Summer League: le top picks degli ultimi due Draft tra conferme e riscatti

Con Joel Embiid messo fuori gioco dall’ennesimo infortunio, gran parte dell’attenzione di queste Summer League è stata focalizzata su Andrew Wiggins e Jabari Parker, rispettivamente prima e seconda scelta di un Draft ricco di talento come quello dello scorso giugno. Anche se nessuno dei due ha sfoderato prestazioni tali da essere in corsa per il premio di MVP di Las Vegas (fate come se sia già stato assegnato a Glen Rice Jr, ha giocato semplicemente ad un altro livello rispetto a tutti gli altri), entrambi hanno vissuto una competizione più che positiva. Nonostante l’essere continuamente al centro del mercato, per la possibilità concreta di essere utilizzato come pedina di scambio per arrivare a Kevin Love, la prima scelta dei Cavaliers non è apparso particolarmente distratto sul campo, anzi. Nelle sue prime quattro apparizioni tra le fila di Cleveland, Wiggins ha viaggiato con una media di 15.5 punti, 3.5 rimbalzi, 1.3 recuperi e 1.5 stoppate, ma le sue prove sono state anche migliori di quanto dicono i numeri. Certo, il suo tiro è tutto ancora da consolidare, soprattutto per quanto riguarda la continuità, ma ha mostrato una certa facilità nel costruirsi tiri dal palleggio e di segnare jumper da qualsiasi posizione del parquet. Fisicamente e difensivamente ha invece confermato quanto si pensava di lui alla vigilia del Draft: è già pronto per competere ad alto livello nella NBA. Insomma, da Las Vegas è giunta un’ulteriore conferma che Andrew è un talento clamoroso e la logica vorrebbe che non venisse ceduto, dato quello che può tranquillamente diventare nel giro di qualche anno.

Per quanto riguarda Parker, la sua Summer League si è conclusa con una media di 15.6 punti, 8.2 rimbalzi, 1.4 assist e 1.2 recuperi. I movimenti in post, i jumper in step-back, la capacità di puntare forte a canestro, quella di segnare da oltre l’arco: tutto questo è stato Jabari, che a Las Vegas ha anch’esso confermato quanto previsto, ovvero che è uno dei più pronti a tenere subito botta nella NBA. In particolare, nella sua ultima partita contro i Warriors è stato devastante, con una prova da 20 punti, 15 rimbalzi e tante giocate di pregevole fattura, da fenomeno vero. Parker ha tutti gli strumenti offensivi per essere un giocatore di primo livello al piano di sopra ed è probabile che sarà una delle opzioni primarie dei Bucks già a partire da questa stagione. 

Le top picks dell’ultimo Draft non sono però le uniche che hanno ben figurato. Prendiamo ad esempio Anthony Bennett: è reduce da una delle peggiori stagioni da rookie nella storia della NBA, dopo essere stato scelto con la prima chiamata dai Cavs nel 2013. L’unico impatto che è riuscito ad avere l’anno scorso, è stato assolutamente negativo. A Las Vegas il prodotto di UNLV si è presentato in gran forma, sia fisicamente che mentalmente, ed ha giocato come mai aveva fatto finora nella NBA: ha tenuto una media di 13.3 punti e 7.8 rimbalzi, con il 42.6% dal campo. Magari non diventerà mai un fenomeno come la prima scelta indicherebbe, ma può ancora essere un buon giocatore anche al piano di sopra. 

Di certo l’unico a deludere le aspettative della classe 2013 non è stato solo Bennett: che dire di gente come C.J. McCollum, Otto Porter e Ben McLemore? Per quanto riguarda la combo guard dei Blazers, è stata uno dei migliori marcatori della competizione con i suoi 20.2 punti di media a partita. Il suo tiro da oltre l’arco è stato un po’ incostante, ma il 6/9 contro gli Hawks è stato impressionante. Portland ha assolutamente bisogno della sua versione migliore per rinforzare la second unit e diventare ancora più competitiva. Nel frattempo, i Wizards sono a dir poco entusiasti dei progressi di Otto Porter, che dopo una stagione da rookie a dir poco travagliata anche a causa di un infortunio nella scorsa offseason, è tornato in salute ed ha subito fatto vedere cose importanti a Las Vegas: per lui 17.8 punti e 6.3 rimbalzi di media con il 52.7% dal campo. Infine, c’è McLemore, che la scorsa stagione l’unico sussulto lo ha regalato alla gara delle schiacciate: alla Summer League si è presentato super motivato ed ha ricordato a tutti perché era tanto apprezzato ai tempi di Kansas, mettendo a referto 14.6 punti, 4.0 rimbalzi e 1.4 assist a partita, con il 52.2% al tiro.