Stagione finita per Anthony Davis: il bilancio di un anno da rookie con troppe aspettative

Lo diciamo subito: non ha rivoluzionato il gioco, per ora. Ma da qui a definirlo un flop ci passa in mezzo un’autostrada. Il ginocchio sinistro ha salutato con qualche partita di anticipo, anche se gli Hornets informano che la prima scelta del Draft 2012 sarà pronta già per la Summer League. Il referto medico del suo primo anno tra i grandi a fine stagione parlerà di 18 partite saltate per i più svariati problemi: spalla sinistra, caviglia, ginocchio e, per non farsi mancare nulla, anche una commozione cerebrale. Finisce la stagione con 13.5 punti, 8.2 rimbalzi e 1.8 stoppate in 28.8 di media. Le sue statistiche nelle ultime 15 partite, comunque, riportano 15.8 punti, 9.2 rimbalzi e il 54% dal campo.

Un’annata che lo condurrà al secondo posto nelle votazioni per il Rookie of the Year, alle spalle di quel Damian Lillard scelto con la 6 dai Trail Blazers. Appunto fondamentale: Lillard a giugno avrà 23 anni, Davis ne ha da poco compiuti 20. Vi ricordate cosa successe quando l’allora 19enne Kevin Garnett entrò nell’NBA nel 1995? Parliamo di un futuro hall-of-famer, campione NBA e 15 volte All-Star. 10.4 punti, 6.3 rimbalzi e 1.6 stoppate nella sua prima stagione. E già qualcuno che pronosticava il suo fallimento. Adesso KG ha circa 25000 punti, 13800 rimbalzi, 5200 assist, 1700 rubate e 1900 stoppate in carriera in regular season. Per carità, si tratta di due giocatori diversi per caratteristiche e anche per esperienza, poiché Garnett passò in NBA direttamente dall’high school. Ma assimilabili per età di ingresso nella lega, per aspettative e, considerando il potenziale futuro di Davis, per impatto.

Nel suo anno da freshman a Kentucky, Davis ha tenuto 14.2 punti, 10.4 rimbalzi, 1.4 rubate e 4.7 stoppate a partita. National Player of the Year, Defensive Player of the Year, campione NCAA e miglior giocatore delle Final Four. Una prima scelta obbligata. Anche i suoi più ottimisti sostenitori, però, difficilmente potevano pensare che il ragazzo mantenesse un rendimento del genere già al suo primo anno in NBA. Qualche difetto c’è: è alto 2.08m e i progetti iniziali di farlo giocare da centro sono sfumati nel corso della stagione. Monty Williams ha preferito affiancargli Robin Lopez nel quintetto base. L’atletismo spaventoso e l’apertura alare di Davis, almeno per ora, non sono ancora sufficienti per spazzare via i centri rivali.

È chiaro che l’ex Kentucky dovrà lavorare tantissimo, anche per questo motivo, sul suo tiro dalla media distanza, che nel suo futuro potrebbe diventare un’arma fondamentale. Quest’anno solo il 35,6% delle sue conclusioni sono arrivate da oltre i 10ft (poco più di tre metri), per altro con percentuali misere di realizzazione (29,8%, 72/241). Per il resto, al netto di qualche chilo in più da mettere per non venire spostato troppo facilmente, Davis è un giocatore versatile dotato di un infinito QI cestistico e anche quest’anno lo ha dimostrato in più di un’occasione. Considerando che si tratta di un rookie di appena 20 anni, il tempo per migliorare c’è tutto. E, davvero, a Davis basterebbero un paio di correzioni per trasformarsi in un giocatore devastante. Solo il tempo ci potrà dire se il suo potenziale travolgente verrà completamente utilizzato. Ma secondo noi, esattamente come il Nino della storica canzone di De Gregori, «il ragazzo si farà, anche se ha le spalle [più o meno, ndr] strette».

La shot chart di Anthony Davis:

AD Shot Chart

 

Photos: bleacherreport.com (Anthony Davis), nba.com (Shot Chart).