Spurs ancora in finale di Conference: l’analisi della serie con i Warriors

Prosegue la disamina tecnica dei playoffs NBA, al termine della seconda semifinale ad Ovest che vedeva contrapposte due delle squadre più “hot” della lega. I sempreverdi San Antonio Spurs di Gregg Popovich, Tim Duncan, Manu Ginobili e Tony Parker ed i Golden State Warriors del “Reverendo” Jackson, Steph Curry, Jarret Jack e Klay Thompson.

La serie si è aperta con il botto: doppio overtime in gara 1 a San Antonio, vinto da una tripla di Ginobili che mette il canestro decisivo dopo due clamorosi errori di lettura della difesa avversaria. In questa partita Steph Curry dà un’ulteriore dimostrazione al panorama cestistico mondiale della sua classe: 44 punti e 11 assist, a casa Spurs. Ma i texani dimostrano con la sostanza che contro di loro sarà una serie durissima.

Nella seconda gara vinta dai Warriors in trasferta, che acquisiscono il fattore campo, gli Spurs dimostrano di non aver ancora adottato misure adeguate al gioco fatto dai ragazzi di Jackson. Curry è leggermente più “normale”, ma è Thompson che questa volta con un incredibile 8/9 dall’arco demolisce letteralmente le rotazioni difensive di San Antonio.

Si va così a San Francisco, ed è qui che la serie gira prepotentemente verso i texani: la mossa chiave è tutta di Popovich che piazza Green su Curry. L’accoppiamento è perfetto e gli Spurs, supportati da un Tony Parker in completo stato di grazia nel primo tempo (finirà con 32 punti), riconquistano subito il fattore campo. A coronare la serata un’ennesima doppia-doppia dell’immortale Tim Duncan che si rende incontenibile sotto le plance. La reazione dei Warriors è furente nella quarta partita, la Oracle Arena supporta i ragazzi del Reverendo capendo che si stanno giocando qualcosa di molto più importante di una semplice serie di playoffs: sono definitivamente la realtà che più rispecchia il basket NBA. Gioco, velocità, assist, spettacolo, punti nelle mani e coesione del gruppo. La vittoria all’overtime è cosa fatta: Curry, Jack e soprattutto Barnes (26 punti per lui), che ha innalzato vertiginosamente il livello della sua pallacanestro in questi playoffs dimostrando il suo valore superiore alle attese, regalano il 2 pari nella serie.

Ancora una volta gli Spurs reagiscono e Popovich si rifugia nella difesa come arma da contrapporre a Golden State. Il livello tecnico se possibile sale ancora, Curry è sofferente per una distorsione alla caviglia sinistra riportata nel finale di gara 4, non produce gioco con fluidità, Barnes e Jack si confermano sui loro livelli; Thompson invece delude con soli 4 punti in 35 minuti. Ma la differenza la fa come detto l’intensità di San Antonio, che manda cinque giocatori in doppia cifra: Duncan, Ginobili, Parker, Leonard e Green. La vittoria è una naturale conseguenza di una prestazione così concreta. Nota a margine: Duncan si porta al secondo posto di sempre nella classifica dei giocatori ad aver fatto più doppie-doppie nei playoffs con 143, alle spalle solo di Magic Johnson (157 per l’ex star dei Lakers).

Questa serie emozionante torna ad Oakland per la sesta gara, ma ormai lo scenario è delineato: gli Spurs riprendono da dove avevano lasciato, mandano nuovamente 5 giocatori in doppia cifra, a cui vanno aggiunti gli 11 assist del Diablo Ginobili (5 punti per lui). Iragazzi di coach Jackson, invece, paiono scarichi, Curry è dolorante alla caviglia che già gli ha dato problemi (comunque 22 punti per lui) e Barnes prende un bruttissimo colpo alla testa e deve assentarsi per qualche minuto. Ormai gli Spurs hanno preso le misure, Splitter e Duncan mettono in grossa difficoltà i Warriors sotto canestro e la squadra, nonostante un Parker da soli 13 punti con 3/16 da 2 punti, non si fa sfuggire la vittoria, come da migliore tradizione texana.

La serie si è dimostrata una delle più belle degli ultimi anni. Popovich in conferenza stampa si è congratulato sinceramente con Jackson ed i suoi ragazzi, che a sua volta era visibilmente commosso per la sconfitta, ma consapevole che il futuro è dalla loro parte. Infatti il sistema di gioco è ben presente, Curry è una superstar assoluta, ma decisamente non egoista, i suoi compagni sono “elevati” al suo livello e producono punti con costanza. Con un Lee al 100% e non limitato dall’infortunio a 10 minuti a partita avrebbero sicuramente potuto pensare alla finale di Conference, ma per ora ci si deve ancora inchinare alla pallacanestro tutta difesa e tattica degli Spurs, che sembrano davvero non invecchiare mai.