolo di ala piccola titolare potrebbe tranquillamente essere ricoperto da un elemento prettamente difensivo come Tony Allen o Matt Barnes, uno dei nuovi arrivi. Non abbiamo ancora parlato di quella che secondo noi è la key addition, ovvero Brandan Wright. Il lungo è esattamente ciò che è più mancato a Memphis l’anno scorso, quando dalla panchina uscivano in questo ruolo Jon Leuer e Kosta Koufos. Ai Grizzlies serviva enormemente un big man in grado di produrre tanto in pochi minuti e Wright è un maestro in questo: l’anno scorso, tra Dallas, Boston e Phoenix, ha collezionato 7.3 punti e 4.3 rimbalzi con il 64.2% dal campo in meno di 20 minuti per gara. Insomma, il roster è adatto ad un cammino di successo e la pallacanestro dei Grizzlies, per la sua unicità in una lega che si sposta sempre più lontano da canestro, è una delle più interessanti da analizzare. La squadra può ambire al raggiungimento della finale di Conference.

#3: Houston Rockets

Quintetto: Patrick Beverley, James Harden, Trevor Ariza, Terrence Jones, Dwight Howard
Riserve: Ty Lawson, Jason Terry, Marcus Thornton, KJ McDaniels, Corey Brewer, Sam Dekker, Donatas Motiejunas, Montrezl Harrell, Clint Capela
Key addition: Ty Lawson
Obiettivo: Finali di Conference

Gli Houston Rockets nella passata stagione hanno avuto un cammino per certi versi sorprendente, riuscendo a vincere la Division con una vittoria di scarto su Memphis e San Antonio e, soprattutto, ribaltando una serie Playoffs contro i Clippers da 1-3. La squadra gira intorno ai due soliti noti, James Harden e Dwight Howard, ma ha trovato nella passata stagione prestazioni importanti anche dagli altri elementi. Se Harden è ormai in formato MVP e Howard, quando il fisico lo sostiene, è una presenza fondamentale sotto le plance, Corey Brewer è stata un’aggiunta fondamentale per la panchina e Terrence Jones ha approfittato dell’infortunio di Motiejunas per guadagnare spazio, migliorando partita dopo partita. Il rientro di Beverley, assente negli scorsi Playoffs, fornisce al backcourt nuova linfa nella metà campo difensiva.

Se il quintetto, fondamentalmente, sarà composto da giocatori che giocavano per i Rockets già nella passata stagione, è la panchina che esce rinforzata dall’estate 2015. Il nome più suggestivo tra le aggiunte di Houston è quello di Ty Lawson, playmaker che ─ da titolare dei Nuggets ─ ha viaggiato a 16.4 punti e 8 assist di media nelle ultime quattro stagioni. Il suo curriculum sul campo dovrebbe far sì che parta in quintetto, ma i problemi fuori dal campo lo rendono materiale altamente difficile da gestire e da maneggiare con cura. Per questo motivo, si prevede un suo inserimento graduale nelle rotazioni per capire esattamente cosa potrà dare alla sua squadra. Anche al Draft i Rockets hanno pescato benissimo: Sam Dekker è un giocatore estremamente intelligente che può ricoprire i ruoli di ala piccola e ala grande tattica, mentre Montrezl Harrell è un lungo di energia e quantità. Non mancano nemmeno le riserve in grado di fornire punti rapidi, Marcus Thornton e KJ McDaniels. Insomma, Houston ha la possibilità di replicare l’ottimo percorso della passata stagione. E, nelle condizioni giuste, può ambire addirittura a migliorarlo.

#4: New Orleans Pelicans

Quintetto: Jrue Holiday, Eric Gordon, Tyreke Evans, Anthony Davis, Omer Asik
Riserve: Norris Cole, Nate Robinson, Quincy Pondexter, Dante Cunningham, Alonzo Gee, Luke Babbitt, Ryan Anderson, Alexis Ajinca, Kendrick Perkins
Obiettivo: Playoffs

I Pelicans avranno i riflettori puntati addosso e il motivo non è nemmeno difficile da immaginare: Anthony Davis. Giocando da stella assoluta della NBA nonostante fosse solo al terzo anno, la prima scelta del Draft 2012 ha condotto la squadra ai Playoffs. L’obiettivo resta quello e le possibilità di migliorare più di tanto sono limitate: l’offseason non ha portato aggiunte di rilievo e gli esterni vivono perennemente in precarie condizioni fisiche. Non parliamo solo di Eric Gordon, che ha saltato 136 partite di regular season da quando è arrivato a New Orleans quattro anni fa. Jrue Holiday avrà probabilmente delle limitazioni sul minutaggio e Tyreke Evans inizierà la stagione con diverse settimane di ritardo a causa di un intervento al ginocchio subito in preseason.

