Steve Kerr ai Warriors: le motivazioni del no a Jackson e quel sogno di allenare Curry

Steve Kerr è pronto a fare il suo debutto da allenatore nella NBA, dopo aver vinto cinque titoli da giocatore ed aver svolto un ottimo lavoro come general manager dei Suns. Nonostante fosse stato accostato ripetutamente ai Knicks dove avrebbe potuto lavorare sotto l’ala protettiva di Phil Jackson, alla fine il commentatore della TNT ha scelto i Warriors. 

Stando a quanto riportato da Yahoo Sport, Kerr ha firmato un contratto di cinque anni dal valore di circa 25 milioni di dollari, quasi 10 in più di quelli che ha guadagnato in tutta la sua carriera da giocatore. Tra l’altro il contratto non prevede nessuna opzione di uscita, segno che i Warriors credono tantissimo in lui. “E’ incredibilmente preparato – ha dichiarato Joe Lacob, co-proprietario della franchigia – Golden State ha davanti a sé un futuro luminoso con Steve a guidarla”. 

Kerr ha ricevuto una marea di offerte, ma sembrava destinato a firmare con i Knicks, sponsorizzato fortemente da Phil Jackson che lo aveva avuto a Chicago da giocatore. E allora perché è saltato tutto? Le motivazioni sono molteplici. La principale siamo portati a pensare che Kerr non abbia voluto iniziare la sua carriera da allenatore nell’ombra di una figura così ingombrante come quella del maestro zen, in un ambiente spesso impossibile come quello di New York ed in una squadra che al momento appare tutt’altro che competitiva. Invece i Warriors gli hanno offerto dei vantaggi non indifferenti, innanzitutto quello di allenare una squadra fin da subito competitiva e guidata da Steph Curry, giocatore per cui Kerr stravede, non a caso avrebbe fatto carte false per prenderlo nel Draft del 2009 con i Suns. 

Anche se ci sono un sacco di punti interrogativi che circondano Steve per via della sua totale inesperienza in panchina, il fatto che Jackson lo considerasse la prima scelta per la sua squadra e quello che conosce chiaramente cosa sia necessario per vincere un titolo lo rendono degno di un investimento importante. Dopo un’ottima carriera da role player ed alcuni anni molto positivi da general manager dei Suns, che con lui dal 2007 al 2010 hanno vissuto uno dei periodi migliori nella loro storia, raggiungendo anche la finale della Western Conference, Kerr ha dimostrato pubblicamente un’immensa conoscenza di gioco nel ruolo di analista televisivo. 

Adesso bisognerà vedere se la sua esperienza nella NBA e la sua comprensione del gioco si tradurranno in una carriera di successo come allenatore. I Warriors possono vantare uno dei migliori quintetti della lega, ma la pressione su Kerr sarà altissima, dato che eredita una squadra che ha licenziato un allenatore, Mark Jackson, che aveva fatto registrare una stagione da 51 vittorie ed aveva centrato i playoffs per il secondo anno consecutivo. 

Da allenatore senza esperienza quale è, per Kerr potrebbe essere fondamentale circondarsi di collaboratori esperti, in grado di ideare giochi su entrambi i lati del campo. Se riuscirà a comporre lo staff giusto ed a massimizzare il talento a sua disposizione, Steve potrà sicuramente vivere una prima stagione positiva.