Spurs-Grizzlies: Duncan sempre decisivo nei finali. Ti prego Tim, non smettere mai!

Nel post-partita Tim Duncan ha lasciato l’arena vestito con jeans non firmati, camicia di flanella verde e normalissime scarpe da ginnastica. A 37 anni, è troppo vecchio per gli standard stilistici della NBA. Sul campo, però, è tutta un’altra storia: il prodotto di Wake Forest due notti fa ha segnato 10 dei suoi 24 punti nell’overtime, a cui ha aggiunto 10 rimbalzi, 5 assist e 2 stoppate, trascinando gli Spurs ad una grande vittoria per 104-93 sul campo dei Grizzlies.

Alla vigilia ci si aspettava che la coppia Gasol-Randolph potesse metterlo in crisi, ed invece Tim è ancora lì sotto a fare a sportellate e ad insegnare pallacanestro. Ora San Antonio è sul 3-0 ed ha già un piede in finale, che per Duncan sarebbe la sua quinta in carriera, la prima dopo il titolo del 2007. “Non sono sorpreso da quello che riesco a fare a 37 anni – ha detto al termine del match – Penso solo a giocare. So che non potrò stare in campo in eterno, quindi sono molto concentrato sull’opportunità di giocarsi il titolo. Ma prima abbiamo ancora una partita da vincere”.

Duncan è uno dei soli quattro giocatori scelti nel Draft del 1997 ad essere ancora membro di una franchigia NBA: gli altri tre sono Chauncey Billups, Tracy McGrady e Stephen Jackson (tagliato di recente dai texani e sostituito proprio da T-Mac). La stella di San Antonio ha all’attivo ben 1180 partite di regulars season e 203 di playoff: essendo vicino ai 40 anni ed avendo già trascorso tanti anni a battagliare nel pitturato, quest’anno era lecito aspettarsi un calo evidente. Ed invece il suo livello di gioco non si è per niente abbassato, ma anzi è stato così indispensabile per gli Spurs che si è anche meritato i riconoscimenti della convocazione all’All Star Game e dell’inserimento nel primo miglior quintetto.

“E’ l’ala più forte di tutti i tempi – ha commentato Billups, suo compagno di Draft – ed è la dimostrazione che il vero basket ha sempre la meglio. Fondamentali, efficienza, intelligenza cestistica, sono ancora aspetti che fanno la differenza”. In gara 3 Duncan ha dato l’ennesima dimostrazione della sua grandezza: con gli Spurs sotto di 18 dopo il primo quarto, Popovich ha panchinato tutto il quintetto, incluso Tim, il quale però poi alla distanza è tornato a dominare il pitturato, aiutando i suoi ad allungare il match all’overtime. Qui ha fatto addirittura meglio che in gara 2, dove aveva messo a segno 6 punti: ha prima infilato un jumper dalla media, poi ha spaccato l’incontro con un gioco da tre punti ed ha scritto definitivamente la parola fine con altri 5 punti.

In tutto questo, per Duncan non c’è da festeggiare solo la vittoria a Memphis: ha superato Wilt Chamberlain, piazzandosi al secondo posto per maggior numero di doppie-doppie (144) nei playoff. Per Duncan sembra essere tutto normale, ma per noi è sempre più una meraviglia vederlo giocare. In questa finale di Conference Tony Parker è uno dei fattori più determinanti, ma Duncan è colui che chiude sempre gli incontri nei momenti cruciali.