Certo, se Anthony Davis dovesse dimostrarsi ancora più marziano di quanto non sia già stato nella passata stagione, allora New Orleans potrebbe anche sperare di scalare le classifiche della Western Conference. E il numero 23 ha già in mente quale può essere il terreno per diventare ancora più dominante: il tiro dalla lunga distanza. La panchina dei Pelicans, se paragonata a quella di Spurs, Grizzlies e Rockets, non offre alternative particolarmente interessanti. Il sesto uomo è Ryan Anderson, l’unico giocatore in grado di offrire un contributo solido e continuativo. Nello scenario di precarietà del reparto esterni, però, diventano importantissime anche le prestazioni di giocatori come Norris Cole ─ in continua crescita ─ , Nate Robinson e Quincy Pondexter. In sostanza New Orleans non sembra una squadra in grado di avere eccessive ambizioni, ma è anche l’unica a possedere un giocatore ─ sostanzialmente senza imitazioni al mondo per caratteristiche ─ come Anthony Davis. Impossibile non essere curiosi su cosa riusciranno a fare.

#5: Dallas Mavericks

Quintetto: Deron Williams, Wes Matthews, Chandler Parsons, Dirk Nowitzki, Zaza Pachulia
Riserve: Devin Harris, J.J. Barea, Raymond Felton, John Jenkins, Justin Anderson, Charlie Villanueva, JaVale McGee, Dwight Powell
Key addition: Wes Matthews
Obiettivo: Playoffs

Dallas è uscita pesantemente scottata dalla vicenda DeAndre Jordan, che aveva accettato l’offerta dei Mavs prima di cambiare idea all’ultimo secondo e rimanere ai Clippers. La squadra, con il centrone a catturare tonnellate di rimbalzi, avrebbe avuto una fisionomia completamente diversa. E invece si ritrovare a non essere nemmeno così certa di avere le carte in regola per partecipare ai Playoffs. A leggere il roster, comunque, andando oltre ai se e ai ma si trova un materiale tutt’altro che disprezzabile. La gerarchia del reparto lunghi, al momento, sembra far propendere per Pachulia titolare con McGee suo rincalzo. I Mavs hanno deciso di tagliare Dalembert, che inizialmente sembrava favorito per ricoprire il ruolo di centro titolare. Al fianco di Pachulia, parte in quintetto ovviamente Dirk Nowitzki. Le prestazioni di Dirk saranno, come da 15 anni a questa parte, cruciali per i destini di Dallas. Il tedesco ha compiuto in estate 37 anni e ha disputato un Europeo tutt’altro che brillante. Ma sarebbe un grave errore sottovalutare la sua volontà di continuare a giocare ai massimi livelli.

La firma estiva più interessante è sicuramente quella di Wes Matthews, giocatore che a Portland ha dimostrato di poter segnare tanto. Il giocatore, però, è reduce da un infortunio. Così come Chandler Parsons, l’elemento dei Mavs che più trae vantaggio dalle partenze di Rondo e Monta Ellis. La sua stagione 2014/2015, prima con la maglia di Dallas dopo aver abbandonato Houston, è stata per certi versi deludente. Andandola ad analizzare dal punto di vista statistico, però, si scopre che l’unico calo sostanziale lo ha avuto alla voce assist. Il motivo è semplice: con due giocatori abituati a tenere tanto il pallone in mano come Rondo e Ellis, Parsons veniva sostanzialmente relegato al ruolo di tiratore sul perimetro. Il nuovo assetto dei Mavs dovrebbe garantirgli, invece, di giocare in una maniera più congeniale alle sue caratteristiche. Il passaggio di Rondo ai Kings ha liberato lo spot di playmaker e Cuban si è così potuto togliere lo sfizio di portare Deron Williams a Dallas dopo che aveva inseguito il giocatore nell’estate 2012. Deron è in una fase delicata della sua carriera: il calo delle sue prestazioni negli ultimi anni è stato evidente e nei Playoffs 2015 è andato in doppia cifra solo tre volte in sei partite, chiudendo gara 2, 3 e 5 rispettivamente con 2, 3 e 5 punti segnati. Eppure, le sue caratteristiche sono simili a quelle dei playmaker che hanno avuto una grande resa sotto la guida di Carlisle. Per questo, l’approdo di Deron in Texas è intrigante. I Mavs dovranno sgomitare parecchio per poter strappare un posto nelle migliori otto della Western Conference, ma mai sottovalutare il cuore di un campione come Nowitzki e di un mago come Carlisle.