Storie da playoffs: alla scoperta di Troy Daniels, il salvatore della stagione dei Rockets

La palla che si infila nella retina, il sorriso e le tre dita che sbattono contro la testa per tre volte mentre si torna in difesa: questa è l’esultanza, definita in gergo “le tre pallottole”, che Troy Daniels ha esibito per tutto l’anno ad ogni tripla mandata a bersaglio con i Rio Grande Valley Vipers. Probabilmente in pochi c’avranno fatto caso, anche perché tutti o quasi si son chiesti chi fosse questo ragazzo. Forse preso dall’emozione del momento per aver appena infilato da perfetto sconosciuto per il grande pubblico una tripla decisiva in un overtime di una partita cruciale dei playoffs, Daniels ieri sera si è dimenticato di esibirsi nella sua esultanza. Si è limitato ad alzare timidamente tre dita, dopodiché è stato travolto dagli abbracci e dall’affetto dei compagni.

Il rookie dei Rockets, che non è stato scelto al Draft lo scorso giugno dopo essere uscito da VCU ed è stato uno delle centinaia di giocatori della D-League fino al 3 marzo, era troppo preso dal fatto di aver appena salvato la stagione di una franchigia NBA e delle sue superstar per ricordarsi del rituale. Ma il coach dei Vipers, Nevada Smith, lo ha fatto per lui. Quando Troy ha infilato la tripla decisiva ad undici secondi dalla fine dell’overtime, dopo che Howard e Harden avevano fallito per tre volte e dopo che il Barba aveva perso palla in una penetrazione senza senso, Smith ha festeggiato come non mai. “Quando ha lasciato partire il tiro, stavo già facendo le tre pallottole – ha detto – Ha lavorato così duramente nell’ultimo anno, questo momento se lo è meritato. Ha sempre saputo di essere un giocatore da NBA, e ne sono convinto anche io: ha grande fiducia nei suoi mezzi, soprattutto quando la palla scotta”.

Se i Rockets sono riusciti ad accorciare la serie sul 2-1 ed a tenere in vita le speranze di qualificazione alla semifinale di Conference, dovranno mostrare quantomeno un minimo di riconoscenza a questo ragazzo ed al programma di coach Smith, basato su una filosofia estremamente offensiva, fatta di triple, layup e poco più. Daniels ha viaggiato con una media di 21.5 punti nelle 48 partite disputate in questa stagione con i Vipers in D-League, tirando con il 40.1% da oltre l’arco. Un dato eccellente, soprattutto se si considera che quasi l’80% delle conclusioni tentate da Troy sono state da tre punti. In altre parole, è uno specialista offensivo nel vero e proprio senso della parola.

“Si può dire quello che si vuole sulla lega di sviluppo, ma non avrei mai segnato quel tiro se la D-League non mi avesse preparato a questo momento. E’ un sogno che si avvera”. Oltre ad un talento pazzesco nel mandare a bersaglio tiri da oltre l’arco (stanotte 9 punti con 3/6 in 20 minuti), Daniels ha la fama di essere il classico bravo ragazzo: mai una parola fuori posto o un atteggiamento fuori luogo, lavora sodo ogni giorno per migliorarsi e lo fa sempre col sorriso stampato sul volto. Prima di stanotte, aveva giocato cinque partite di regular season con i Rockets: nelle prime quattro ha totalizzato 32 minuti, poi nella quinta contro i Pelicans è stato in campo 44 minuti ed ha realizzato 22 punti con 6/11 da oltre l’arco. Qualcuno lì sicuramente lo ha notato, ma si trattava sempre dell’ultima gara di regular season, che ovviamente non contava nulla.

Dopo aver collezionato due non entrato, in gara 3 coach McHale ha provato a giocarsi la carta Daniels, visto che Parsons stava faticando parecchio e serviva qualcuno che facesse canestro da oltre l’arco. E Troy ha degnamente ripagato la fiducia del coach, che ha capito di poter contare su un altro elemento in rotazione: “Inizio a dispiacermi seriamente per il fatto che non sia con noi da più tempo – ha dichiarato nel post-partita – Una cosa che ho notato subito è che è un ragazzo tosto, che non ha paura di prendersi i tiri e questo è proprio quello di cui abbiamo bisogno adesso”. Quindi segnatevi il nome di Troy Daniels, perché molto probabilmente lo rivedrete ancora in campo in questa serie di playoffs.